È un’inesorabile (e neanche troppo lenta) emorragia quella che interessa i Comuni dei territori montani della Sicilia, posti sopra i 500 metri sul mare. Un processo di spopolamento che invariabilmente sembra tagliare le gambe a chi vorrebbe un futuro per luoghi pieni di storia e tradizione.

Non sono solo parole: a sostegno di quanto detto arrivano, impietosi, i numeri. I dati raccolti dal Comitato regionale promotore delle Zone Franche Montane (VISUALIZZA QUI TUTTI I DATI) sottolineano l’urgenza di una Legge obiettivo istitutiva delle Zone Franche Montane in Sicilia.

Il quadro restituito dall’indagine è desolante, a voler essere generosi. Mette a paragone il numero totale di abitanti per ogni Comune usando due date di riferimento: quella del 31 dicembre 2002 e quella del 1 gennaio 2019.

Diciassette anni che somigliano drammaticamente a una ferita aperta. Una ferita dalla quale continua a fuoriuscire la linfa vitale dei territori: gli abitanti. Persone che con la propria energia e con il loro sapere potrebbero dare una possibilità reale alla Sicilia “sconosciuta”.

Persone che però, proprio a causa del costo troppo alto della vita e dell’eccessiva pressione fiscale, che grava sulle attività lavorative, sono “costrette” a fuggire.
A sentire in maniera profonda, a percepire in maniera intensa la perdita di questo capitale umano, sono soprattutto i Comuni madoniti.

Un rapido riassunto: Alimena ha perso il 23,14% dei suoi abitanti, Blufi il 20,99%,  Bompietro il 24,21%, Caltavuturo il 14,32 %, Castellana Sicula il 14,27%, Gangi il 12,78%, Geraci Siculo il 17,04%, Gratteri il 14,01%, Isnello addirittura il 37,95%.

E ancora, Petralia Soprana e Petralia Sottana perdono rispettivamente il 14,22 e il 18,31% di abitanti, Polizzi Generosa il 21,67%, Pollina il 6,15%, San Mauro Castelverde il 27,84% e Sclafani Bagni il 17,88%.

Con l’alta percentuale di perdite di Isnello, le Madonie si posizionano in modo critico in questa classifica. Tuttavia, la criticità di questo inarrestabile flusso di abbandoni è impressionante nella sua interezza.

I Comuni sopra i 500 metri d’altitudine hanno perso 49 mila residenti. Un dato allarmante: per intenderci, è come se fossero “scomparse” le Madonie Alte e Basse, insieme. Un’agonia che stringe i territori e li soffoca, nella (quasi) indifferenza delle Istituzioni.

Alla luce di questi dati è ancora più pressante l’esigenza della fiscalità di sviluppo, che può essere un fattore che rafforza il potere d’acquisto e che può «costituire l’inizio di un rinascimento siciliano – secondo Vincenzo Lapunzina, coordinatore del comitato promotore – che prende l’avvio dalle aree interne, attualmente le più penalizzate nell’isola, per contaminare l’intera Regione».

«L’obiettivo, tra i molteplici, – continua Lapunzina –  è l’attrazione di iniziative imprenditoriali che fungano da volano sociale ed economico; il marketing territoriale è rivolto ovviamente anche ai non siciliani che intendano trasferire in quota la sede legale ed operativa della propria attività imprenditoriale».

Ma bisogna fare presto, prima che lo spopolamento delle aree interne della Sicilia diventi l’ennesima emergenza da fronteggiare.

Le aree interne della Sicilia perdono opportunità da:

Anni
0
4
Mesi
0
6
giorni
2
6
ore
1
8
minuti
3
3
secondi
4
6