Quando è ritornato al Comune di Termini Imerese, nella doppia veste di commissario straordinario dell’Ente e cittadino onorario, Girolamo Di Fazio non immaginava di trovare una situazione così drammatica. Un disastro, che covava da anni sotto una coltre di neve al sole.
Il primo obiettivo del commissario nominato del presidente della Regione, Nello Musumeci, (a cui va il merito della scelta) era quello di «rendere più trasparente e imparziale l’attività amministrativa – afferma Di Fazio – e migliorare l’organizzazione interna e l’attività gestionale».
Era tutto “paralizzato” a causa del ritardo dell’approvazione degli strumenti finanziari. Tutto cristallizzato al 2015. Incredibile ma vero.

Nessuno si sarebbe accorto che i bilanci erano fermi al 31 dicembre 2015 e che la macchina burocratica non avrebbe prodotto adeguatamente. Il commissario ha quindi disposto la riorganizzazione dei settori, dei servizi e degli uffici; cosa più importante, ha ripensato le modalità di valutazione dei dipendenti.
Tutto passa dal controllo del segretario generale del Comune a un organo monocratico, rappresentato da un professionista di indiscussa competenza, ma soprattutto “terzo” alla burocrazia comunale.

Arturo Bianco, esperto di gestione delle risorse umane nella pubblica amministrazione – selezionato tra 18 candidati – è stato chiamato a valutare il personale del Comune in maniera imparziale e «del tutto slegata a condizionamenti interni», ha affermato senza mezzi termini il commissario Di Fazio.

Toccherà all’esperto, attraverso il continuo monitoraggio delle prestazioni dei dipendenti, garantire che all’utenza vengano resi servizi di qualità.

Tutto questo si sta concretizzando per via del riallineamento dei conti comunali. Di Fazio ha affidato le sorti dell’Ente, sull’orlo del fallimento, al Centro Studi Enti Locali, che ha sede a San Miniato, in provincia di Pisa.
Il “Centro” si avvale della collaborazione del professore Riccardo Compagnino, uno dei massimi esperti di finanza pubblica in Sicilia; Compagnino insieme ad un equipe di professionisti, collaborati da un ex assessore comunale, con delega al bilancio (che improvvisamente ha compreso come si redigerono i bilanci ancora riposti nei cassetti), stanno facendo di tutto per “mettere a posto le carte”.

Lo scorso 29 ottobre il Consiglio comunale ha approvato il bilancio di previsione 2018/2020,  dopo pochi giorni dalla definizione del consolidato 2016 e  dei bilanci (consuntivo e consolidato) 2017.
Tutto questo è stato propedeutico all’approvazione da parte del commissario del piano triennale – 2019/2021 – del fabbisogno del personale, documento di fondamentale importanza per avviare la stabilizzazione dei 76 dipendenti precari del Comune.
Una corsa contro il tempo che ha una data perentoria: il 31 dicembre 2019.
Messo al riparo il destino dei contrattisti, la giunta comunale – rappresentata dal commissario Di Fazio – dovrà pensare alla definizione della pianta organica: 30 assunzioni, per coprire i vuoti determinati dai pensionamenti (conseguenti alla “quota 100”) e di figure professionali apicali della burocrazia, attraverso mobilità volontaria, scorrimento graduatorie vigenti, concorsi pubblici, incarichi “ex art. 110”.
Sarebbero previste, inoltre, tre promozioni di funzionari, che saranno chiamati a ricoprire incarichi dirigenziali.

L’ultima tappa obbligatoria dell’anno  sarà  l’approvazione del bilancio di previsione triennale 2019/2021, il civico consesso dovrebbe essere chiamato nelle prossime settimane a dare l’ultimo contributo del mandato elettorale.

L’approvazione dei bilanci farà incamerare alle casse comunali importanti risorse non ancora trasferite dallo Stato a causa degli ingiustificabili ritardi.

L’efficienza della struttura commissariale dovrebbe portare i termitani a riflettere su ciò che è accaduto in passato e sulla differenza che c’è tra il fare politica e l’amministrare una comunità e una macchina amministrativa complessa, com’è quella della mancata (pure quella) Città delle Terme.

Fino all’arrivo di Di Fazio la politica ha privilegiato l’azione clientelare, mentre tutto il resto bruciava, al punto di mettere a rischio la stabilizzazione dei contrattisti. Nessuno ha mai programmato o magari non ha avuto il tempo di farlo. Ma non è più il tempo di piangere sul latte versato.

Di certo è il tempo di riflettere e di favorire un altro anno – almeno – di gestione commissariale del Comune, sia dell’esecutivo che del Consiglio comunale. Giusto il tempo di terminare l’opera di risanamento e riprogrammazione dell’intera macchina amministrativa e di recupero del tempo perduto.

Il Comune di Termini Imerese va amministrato e non si può permettere di ricadere di nuovo nel baratro. Magari si dovrà convivere con qualche ciuffo d’erba in più o con qualche disservizio ma in compenso si traccerà un percorso virtuoso che ridarà fiducia ai termitani, oramai rassegnati.

Fatto questo, il testimone dovrebbe passare a chi ha avuto il senso di responsabilità di aspettare, non di certo a chi ha contribuito a ridurre la comunità ai minimi “Termini”.