Un acconto di dieci milioni di euro ai fornitori strategici, che insieme a tutte le imprese coinvolte nella vicenda avevano acconsentito, un mese addietro, alla riapertura dei cantieri lungo la Agrigento – Caltanissetta e la Palermo – Agrigento: è la cifra che l’Anas si appresta a pagare, come sancito ufficialmente dal tavolo interistituzionale aperto al ministero delle Infrastrutture, relativamente alla vertenza dei creditori siciliani della Cmc di Ravenna, esposti per oltre cinquanta milioni di euro.

L’azienda fondata nel 1901, leader nel settore delle costruzioni e attiva sia in Italia che all’estero, nel mese di febbraio aveva chiesto all’Anas di girare alcuni pagamenti in corso direttamente alle imprese creditrici, per metterle nelle condizioni di corrispondere parte delle spettanze ai dipendenti e ai fornitori e di sbloccare i Durc, gli attestati di regolarità dei contributi, condizioni essenziali per l’eventuale ripresa dei lavori.

Quello compiuto al tavolo, rappresenta un passo avanti che ha restituito, seppur parzialmente, ottimismo e fiducia al Comitato dei creditori siciliani della Cmc, composto da circa cento aziende, grandi e piccole , che afferiscono soprattutto ai cantieri delle due strade statali.

Al di là degli apprezzamenti per la decisione assunta, l’auspicio è che si tratti, tuttavia, solo del punto di partenza di un rapido percorso che, grazie all’impegno di tutte le competenze riunite al tavolo, conduca il governo nazionale a individuare una soluzione legislativa che autorizzi la Regione Siciliana a erogare in conto anticipazione e risarcimento la somma che rimane, già individuata dalla stessa amministrazione, per coprire i crediti pregressi.

Si tratta, secondo il Comitato, dell’unica strada da percorrere,  anche grazie all’apporto e all’esperienza determinante di Anas, che può portare alla conclusione dei lavori nel più breve tempo possibile, alleviando da un lato le imprese e, dall’altro, il territorio, le comunità locali e i sindaci, destinatari delle proteste e dei disagi dei cittadini.

« Occorre – si legge in una nota del Comitato – consegnare alla Sicilia queste opere fondamentali per lo sviluppo dell’isola, e restituire al mercato le oltre cento imprese strozzate dai debiti, insieme ai loro duemilacinquecento dipendenti: è una priorità nazionale evitare le conseguenze di una crisi che colpirebbe l’intera regione ».

Un’opzione, nel rispetto del quadro normativo nazionale ed europeo, potrebbe essere il decreto legge, approvato nei giorni scorsi, su “Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici e misure per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali” ovvero lo “Sblocca-cantieri“.