Sul fronte unico dell’ Unione Europea da anni vi è un costante impegno a rendere disomogeneo il mercato allo scopo di favorire alcuni Stati-produttori-cittadini a svantaggio di altri Stati-produttori-cittadini.

È da sempre noto, ad esempio, che in Irlanda, Olanda, Lussemburgo, Cipro, Malta, Ungheria e Belgio  i sistemi di tassazione sono particolarmente vantaggiosi e la Commissione della UE continua a tollerare anche se sono totalmente svincolati dal luogo in cui i ricavi vengono generati.

Si acquista in uno Stato e la ricchezza fiscale compete ad un altro Stato, sempre all’interno di un mercato unico che di unico non si capisce cosa abbia.

Google, Amazon e Facebook, ad esempio, realizzano ricavi in un territorio (localizzazione dell’utente/cliente finale ) anche se la loro sede legale non è nello stesso Stato in questione.

Sulle aliquote sul reddito delle persone fisiche, invece, l’UE è riuscita a creare ancora maggiore caos; in Olanda sino  18.945 euro l’aliquota è dell 1,95%, sino a 33.863 del 10,80%; in Lussemburgo sino a 11.265 l’aliquota è zero per salire all’8% al 16% per redditi scaglionati sino a 20.805.

In Italia, come è noto, si inizia con l’aliquota del 23% fino a 15 mila euro.

Nel nostro piccolo però l’Italia quanto a caos fiscale può ben recitare la sua parte.
Alla fine del 2018 risultano concesse agevolazioni fiscali – minori entrate per lo Stato – per un importo di 75 miliardi 187 milioni, paria 636 misure agevolative .

Delle misure agevolative si conoscono i beneficiari solamente per il 20.75%, forse perché per gli altri  se ne vuole rispettare la riservatezza.

Sarebbe sufficiente l’avvio di una rimodulazione – parametrata ai redditi dei percettori – di riduzione delle misure agevolative per recuperare svariati miliardi di denaro pubblico, tanto necessario allo Stato italiano.