“È rassicurante per gli italiani potere fare affidamento, finanziariamente, sui siciliani che da tempo, è documentato, finanziano lo Stato italiano”.

Lo ha messo – finalmente – nero su bianco un deputato pentastellato della Regione Siciliana, Sergio Tancredi, eletto nel collegio di Trapani, che, nei giorni scorsi, non riuscendo a trattenere l’indignazione e la forte preoccupazione per le sorti della Sicilia, ha scritto al presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè e della Regione, Nello Musumeci.

Lo stesso si è rivolto, inutilmente, al collega Riccardo Savona, presidente della II Commissione legislativa “Bilancio e Finanze”, della quale è decano e componente a partire dalla XIII legislatura, fino a ricoprirne la carica più alta nell’attuale XVII.

Il solitario pentastellato – la lettera porta solo la sua firma – scrive di “sistematica ignoranza delle disposizioni statutarie da parte del legislatore regionale” e denuncia che “i siciliani, da tempo, trasferiscono la ricchezza prodotta nell’isola alle altre regioni d’Italia”.

Nella lettera, Tancredi riporta quanto scritto dall’ex assessore regionale al Bilancio, Alessandro Baccei (Pd) – pagg. 97/98 del Derf 2017/2019 -, ovvero che  la Regione Siciliana è creditrice dello Stato di 30 miliardi 538 milioni di euro.
Si trattava (e si tratta!) dell’Irpef di competenza della Sicilia, non trasferita dallo Stato nel periodo 2003/2014 (ne abbiamo scritto a proposito del sostegno dell’istituzione delle Zone Franche Montane).

Ph: Giancarlo Gallo

Tancredi, ecco perché secondo alcuni dovrebbe stare zitto, ha violato un tabù: ha stigmatizzato il comportamento della Commissione paritetica – abbiamo motivo di ritenere che sia la prima volta che accade nella storia del parlamento siciliano – che, “consapevole delle difficoltà finanziarie italiane, non ha mai mancato di offrire supporto finanziario indiretto o molto consistente della Sicilia”.

La Commissione sarebbe stata rea  di non avere sottoposto all’attenzione dello Stato la delibera di Giunta regionale n° 197/2018.
Il governo regionale, il 15 maggio 2018, apprezzò all’unanimità lo “schema di nuove norme di attuazione dello Statuto in materia finanziaria”, tuttavia, per la Commissione si sarebbe trattato di una determinazione condominiale, non rilevante ai fini delle legittime rivendicazioni da mettere sul tavolo della “trattativa”.

L’onorevole Tancredi ha un torto. Avrebbe dovuto indicare ai destinatari della missiva e al pubblico dominio, i nomi dei componenti della Commissione, ovvero delle persone che avrebbero avuto il potere, in appena 170 minuti, di cambiare il corso della storia dei siciliani (clicca QUI per approfondire).

“Spero che questo mio appello – sono le conclusioni di Sergio Tancredi – non cada nel vuoto e che sia la scintilla per avviare una discussione troppo a lungo sopita”.
Il pentastellato allude al riscatto dei siciliani e alla loro legittimazione.

La risposta unanime della politica regionale, nazionale e dei media è stata: “Onorevole stia zitto!”

 

Clicca QUI per leggere la lettera di Sergio Tancredi