Licenziare gli assessori che «non sono stati all’altezza dei processi per il rilancio economico, culturale e sociale della nostra terra»: la richiesta, rivolta al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, porta la firma di Vincenzo Figuccia, deputato all’ARS iscritto al gruppo parlamentare dell’UDC.

Figuccia è, in ordine cronologico, l’ultimo esponente politico intervenuto sul tema delle Zone Franche Montane e  sulla fiscalità di sviluppo,  temi centrali per lo crescita reale della Sicilia e soprattutto delle aree di montagna interessate dal fenomeno inarrestabile della desertificazione umana ed economica.

Istanze delle quali la politica regionale, trasversalmente, sta prendendo coscienza, come testimoniano  gli hashtag #zonefranchemontane e #fiscalitàdisviluppo, che iniziano a diventare virali.

«Fiscalità di vantaggio, defiscalizzazione della benzina, Zone Franche Montane, giovani, insularità e continuità territoriale  – scrive Figuccia in una nota – sono solo alcuni degli ingredienti per fare uscire la Sicilia da una condizione alla quale è stata condannata da tanti anni di  incuria, incapacità e sprechi».

In rappresentanza del governo, sempre sugli stessi temi, è intervenuto il vice presidente, con delega al Bilancio, Gaetano Armao. Uomo di punta della compagine di Musumeci, che indica la ricetta per sottrarre la Sicilia alle “sabbie mobili” più volte evocate dallo stesso  Figuccia.

L’assessore punta tutto sul ddl stabilità: «proporremo le Super Zone Economiche Speciali  siciliane  – scrive su Facebook – con ulteriori opportunità fiscali, mentre con il ddl sperato (riscrittura del ddl 3/2017, ndr) andranno le Zone Franche Montane, per contrastare spopolamento e desertificazione imprenditoriale”.

Insomma, parrebbe chiaro a tutti che la fiscalità di sviluppo, declinata attraverso le ZFM o le ZES, abbiano  un unico obiettivo: «l’attrazione di iniziative imprenditoriali – affermano dal Comitato per regionale l’istituzione delle ZFM in Sicilia – che fungano da volano sociale ed economico».

«Il marketing territoriale  – continuano i rappresentanti del Comitato – è rivolto  ovviamente anche ai soggetti non siciliani che intendano trasferire la sede legale ed operativa della propria attività imprenditoriale».

Avanti tutta, quindi, a promuovere iniziative finalizzate a sensibilizzare la deputazione e il governo regionali ad approvare una Legge obiettivo istitutiva delle ZFM in Sicilia.

«Procedura da incorniciare all’interno di provvedimenti statutariamente previsti», precisano dal presidio permanente di piazza Europa a Castellana Sicula (Pa), attivo da domenica 8 settembre.

L’operatività di questa Legge, al contrario delle ZES , una misura statale che si configura nel credito di imposta destinato alle aziende che esercitano in aree industriali e/o artigianali,  “è condizionata e subordinata – si legge all’articolo 6 della riscrittura integrale del ddl 3/2017 –  alla definizione dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione Siciliana che individuerà le risorse  da destinare a questa misura di politica economica”.

Per la prima volta, la deputazione regionale sarà chiamata a fare delle scelte chiare e nette, a partire della necessità di indicare, senza eccezione alcuna, la destinazione degli interventi del “Piano Marshall” che riguarda i Comuni posti al disopra dei 500 mt slm e con una popolazione al di sotto dei 15 mila abitanti.

Intere aree che, se non verranno immediatamente attenzionate dalla politica, a tutti i livelli istituzionali, si spopoleranno per selezione naturale. Biologica e di esodo.

Un “tragedia sociale  che ci impedisce di guardare al futuro con speranza”, scrivono il Comitato e i sindaci in un accorato appello inoltrato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.