In quest’epoca contemporanea dove ogni pasto è “mozzicato” alla velocità della luce per saltare da un impegno all’altro, si avverte sempre più sensibilmente il desiderio di incontrare una cucina slow, lenta, da assaporare.

Una di quelle cucine che ti riporta a quei tempi lontani dove, dopo una giornata passata a compiere le marachelle, la mamma e la nonna con il loro immancabile grembiule ti chiamavano a tavola dove venivi investito dagli odori tipici della tua terra.

Questo tipo di cucina si può ritrovare in un luogo di Palermo, tra i dedali di vicoli storici che già da soli raccontano storie di nonni e nipoti: è l’Osteria Ballarò di Doriana Ribaudo, in via Calascibetta 25. Una di quelle realtà che ricordano come il cibo sia strettamente connesso alla Sicilia.

Composta da un team di ristoratori da due generazioni, la squadra dell’Osteria Ballarò è composta da tanti talenti, tra cui quello dello chef Calogero Branca. Lui e l’intero staff  usano quasi esclusivamente prodotti siciliani, molti dei quali Presidi Slow Food tanto da essere ormai da quattro anni anni sulla Guida Osterie d’Italia di Slow food.

Ma non solo: si sono distinti all’interno di Biodì, Fiera della Biodiversità Alimentare che si è svolta a Palermo. Proprio per importante manifestazione hanno creato un piatto che è un insieme di mare e terra.

Si tratta dello spaghetto di pasta fresca fritto prodotto con farina di grano duro siciliano e farina di nocciole di Polizzi Generosa (dell’azienta Agricola di Roberta Billitteri) con tartarre di gambero locale affumicato alle nocciole di Polizzi, melanzane arrosto e provola delle Madonie dell’azienda agricola di Sandra Invidiata.

Un piatto talmente d’impatto da poterci ritrovare dentro due anime: una raffinata, elegante e innovativa e una che richiama i pranzi della domenica dopo le giornate passate in compagnia della famiglia.

Un connubio di sapori che insieme riescono raccontare il territorio: nell’assaporare il piatto, sul palato s’incontrano la Nocciola di Polizzi Generosa e la Provola delle Madonie.

Ed è subito un viaggio indietro nel tempo, ma anche nel futuro: un incontrarsi di quelli che sono i nostri sapori con ciò che possiamo essere, con ciò che dovremmo essere. Un’anima antica, fatta di tradizione, e un’anima moderna, che vuole emergere, che vuole urlare che gli effetti speciali spesso sono nelle cose più semplici.

«L’organizzazione della Fiera della Biodiversità ci chiedeva – racconta Doriana Ribaudo – di raccontare uno dei parchi naturali e io ho ritenuto molto bello raccontare le Madonie, dove sono cresciuta e ho studiato e con cui conservo un’importante legame affettivo».

«L’enogastronomia – continua – dovrebbe essere un mezzo per attrarre anche turismo. Il nostro Parco è ricco di biodiversità ma anche di bellezze storiche e artistiche che meritano di essere visitate. Non a caso negli ultimi anni alcuni dei suoi borghi sono stati più volte premiati come borghi più belli d’Italia».

«In questi giorni – conclude – proponendo questo piatto ai tanti turisti che arrivano a Palermo, per me è stato motivo d’orgoglio raccontare non solo un piatto, non solo un territorio ma una comunità che spesso non fa parte degli itinerari turistici di chi atterra nel capoluogo. Ma se la visiti non puoi che lasciarci il cuore».