I colossi giapponese Honda e Nissan hanno lasciato l’Inghilterra per la Brexit e ora cercano casa. E dove trovarla, se non in Sicilia? Ad avanzare la proposta alla grande casa automobilistica giapponese sono il presidente di Sicindustria Alessandro Albanese e la Fiom.

Una richiesta corale che tiene conto di tutte le esponenziali possibilità generate dall’arrivo di una o di entrambe le case. E che si rivolge, indistintamente, sia a chi presiede la Regione che a chi governa l’Italia intera.

Da una parte, infatti, Albanese e la sua Sicindustria hanno fatto appello a Nello Musumeci, sottolineando la necessità di una legge sulla sburocratizzazione, che renderebbe più fluido e attrattivo un investimento in Sicilia.

Albanese aggiunge alla lista di prioritarie necessità la velocità nella trattativa: prendere contatti con Honda e dare vita a un immediato tavolo di lavoro accrescerebbe le possibilità di accattivare (e trattenere) i giapponesi.

Sulla stessa onda è il segretario Fiom in Sicilia, Roberto Mastrosimone: prendere contatti con entrambe le case giapponesi, ora è subito, può fare la differenza.

Diverso è però il destinatario dell’appello: se Albanese punta su Musumeci, Mastrosimone chiede attenzione al vice premier Luigi Di Maio che questo sabato si recherà proprio a Termini Imerese per la vertenza Blutec.

Mastrosimone e Albanese hanno una visione comune: la Sicilia è terreno fertile, che può solo trarre beneficio dall’arrivo di nomi così importanti. D’altronde la fabbrica di Termini Imerese, sia per dimensioni che per collocazione strategica, potrebbe rientrare sia nei piani di Honda che di Nissan.

L’arrivo delle case giapponesi non gioverebbe, per altro, solo all’Isola: sarebbe un’opportunità per tutta l’Italia, dove ancora il mercato delle auto elettriche è praticamente assente. Dare spazio alle elettriche significherebbe fare un passo strategico per le scelte industriali del governo.

Per caratteristiche infrastrutturali, per dimensioni con tre capannoni e posizione geografica la fabbrica di Termini Imerese – sostiene Mastrosimone – può rappresentare una opportunità per Honda e Nissan; gli impianti sono integri, nonostante la produzione sia ferma ormai da nove anni; c’è un indotto che si può recuperare e ci sono mille lavoratori che non aspettano altro che tornare a produrre”.