Il presidio permanente per l’istituzione delle Zone Franche Montane in Sicilia continua nel suo intento di dialogare, in maniera costruttiva, con figure che possano arricchire il dibattito. 

Sebbene infatti il presidio sia stato allestito per sensibilizzare la deputazione regionale a convertire in legge il ddl 3/2017 che istituisce le Zone Franche Montane in Sicilia, il dialogo si rivolge a tutta la Sicilia.

Proprio in quest’ottica, sono stati accolti all’interno della tenda alcuni importanti esponenti del CGIL Sicilia: il segretario generale CGIL Sicilia Alfio Mannino, il responsabile del dipartimento attività produttive CGIL Sicilia Ferruccio Donato, la coordinatrice provinciale Articolo UNO-Mdp Mariella Maggio e il  responsabile CGIL alte Madonie Calogero Spitale, per altro membro del Comitato Promotore delle Zone Franche Montane.

Con loro il dialogo si è incentrato sulle reali implicazioni della conversione del ddl in legge: a interloquire con le varie figure è stato Vincenzo Lapunzina, editore della testata web MadonieNotizie.it-Il Caleidoscopio e componente del Comitato Promotore.

A prendere la parola è stato in primis Ferruccio Donato, che ha sentito e seguito gli appuntamenti e i ragionamenti del Comitato Promotore sin dall’inizio. «Quella delle Zone Franche montane è una legge salvavita per le aree interne siciliane. Di fatto, riguardo queste zone, il governo regionale è partito male. Le cose ereditate dal precedente governo non le sta portando avanti, né sta facendo proprie iniziative di promozione del territorio».

La cosa più disarmante, verrebbe da dire, è che «le Madonie hanno presentato dodici progetti esecutivi – dice Donato – già si possono spendere soldi: manca solo una cosa, la firma della Regione Siciliana».

A Donato fa eco il segretario Alfio Mannino: «Noi siamo in presenza di un territorio che vive un profondo spopolamento e chi va via da questi territori sono i giovani, il miglior capitale umano, che di fronte all’impossibilità di realizzare i propri sogni devono scappare.»

«Di fronte a uno scenario di questa natura non c’è dubbio che bisogna affrontare la condizione con determinazione – dice Mannino – perché gli strumenti ci sono: penso a tutte quelle misure impelagate in pastoie burocratiche. Complessivamente, manca una strategia organica per trovare una soluzione».

«Le Zone Franche Montane – prosegue Mannino – sono uno degli strumenti che può favorire un percorso virtuoso. Siamo chiamati ad affrontare lo spopolamento: dobbiamo mettere in campo una politica organica che ci permetta di spendere i soldi in maniera adeguata, di accelerare le spese già previste e di ragionare sui modelli di sviluppo economico per le aree interne».

A puntualizzare le problematiche interviene Lapunzina: «questo è un ragionamento che si può fare a livello regionale. Per quanto riguarda le nostre aree è bene tenere presente la vocazione e l’organizzazione dei territori, ma non possiamo diventare davvero attrattivi con l’attuale pressione fiscale».

Di fatto, infatti, il costo della vita sulle Madonie è alto: la fiscalità di sviluppo può essere un fattore che rafforza il potere d’acquisto. Alla puntualizzazione, Mannino risponde: «non c’è dubbio che le ZFM siano uno strumento importante, sulle quali il governo regionale non può più esimersi dal dare risposte, specie considerando che non ci sarebbe conflitto riguardo la sua finanziabilità».

Interviene a questo punto Antonella Maggio: «tutto ciò che c’è dietro alla mobilitazione per le Zone Franche Montane potrà far comprendere che proprio in assenza degli strumenti indicati dai miei colleghi, questo provvedimento può essere il più veloce per far sì che le aree non si spopolino, che sopravvivano».

«Dice bene Lapunzina – continua Maggio – perché non è fiscalità di vantaggio, ma di sviluppo: le ZFM servono per avere opportunità pari a quelle di altri territori».

Aggiunge Calogero Spitale: «La CGIL vuole affrontare il problema delle aree interne, che è annoso, è storico. Credo che negli anni ci siamo inventati di tutto: iniziative su iniziative. Il dato oggi è che su questa misura delle ZFM si segna il passo. Il territorio ha paura, è abbandonato».

«Le Zone Franche Montane – sottolinea Spitale – sono una risposta concreta. Noi [del Comitato Promotore, ndr] siamo partiti da elaborazioni che hanno portato alla consapevolezza che ripartendo gli incentivi per i 145 Comuni rientranti nelle ZFM, si può avere davvero un rilancio. Si può affrontare in maniera seria la crisi che stiamo vivendo».

Il dibattito si chiude con la promessa, da parte del segretario Alfio Mannino, di una telefonata al Presidente Nello Musumeci, che sottolineerà che «c’è una richiesta da parte della popolazione, che ha messo in piedi una giusta rivendicazione. A questa domanda deve andare una risposta positiva».

Per vedere la diretta dell’INTERVISTA CON IL CGIL SICILIA è possibile cliccare su questo link.