«In Italia nulla è stabile fuorchè il provvisorio»: lo asseriva, nel “Codice della vita italiana” , lo scrittore, giornalista e docente universitario Giuseppe Prezzolini.
Un’affermazione che potrebbe essere il sottotitolo perfetto del romanzo di Mari Albanese e Maria Grazia Maggio, “Diario inquieto di un’insegnante precaria” che sarà presentato in anteprima a Palermo presso la Sala Lanza dell’Orto Botanico il prossimo 29 novembre alle 17:00, alla presenza delle due autrici che dialogheranno con il giornalista RAI Mario Azzolini e con la blogger Giusi Patti Holmes; le letture saranno affidate a Viviana Lombardo e Domenico Bravo e  la parte musicale sarà a cura di Gloria Liarda.

Nella stessa data l’opera, pubblicata da Navarra Editore, uscirà in tutte le librerie e c’è da scommettere che saranno in tanti i lettori e soprattutto le lettrici che riconosceranno una parte significativa delle proprie vite nel racconto, un vero e proprio spaccato della precarietà del mondo occupazionale in Italia : la protagonista assoluta è, appunto, la provvisorietà che attraversa le giornate di Tecla, alter ego di Mari Albanese, perfetta sintesi delle quarantenni – o giù di lì – dei primi decenni del duemila.

Trentotto anni, irrequieta, insegnante precaria, siciliana di nascita e di formazione, Tecla è costretta a lasciare l’amata isola per lavoro, trasferendosi a Firenze: è proprio nella nuova sede di residenza che la donna inizia a tenere un diario che raccoglie emozioni, delusioni, aspettative, momenti di sconforto e riflessioni su una condizione personale che diventa una sorta di manifesto generazionale.

Le due autrici Mari Albanese e Maria Grazia Maggio

Il diario è affidato alla narrazione di Maria Grazia Maggio: un testo che fa da contraltare ai pensieri dell’insegnante e che descrive le vicende che riguardano lei e i suoi amici, incastonati in un’Italia ostile, incapace di offrire prospettive professionali se non quelle, estremamente asfittiche, legate alla precarietà e all’eventuale ipotesi, a dire il vero piuttosto remota, di una stabilità in grado di coinvolgere anche la sfera affettiva e sentimentale, forse la più penalizzata da un contesto di difficoltà e disillusione.

Il romanzo analizza senza sconti le profonde contraddizioni proprie del mondo della scuola: da un lato, ci sono le rinunce, i sacrifici, le limitazioni oggettive e, dall’altro, la ricchezza di un’opportunità professionale che, di certo, non può tradursi solo nell’agognato raggiungimento del posto fisso, con tutto il suo carico di contatti, esperienze edificanti, crescita umana e civile, trasmissione di valori.

Sullo sfondo, una quotidianità di disarmante semplicità in cui campeggiano, come acquerelli, scene di vita quali la spesa al supermercato e le lavanderie a gettoni; piccoli particolari che si incastrano con le incomprensioni dei familiari, le relazioni fugaci, i problemi sul lavoro e le frustrazioni di una generazione intera, quella dei trenta – quarantenni, che paga un prezzo altissimo ogni giorno.

Proprio quella  generazione alla quale la politica chiede sempre più spesso e irragionevolmente, di mettere su famiglia,  di risollevare le sorti del mattone comprando casa e di contribuire al risveglio dei consumi.

Il testo è attraversato dall’idea della scrittura quale mezzo salvifico per affrontare i disagi e le asperità dell’esistenza, secondo la convinzione, condivisibile, della parola scritta che allevia i pensieri più tristi e pesanti.

Le due autrici sono entrambi insegnanti.

Se per Maria Grazia Maggio – che da dieci anni si occupa del servizio “Sportello di ascolto” con la qualifica di psicologo scolastico presso il Convitto nazionale “Giovanni Falcone” a Palermo – si tratta della prima esperienza letteraria, per la collega Mari Albanese “Diario inquieto di un’insegnante precaria” è solo l’ultimo capitolo di una serie di saggi e racconti, che segna la ripresa della collaborazione con Navarra Editore, dopo  “Felicia. Tributo alla madre di Peppino Impastato”( 2007).

Ha inoltre pubblicato per Qanat Edizioni, “Il cielo sopra Palermo è sempre più grigio” (2014) e “Ci vediamo al palo 12” (2016) e “Conoscere è talento” in “Conoscere. Percorsi di libertà” (2017, Polissa Edizioni).

L’autrice, originaria di Alimena, è  particolarmente apprezzata per la divulgazione della cultura e della legalità in ambito scolastico e per la sua militanza decennale nei movimenti antimafia: nel 2017 e nel 2018 è stata insignita rispettivamente del “Premio Donna Siciliana” e “Premio Mimosa d’oro”.