L’Unione dei Comuni Madonie è stata costituita secondo una procedura inficiata sotto il profilo della legittimità. Particolare sostanzialmente sfuggito al funzionario ispettivo regionale inviato a Petralia Soprana, sede dell’Unione dei Comuni delle Petralia e dell’Imera Salso.
L’urlo liberatorio del presidente dell’Unione, al quale si faceva cenno nell’articolo del 13 aprile scorso, pare che sia rimasto una eco che tuona tra le pareti imbiancate di un soggetto che non ha più motivo di esistere, ormai.

L’ispettore avrebbe ottemperato al mandato ricevuto dal Dipartimento regionale per le Autonomie Locali, a seguito di svariati esposti inviati a diversi livelli istituzionali.

Il ragionamento del funzionario, contenuto nella relazione “chiarificatrice” è tutt’altro che convincente (clicca QUI per leggerla);  non commentiamo le valutazioni politiche che ha fatto in quanto non gli sono state richieste da chi gli ha formalizzato l’incarico,  almeno non ufficialmente (l’economia derivante dallo scioglimento di tre Unioni a favore della costituzione di una nuova entità).

La domanda che si è posta Angelo Sajeva è se la nuova Unione dei Comuni, quella di cui all’atto costitutivo rogato in forma pubblica amministrativa – rep. n. 983 del 18 marzo 2017  dal Segretario Generale della Segreteria convenzionata dei Comuni – di Petralia Soprana, Petralia Sottana e Blufi, denominata “Madonie” –  sia una nuova “entità”, oppure quest’ultima sia succeduta al precedente soggetto, diversamente denominato e costituito, ossia l’Unione delle Petralie e dell’Imera Salso.

La risposta è contenuta del divieto di cui all’articolo 41 della legge regionale n. 15 del 04/08/2015, rubricato “razionalizzazione delle forme di esercizio associato di funzioni tra comuni”.
La norma prevede in modo espresso che dalla sua entrata in vigore (7 agosto 2015, n. 32, data del Supplemento Ordinario della G.U.R.S. dove è pubblicata) l’interdizione per i Comuni della possibilità di “istituire nuove entità, comunque denominate, ivi compresi gli organismi di cui agli articoli 31 e 32 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, per l’esercizio associato di funzioni, fatte salve quelle previste per legge nonché le convenzioni per l’espletamento di servizi”.

Tuttavia, Sajeva, nella sua relazione, conferma che il nuovo Statuto non è stato sottoposto alla preventiva approvazione dei Consigli Comunali (Petralie, Blufi e Bompietro) che sono diventati soggetti costitutivi del nuovo organismo.

L’ispettore conferma che il procedimento costitutivo è viziato ma lo “assolve”, nella sostanza, in quanto, secondo quanto riporta, non essendo stato rilevato da alcuno il vizio stesso (cioè la violazione del divieto posto dalla legge) mediante un ricorso amministrativo o giurisdizionale.
Il rappresentante delle “Autonomie Locali” chiede aiuto, a sostegno della sua relazione, al concetto di annullabilità del procedimento amministrativo. Pur sapendo che le procedure sono travolte da cause di nullità, aspetto non sanabile, nemmeno in autotutela.

Comunque, l’ispettore Sajeva non è un giudice che indossa l’ermellino, gli è concesso il linguaggio politichese, specie quando sono in ballo circa 39  milioni di euro messi a disposizione al territorio madonita dalla Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) attraverso lo strumento dell’Unione.

Il funzionario regionale, che risulta essere tra i più competenti della squadra ispettiva del Dipartimento, sa benissimo che nell’ordinamento degli Enti Locali vigente in Sicilia la materia è regolata «dall’articolo 32 della legge 142/1990, come recepito dall’articolo 1 della legge regionale n. 48/1991. – afferma l’esperto di Diritto amministrativo – Il comma 1° dell’articolo 32 della legge 142/1990, come recepito in Sicilia, che definisce il Consiglio Comunale come “…organo di indirizzo e di controllo politico – amministrativo”, mentre il comma 2°, nell’affermare che il Consiglio Comunale ha competenza “..limitatamente ai seguenti gli atti fondamentali”, elenca tutte le materie nelle quali è competente il consiglio comunale; tra queste la lettera d) prevede “le convenzioni tra i comuni e quelle tra comuni e provincia, la costituzione e la modificazione di forme associative».

Rientra pertanto nella competenza del Consiglio comunale, – a nostro modestissimo avviso – organo rappresentativo dell’intera comunità locale e non soltanto di una parte di essa come sono Sindaco e Giunta, la decisione in ordine alla gestione in forma associata di funzioni e servizi, e per essere ancora più chiari rientra nella sua competenza la decisione in ordine alla costituzione o meno di una convenzione con altri enti locali territoriali per la costituzione di convenzioni o altra forma di gestione associata di servizi e funzioni quale l’Unione di comuni.

«È stata violata una attribuzione esclusiva – continua l’esperto – che per legge non è esercitabile da altri organi quali Giunta o sindaco neppure laddove successivamente intervenga una successiva ratifica consiliare, l’atto di costituzione è travolto a causa della nullità (e non annullabilità, come ha affermato Sajeva, ndr) delle deliberazioni del consiglio dell’Unione n. 7 del 27/5/2016, n. 10 del 28/7/2016 e n. 16 del 18/8/2016».

Il regista di questo fantasioso percorso ha indotto tutti all’errore, in nome di un miraggio legato a finanziamenti comunitari. Tuttavia, amministratori e consiglieri comunali sono corresponsabili in quanto non hanno mai tenuto conto della gravità della questione più volte sollevata da questa testata giornalistica e da una copiosa corrispondenza che metteva in risalto tutte le illegittimità in capo alla costituzione della nuova Unione “Madonie”.

È evidente che è stato aggirato il divieto normativo di cui all’articolo 41 della legge regionale 15/2015; anche questo non è stato rilevato (!) dall’ispettore della Regione Siciliana.
Cose di poco conto. Oppure no?