È in arrivo, negli scaffali di ogni libreria, la nuova opera di Enrico Somma. Lo scrittore, che fu il primo a intervistare mamma Felicia (madre di Peppino Impastato) all’indomani della morte del figlio, racconta ciò che nessuno osa, come si può leggere in copertina.

Il giornalista ‘senza giacca e cravatta’ così come a lui piace definirsi, già autore di “I tabù delle mafie” e “Potrebbe il CSM … ?” racconta nei suoi pamphlet fatti storici che spesso si incrociano e dei quali offrire una demarcazione netta risulta complicato.

É il caso ad esempio del fascismo e dell’antifascismo o della mafia e dell’antimafia.  Dove finisce l’una e comincia l’altra?

L’ironia velata, ma non tanto, dei testi di Somma prende spunto peraltro da vicende accadute intorno all’autore. Egli stesso, infatti, è stato il protagonista di un processo per calunnie durato anni, dal quale è uscito con il proscioglimento da ogni accusa.

Un pamphlet che spazia tra questioni quali le ecomafie e la corruzione dei magistrati ma che sembra avere un unico grande fil rouge: la libertà di parola e di stampa.

Tra i vari temi affrontati, dal compagno di liceo di Peppino Impastato, troviamo, infatti, anche gli omicidi di giornalisti uccisi mentre svolgevano il proprio lavoro.

Dall’introduzione: “A livello internazionale vediamo perpetrarsi stragi di giornalisti in troppe parti del mondo. E non solo perché uccisi, ma anche perché imbavagliati da querele di poteri criminali”.

Un testo di grande attualità, che partendo da Partinico offre uno spaccato quanto mai reale dell’Italia del XXI secolo dove tutto muta affinché ogni cosa resti com’è.