Il Dipartimento regionale del turismo dello sport e dello spettacolo ha adottato a fine giugno le Linee Guida delle DMO (Destination Management Organization). Le DMO sono “un modello organizzativo per la gestione di destinazioni turistiche, atte a rafforzare i servizi e le risorse delle varie identità territoriali”.
Nell’esperienza italiana, la loro azione si articola fondamentalmente su tre versanti: accoglienza, promozione; informazione (pubblicità, advertising, redazionali e social).

A settembre scorso il Dipartimento del Turismo aveva confermato i sette tematismi delle DMO, avviando il processo di aggregazione dei “vecchi” 27 Distretti Turistici e degli altri stakeholders dei  territori interessati alla loro costituzione, nonché di “governance” della fase di attuazione.

Attraverso lo studio dei prodotti turistici riconosciuti e delle potenziali aree bersaglio, si è pervenuti all’individuazione delle seguenti DMO tematiche: cultura, natura, mare, enogastronomia, M.I.C.E (meeting, incentives, conferences and exhibitions), benessere, Isole minori.

Nelle linee guida si legge che “la naturale evoluzione dei distretti in destinazioni organizzate deve avvenire tramite logiche di smart specialization e di open innovation attivabili dagli stakeholders dei territori interessati anche attraverso la creazione di reti e network. Ciò allo scopo di superare le attuali discrasie e frammentazioni e di creare azioni sinergiche ed integrate. Le DMO sono chiamate quindi a svolgere un ruolo cruciale nella Regione Siciliana, invertendo l’andamento consolidato nel precedente ciclo di programmazione, in cui la segmentazione in Distretti Turistici non ha permesso un’offerta turistica globale, basandosi su elementi prevalentemente territoriali”.

Per stessa ammissione della Regione, dunque, le “discrasie e frammentazioni” hanno fatto male al turismo isolano; una segmentazione che ha ridotto la visione d’insieme.

Riuscirà il nuovo ciclo di programmazione a superare le criticità del passato? La mission sottolineata nelle linee guida resta quella di “coordinare, valorizzare e sviluppare il potenziale di una filiera turistica all’interno di un processo aggregativo che, anche mediante forme di diversificazione e destagionalizzazione dei flussi turistici, è orientato ad accrescere i livelli della domanda potenziale”.

Intanto, tra gli esempi positivi riportati nel documento, ritroviamo, in Austria, la DMO di Vienna fondata nel 1955 dal Parlamento regionale sotto forma di Consorzio.
Tale DMO non ammette nel board imprese private, coinvolte piuttosto attraverso la Divisione Strategia; è finanziata tramite ricavi dalla tassa di soggiorno (69%) e contribuzioni della Città di Vienna (11%) e della Camera di Commercio, nonché risorse auto generate (20%).