Una gran folla ha invaso questa mattina Roma per partecipare alla manifestazione unitaria organizzata per oggi dai sindacati Cgil, Cisl e Uil contro le politiche di governo. La manifestazione era stata inizialmente prevista a Piazza del Popolo ma è stata poi spostata a Piazza San Giovanni in Laterano «per la necessità di trovare una piazza più capiente», come hanno spiegato le tre confederazioni in prevedendo una grande adesione.

Questi i numeri: 1.300 pullman, 12 treni, 2 navi dalla Sardegna, più di 1.000 voli, oltre a tutta la partecipazione auto-organizzata. Presente anche una nutrita schiera di extracomunitari. Una città ben organizzata anche dal punto di vista del servizio di ordine pubblico, che ha gestito l’intero corteo partito Piazza del Popolo intorno alle 9 e proseguito per via delle Terme di Diocleziano via Giovanni Amendola, via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Liberiana, piazza di Santa Maria Maggiore, via Merulana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto, per terminare in Piazza San Giovanni in Laterano.

«Fin da settembre-ottobre, appena abbiamo visto le prime proposte del governo, dichiarammo che questa manovra era miope e recessiva perché non affrontava i nodi di fondo e non interveniva sulle cause che hanno determinato la crisi». Queste le parole di Maurizio Landini, alla sua prima manifestazione da segretario generale Cgil, che ha aggiunto: «la manifestazione di oggi chiarirà bene al governo che se vuol cambiare questo Paese deve farlo assieme a chi lavora e deve accettare di confrontarsi». «Credo che sia una bella giornata – ha proseguito Landini –, la gente che è venuta vuole cambiare, vuole partecipare e non è contenta di quello che sta succedendo». Insieme a Landini anche Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo,  segretari confederali di Cisl e Uil.

Per Anna Maria Furlan (Cisl) «il governo esca dalla realtà virtuale e si cali nel mondo reale, del lavoro». «L’unica cosa che cresce – ha spiegato – è lo spread. È evidente che così le cose stanno andando male. Il governo si fermi e cambi la sua linea economica sblocchi le infrastrutture quelle medie e grandi opere per cui ha bloccato senza alcun motivo miliardi e miliardi e oltre 400 mila posti di lavoro e gli investimenti su Impresa 4.0, sulla ricerca, innovazione e scuola».

È il lavoro, infatti, al centro della piattaforma dei sindacati, scesi in campo con lo slogan “Futuro al lavoro”. Ma per una reale ripresa del lavoro, secondo le tre confederazioni, è necessario un rilancio degli investimenti che, però la manovra economica approvata dal governo riduce poiché «taglia gli investimenti produttivi fondamentali per la crescita e lo sviluppo». Inoltre, «non diminuisce la pressione fiscale sul reddito da lavoro dipendente e da pensione – per  Cgil, Cisl e Uil -, rinunciando così ad agire sulla domanda interna. Non favorisce la creazione di lavoro stabile, né la coesione del Paese, non rafforzando le infrastrutture sociali e riducendo le risorse per il Mezzogiorno».

Cgil, Cisl e Uil sostengono la necessità di superare «le politiche di austerity che in Italia, come in Europa, stanno determinando profonde disuguaglianze, aumento della povertà, crescita della disoccupazione in particolare giovanile e femminile».

«Il Governo scarica sul futuro del Paese il peso di 53 miliardi di oneri in più per il 2020 e 2021: o si trovano le risorse (con nuovi tagli) o aumenterà l’IVA (e altre tasse) – protestano i sindacati -. In ogni caso pagheranno sempre lavoratori e pensionati. Ci sarà poco o nessuno spazio per creare lavoro, per nuovi investimenti e per diminuire la pressione fiscale nelle prossime Leggi di Bilancio».

In merito a Quota 100, i sindacati ritengono sia lontano dal cambiare realmente la Legge Fornero poiché non coinvolge tutti ma solo una platea ridotta, penalizza le donne (poiché difficilmente raggiungono 38 anni di contributi) e lascia fuori i giovani (per i quali si dovrebbe invece pensare ad una pensione di garanzia).

Diffidenti anche sul reddito di cittadinanza ritenuto «un ibrido» con le politiche del lavoro, rischia quindi di essere inefficace sul fronte sociale e su quello del lavoro.

Sulla questione fiscale, le tre confederazioni chiedono, tra le altre cose, lotta all’evasione fiscale ed alla corruzione e riforma sia del sistema, che riduca il peso delle tasse su lavoratori e pensionati, e sia degli ammortizzatori sociali e della Pa, comprese le risorse necessarie per il rinnovo di tutti i contratti pubblici.