Un Comune che rasenta il fallimento, in ginocchio per l’emergenza rifiuti, privo di Bilancio dal 2016. Con 78  dipendenti precari che rischiano il posto di lavoro.
Questa è la disastrosa situazione in cui versa Termini Imerese,
una valanga di problemi gravissimi che si trova a dover risolvere il Commissario Girolamo Di Fazio, nominato dalla Regione Siciliana.

Eppure, sembra che la politica locale abbia “fatto il callo” a questo stato di cose, tanto da mettere in dubbio, se non ostacolare, le coraggiose scelte del Commissario Di Fazio, senza mai proporre alcuna alternativa valida alla risoluzione di uno solo dei problemi che la città sta vivendo.

Certo, in democrazia, si può dissentire e non condividere una scelta, ma chi rappresenta la comunità, oltre a criticare deve essere capace di proporre valide alternative.

Invece a Termini Imerese da un lato ci sono le scelte forti di Di Fazio, dall’altro l’inconcludenza della politica locale.

Pare che a tener banco siano le future elezioni amministrative, con il ritorno di vecchie glorie. Tra i papabili c’è anche Totò Burrafato, l’ex primo cittadino che in questi giorni ritorna in campo con il suo “imperativo periferico”, una rubrica settimanale ospitata dalla testata giornalistica BlogSicilia.it.

A pieno titolo, afferma, la vicenda giudiziaria sarebbe stata messa “definitivamente alle spalle e chiusa con una giusta sanzione pecuniaria che mi consente oggi di tornare a guardare con serenità al futuro”.

Burrafato o no, chiunque si presenterà agli elettori troverà una situazione difficile da affrontare.

A partire dai conti. Sono paragonabili ad una calamità naturale abbattutasi sulla città. Nei prossimi giorni il Consiglio Comunale sarà chiamato ad approvare il rendiconto del 2016!

Poi sarà una corsa contro il tempo. Entro il 31 dicembre 2019 il Civico Consesso – ad occhi chiusi e senza potere entrare nel merito –  dovrà licenziare i rendiconti del 2017, 2018 e 2019 (preventivo e consuntivo) e il triennale 2018/2020. Se questo non dovesse accadere sarebbe a rischio la stabilizzazione  di 78 precari. Dal disastro alla tragedia.

Per non parlare dei posti vacanti in pianta organica che andrebbero coperti a bilanci approvati, passando per l’atavica emergenza rifiuti. Nessuna discarica vuole i rifiuti di Termini Imerese, per conferire ci vogliono i soldi e il saldo delle fatture scadute.

Saldo delle fatture scadute preteso (più che legittimamente) anche dagli innumerevoli fornitori del Comune.

E poi c’è l’area industriale, ed anche il Grande Hotel delle Terme che non interessa nemmeno ad Antonio Mangia (il numero uno del turismo del Sud Italia!) e i tanti nodi che con la gestione commissariale vengono al pettine. Nodi che la politica della “clientela” non ha voluto mai affrontare.

Ecco, la politica. La “politica”  – o almeno una parte di essa – responsabile del distratto in atto, che si oppone, o censura, le decisioni del Commissario Di Fazio.

Chiede conto della scelta di affidare a una task force esterna la risoluzione del disastro finanziario, non chiedendosi (e dovrebbe farlo, per onestà intellettuale) del perché questo atto di indirizzo agli Uffici non sia stato dato negli anni passati.

Abbiamo motivo di ritenere che i 36.400 euro (Centro Studi Enti Locali S.p.a € 24.400 e € 12.000 al dott. Antonio Mineo, già assessore al bilancio del Comune) siano il migliore investimento che la comunità termitana abbia fatto negli ultimi decenni.

Senza i conti in ordine, l’Ente è bloccato, non può erogare servizi e la città soccombe!

Addirittura, piuttosto che guardare a tutte le criticità con cui i termitani si trovano a combattere quotidianamente, la politica locale sposta la discussione sul ruolo assunto dal Commissario.

Di Fazio, secondo una corrente di pensiero, ben istruita da uno dei futuri candidati a sindaco, sarebbe stato chiamato dal presidente Musumeci ad occuparsi soltanto di ordinaria amministrazione.

Quindi, per la stessa corrente di pensiero, non ci sarebbe logica nella determinazione di mettere a posto i conti del Comune e di salvare il posto di lavoro di 78 malcapitati; né tanto meno avrebbe dovuto osare di chiamare “a titolo personale” gli amministratori delle discariche siciliane implorando di far scaricare i mezzi stracolmi provenienti da Termini Imerese; con la promessa che il conto/o i conti verranno saldati nel più breve tempo possibile.

Ma stiamo scherzando?

Se fosse stato così semplice, l’ordinaria amministrazione l’avrebbe fatta il sindaco uscente. Se il Comune da 3 anni non riesce a chiudere il Bilancio, “ci sarà un perché”.

E poi gestire l’emergenza rifiuti, in un Comune a rischio default, è un’azione di ordinaria o di straordinaria amministrazione?

L’altro “errore” del Commissario, che sostituisce l’amministrazione attiva, – il Consiglio Comunale è nel pieno delle proprie funzioni – sempre secondo le discussioni che si consumano nei salotti termitani, sarebbe stato quello di non riconfermare il segretario comunale dell’Ente, nonché direttore generale.

Sebastiano Piraino è stato scelto da Burrafato, rientrato da una breve esperienza al Comune di Agrigento, riconfermato dall’ultimo sindaco, Francesco Giunta. Dirige la burocrazia del Comune e funge da notaio della giunta e del consiglio da circa dieci anni.

Di Fazio, così come ci ha confermato, non ha ricevuto alcun “suggerimento autorevole che ha dettato la sua scelta(?)”, è l’interrogativo che si pone Anna Chiara, Consigliere comunale.

Vale la pena ricordare che dalla notte dei tempi è prerogativa dell’amministrazione che si insedia scegliere il segretario comunale e il vertice della burocrazia, così come lo è del Commissario straordinario di qualsiasi Comune esercitare il diritto di nomina (Consiglio Nazionale di Amministrazione, deliberazione n° 118 del 14/9/2004).

Dobbiamo ammettere – anche noi per onestà intellettuale – che la scelta del presidente Musumeci e dell’assessore agli EE.LL. Bernadette Grasso, di nominare l’ex questore Di Fazio sia stata di grande responsabilità e spessore.

I termitani, quindi i politici e i mercanti del tempio, non possono fare altro che affidarsi a questa scelta, ciecamente e senza scivolare in quisquilie e polemiche infruttuose.

Alle prossime elezioni amministrative non diciamo che dovranno affidarsi a un eunuco ma a un gruppo di persone che hanno una vision e che dimostrino, carte alla mano, la capacità di portare la Città di Termini Imerese ai livelli istituzionali e socio economici che merita.

Intanto, in attesa della prossima primavera, parallelamente all’inedito impegno istituzionale di Di Fazio, il momento storico impone una riflessione politica da parte del Consiglio comunale.

I consiglieri sono chiamati fin da subito a delineare la prospettiva da dare alla città.

In caso contrario, Termini andrà dritta verso l’ennesimo commissariamento.