L’umiliazione subita dai cittadini che si rivolgono ai CUP (Centro Unico Prenotazioni) delle Aziende Sanitarie Provinciali, che si vedono prenotata una visita specialistica o una prestazione anche dopo un anno, ha i mesi contati. Nel Distretto Sanitario di Petralia Sottana per una visita cardiologica si attende fino a 240 giorni e 285 per un’ecografia, Solo per portare un esempio.

L’Osservatorio Nazionale delle liste d’attesa è la risposta del Ministero della Salute. Una cabina di regia istituita per colmare questo gap gigantesco tra sanità pubblica e privata.

Il Ministero della Salute  si è posto l’obiettivo di ridurre i tempi d’attesa per le prestazioni sanitarie ed ha messo mano alla sconcertante questione delle liste con l’obiettivo di avvicinare la sanità pubblica ai cittadini.

Com’è noto, i tempi d’attesa sono così lunghi, a volte biblici, da costringere gli utenti a ripiegare verso le strutture private oppure a rivolgersi ai medici delle strutture pubbliche per visite specialistiche a pagamento, avvalendosi del cosiddetto servizio intramoenia.

Con l’intelligenza il medico presta servizio all’interno delle mura ospedaliere, cosa che di fatto conviene al datore di lavoro in quanto il professionista versa all’Azienda una cospicua percentuale; il 5 % di questa aliquota dovrebbe essere destinata (?) alla riduzione dei tempi d’attesa.

Dal Ministero fanno sapere che d’ora in poi della riduzione dei tempi d’attesa, saranno responsabili i Direttori Generali delle Aziende. Fuori tutti quelli che non riusciranno a garantire trasparenza e tempi umanamente accettabili.

Il controllo verrà affidato ad un Osservatorio nazionale sulle liste d’attesa, della cabina di regia faranno parte anche i cittadini.

Tuttavia, i tempi dell’attuazione del provvedimento saranno relativamente brevi.

Sul nostro Servizio Sanitario Nazionale confluiscono venti Servizi Sanitari Regionali, le Regioni hanno due mesi di tempo per adottare il piano e le Aziende e gli Enti sanitari altri due mesi.

In tutto questo i Direttori Generali devono avere a disposizione personale a sufficienza, per sopperire alle imponenti richieste degli utenti. Quindi al centro di tutto ci sarebbe la definizione delle assunzioni.

Ritorniamo nella nostra dimensione e vediamo ciò che accade nel Distretto sanitario di Petralia Sottana a cui afferiscono principalmente gli utenti dei Comuni delle alte Madonie.

Il dato più sconcertante è legato all’eco color doppler. Ad oggi: la prima data utile per ricevere la prestazione è il 27 febbraio 2020!

Va un po’ meglio per un eco cardiogramma, appena 300 giorni, 285 per un ecografia, 240 per un eco tiroide ed appena 6 mesi per un eco mammaria.

Nel Distretto Sanitario petralese, diretto dal dottor Gianfranco Licciardi, l’utente deve mettersi il cuore in pace: per un elettrocardiogramma deve attendere 200 giorni e 240 per una visita cardiologica; 140 giorni per un holter cardiaco, appena 10 giorni per imbracciare un holter pressorio.

I tempi d’attesa per un esame strumentale gastroenterologico sono di 120 giorni; va un po’ meglio in radiologia (con numero di prestazioni inspiegabilmente limitate per gli esterni): 33 i giorni per essere sottoposti ad una mammografia (quasi a vista gli screening mammografici per le donne dai 49 anni e mezzo ai 69), 28 per una Radiografia.

La “vecchia” Tac invece presta la propria opera in 8 giorni per quella basale e 15 con il mezzo di contrasto. I pazienti devono incrociare le dita in quanto spesso «va in tilt», ci riferiscono.

Per la risonanza magnetica i madoniti che si rivolgeranno al Cup dell’Asp di Palermo otterranno la prestazione nella struttura palermitana di Villa delle Ginestre e con tempi relativamente brevi.

Gli accessi agli ambulatori specialistici del primo piano del “Madonna SS. dell’Alto “ sono pure una chimera.

240 giorni per una visita oculistica , 90 per essere valutati da un allergologo , 121 per la dermatologia (soppressa la crioterapia, pare per ragioni legati alla sicurezza), 140 per iniziare il percorso endocrinologico ; 30 giorni per diabetologia .

85 per una visita neurologica , 150 per essere valutati, al terzo piano, dalla dottoressa Lucia Amato , che riceve solo il mercoledì e non effettua visite domiciliari, al di fuori del servizio ADI (Assistenza Domiciliare Integrata).

Liste d’attesa fluide per quanto riguarda le visite geriatriche (solo il lunedì pomeriggio), tuttavia il servizio è garantito in ambulatorio, nonostante la maggior parte degli utenti siano tutti allettati. La Direzione locale dovrebbe rimuovere anche questa criticità.

Attese ridotte per ortopedia e traumatologia , il Cup prenota in circa 20 giorni; 38 per l’ otorino , 45 giorni per esame impedenzometrico e 30 per l’ audiometria , due mesi e mezzo per lo pneumologo e 80 giorni per l’ esame spirometrico .

Il reumatismo si può sopportare, con una buona terapia antidolorifica. Eppure Licciardi sa benissimo che il Cup non prende appuntamenti prima dei 140 giorni. Questo ritardo è compensato dai 25 giorni di attesa per lo specialista di urologia / andrologia e 15 per l’Indagine urodinamica (Uroflussometria).

Tempi brevissimi – collegati al “ciclo” – per la visita senologica, nel reparto di Ginecologia e Ostetricia ed altrettanto brevi per le valutazioni fisiatriche, garantite dal reparto di riabilitazione dell’ospedale.

Nel nosocomio petralese, e pure questo Licciardi lo sa bene, non si pratica la terapia del dolore. I pazienti sono costretti a recarsi al “Cimino” di Termini Imerese.
Eppure al “dell’Alto” esiste un
Unità di Anestesia ed in forza al presidio personale medico in grado di gestire l’ambulatorio “del dolore”.

Una cosa curiosa invece è l’esame dell’arcata dentale, l’ortopantomografia. Questo apparecchio risulterebbe “fuori uso” da decenni, eppure ci risulta che a Villa delle Ginestre, in deposito, ce ne sarebbe uno perfettamente funzionante.

Un’altra misteriosa: è legata ad incarichi conferiti a specialisti che accettano solo per un giorno.  Le dimissioni, se pur legittime, costringono gli uffici a rifare le procedure di nomina, di conseguenza si allungano le liste d’attesa, un danno per le esigenze degli utenti.
Ci chiediamo come si pongono i sindacati rispetto a questi “misteri”.

Una cosa è certa. Il Servizio Sanitario pubblico non è in grado di garantire prestazioni “programmate” in tempi ragionevoli, a parte per le urgenze.

Agli utenti, anche esenti dal pagamento del ticket , non resta altro da fare che rivolgersi alle strutture private. Portafoglio alla mano, anche la salute ha il suo prezzo!