«Se prima pensavo che l’onorevole Gianfranco Miccichè fosse affetto da una grave ossessione patologica nei confronti della Lega, adesso ho la conferma che si tratta di una vera e propria sindrome e credo che per la cura debba affidarsi a bravi medici, se curabile»: con queste parole Elio Ficarra, responsabile degli Enti locali della provincia e vice capogruppo della Lega al Comune di Palermo, replica al presidente dell’ARS che su facebook ha definito “schizofrenico” il senatore Stefano Candiani, commissario del partito di Matteo Salvini in Sicilia.

Già da qualche giorno, a seguito della vicenda della distribuzione delle quote tonno, i toni di Miccichè, attuale commissario regionale di Forza Italia, sono diventati sempre più polemici nei riguardi di Candiani e della Lega in generale, colpevole, a suo dire, di  “promesse mancate” nei confronti dei siciliani.

«Proprio lui – sottolinea Ficarra – che nel lontano 2011 fu l’artefice del famoso cappotto, il 61 a 0, che portò in Parlamento una squadriglia di deputati siciliani, secondo il modello bulgaro: non ricordo che a quel tempo l’economia regionale ne abbia tratto benefici e che sia diventata trainante per il Paese».

A provocare la reazione di Ficarra, sono soprattutto i toni usati da Miccichè, invitato dall’esponente leghista a «non fare la morale, perché se la sua intenzione è quella di predicare bene, sicuramente razzola molto ma molto male, e dire delle assolute falsità lo raffigura soltanto come una tigre di carta».

«Il presidente dell’ARS adopera un lessico che ne denota ancora una volta, in maniera sterile, la mancanza di stile – osserva – ma soprattutto ricorre all’offesa come arma politica: prima Salvini, ora anche Candiani, verso i quali manifesto tutta la mia solidarietà».

Ma non è tutto. In un comunicato stampa diffuso nella giornata di ieri, Ficarra entra nel merito dell’attuale politica palermitana in vista dell’ elezione del prossimo primo cittadino.

Un appuntamento non imminente ma che, secondo il consigliere comunale, sarebbe già oggetto di un accordo “che definire abominevole è soltanto un eufemismo”  tra Miccichè e il sindaco Leoluca Orlando, al lavoro per costruire una candidatura comune.

Un’ipotesi che, secondo l’esponente del partito di Matteo Salvini, si fonda sulla sostanziale somiglianza tra i soggetti politici «divenuti ormai due facce della stessa medaglia, incapaci di dare una prospettiva politica a Palermo e alla Sicilia».

«Due personaggi – afferma – che tentano disperatamente di fermare il tempo e perpetuare se stessi, senza dimenticare che il commissario di Forza Italia non ha fatto mistero del suo idem sentire con il Partito Democratico attraverso dichiarazioni pubbliche».

Nelle riflessioni sulla corsa allo scranno più alto di Palazzo delle Aquile e sui possibili accordi in atto tra FI e PD, Elio Ficarra tira in ballo un altro nome, quello di Giuseppe Milazzo, appena eletto all’europarlamento: il candidato sul quale proprio Gianfranco Miccichè aveva puntato tutto e che ha vinto di misura su Saverio Romano.

Sarebbero state proprio le recenti consultazioni per il rinnovo del parlamento europeo, secondo le intuizioni del consigliere comunale, a “svelare” il panorama occulto della complicità politica, dapprima sotterranea, tra Miccichè e Orlando, successivamente palesatasi attraverso «un compromesso al ribasso, all’insegna di un patto di ferro fondato, all’occorrenza, su scambi di favori e truppe cammellate».

«Qualcuno, forse – ironizza Ficarra – dovrebbe raccontare a Miccichè che proprio il suo delfino ha espresso un pensiero diverso dal suo in un’intervista rilasciata a un giornale online».

Il riferimento è relativo alle dichiarazioni rilasciate da Giuseppe Milazzo in merito alle possibilità di “convivenza”  tra Salvini e Miccichè, tutt’altro che remote secondo l’eurodeputato che, però, include nel disegno anche Nello Musumeci, «se si favoriscono le condizioni politiche».

L’importante, secondo Milazzo, è lavorare per un soggetto regionale che possa interloquire con la Lega. Non esattamente in linea con il pensiero del commissario degli azzurri che, soprattutto negli ultimi giorni, non ha risparmiato critiche neppure all’elettorato siciliano di Salvini.

Secondo Ficarra, anche Milazzo si renderebbe conto dell’impossibilità di ricostruire il centrodestra in Sicilia prescindendo dal ruolo ormai centrale della Lega, ma l’ultima parola, ovviamente, spetta ai palermitani e ai siciliani «ai quali – osserva – tocca stabilire se vogliono davvero essere partecipi di inciucio o di una politica che cambi davvero le cose».