A volte ritorna(no). Non si tratta di un best seller di Stephen King, ma del tentativo di riesumazione del Consorzio Turistico Cefalù-Madonie-Imera, miseramente naufragato nell’omonimo Distretto Turistico.
È notizia dei giorni scorsi che, dopo anni di drammatico silenzio – almeno apparente – i soci (sia di parte pubblica che privata) sono stati convocati per la ricomposizione del Consiglio di amministrazione e del comitato tecnico.

Riconfermata nel Cda Michela Taravella, primo cittadino di Campofelice di Roccella, che ha retto il Consorzio da vice presidente dopo la fuga del presidente Mario Cicero avvenuta a febbraio 2017.

Cicero, che aveva caratterizzato la sua presidenza per avere reso noto al mondo che nel paesaggio madonita “è anche bello fare l’amore dentro le nostre suggestive strutture ricettive tra il cinguettio degli uccelli, il raglio degli asini, l’ ululato dei lupi e le voci dei nostri anziani che sull’uscio delle proprie case ripercorrono la loro vita”, ha chiesto ed ottenuto di farsi rieleggere nel Cda, in quota “pubblico”, poiché oggi sindaco di Castelbuono.

Nel direttivo anche Leonardo Neglia che da sindaco di Petralia Sottana è portavoce delle esigenze delle alte Madonie e della stazione sciistica di Piano Battaglia.

Per la parte “privata” sono stati eletti gli imprenditori Giuseppe Calabrese, Corrado Cipolla, Giovanni Faletra e Francesco Dolce.
Dolce, oltre ad essere gradito agli uffici di viale Risorgimento di Castellana Sicula – da cui discendono tutte le decisioni strategiche/politiche delle alte e basse Madonie – sarebbe sponsorizzato da Mario Cicero ed al prossimo Consiglio potrebbe essere nominato presidente.

Nel comitato tecnico sono stati indicati, sempre secondo una logica rappresentativa delle alte e basse Madonie ed il consueto “vaglio”, non di certo secondo una consolidata esperienza (a parte qualcuno) nel settore dell’incoming, i nomi di Antonio Lo Verde (assessore di Castellana Sicula), Giuseppe Ferrarello (vice sindaco di Gangi) e Nicasio Di Cola, primo cittadino di Caccamo; Tommaso Muscarella (Caltavuturo), Laura Di Garbo (Castelbuono), Michele Spallino (Castelbuono) ed Aldo Conte (Gangi).

Nessun rappresentante del Comune di Cefalù, regina del Tirreno e motore trainante del flusso turistico dell’intera area.
Il sindaco di Cefalù si sarebbe tirato fuori a causa del mancato rispetto degli impegni politici – assunti in precedenti riunioni tra i sindaci – di cambiare lo statuto, quindi di eleggere un rappresentante della parte pubblica alla guida del consorzio, anziché della parte privata.

Inoltre quasi tutti gli operatori della ricettività cefaludesi si sarebbero arresi a questo Ente, incapace di accogliere le istanze della base e nato sotto cattivi auspici: a partire dallo statuto abilmente sostituito il giorno della sottoscrizione dal notaio senza la dovuta approvazione dei Consigli comunali; per finire all’apposizione di firme false per conto di Antonio Mangia (grande assente della nuova governance del Consorzio) e di Angelo Miccichè – già presidente del Consorzio –  proprietario di due importanti strutture ricettive stellate cefaludesi.

Per non parlare dei progetti finanziati al Distretto, alcuni dei quali non andati a buon fine o realizzati solo per spendere le risorse, non di certo per investirle, come quelli assegnati al Comune di Termini Imerese (€ 315.359,91)  o Gangi (€ 145.750,65).
Per la cronaca: Castelbuono ha appaltato lavori per  € 297.461,81, Il Parco delle Madonie per € 221.434,81 e Cefalù € 280.409,02. Qualcuno ci spieghi lo stato dell’arte. Si tratta di 800 mila euro destinati allo sviluppo turistico dell’area consortile!

Il Comune di Gangi era capofila del progetto “Ben Essere del Corpo e dello Spirito”, revocato dal Dipartimento regionale del Turismo. Da dicembre 2017 il sindaco, cappello in mano,  chiede ai colleghi dei Comuni soci un “mutuo aiuto” di 2 mila euro, a municipalità, in quanto la Regione avrebbe addebitato i costi della mancata attuazione al Comune capofila. L’ultimo “sollecito” è datato 15 gennaio 2019.

A questo aggiungiamo la vertenza “civile” che si sta consumando, presso il Tribunale di Termini Imerese, tra una parte rappresentativa “privata” ed il Consorzio stesso.

La chicca delle progettualità multimediali con la quale il Consorzio/Distretto si rivolge al mondo intero è incastonata nel sito istituzionale.
Nessun contatto (numero verde, mail o collegamento ai social network), la sezione dedicata alle news dei Comuni non funziona, l’app da scaricare ti rimanda altrove.
Stagioni consigliate? “Errore nella ricerca”, la risposta del server.
Insomma un’altra di quelle cose vendute per buone, attraverso il sistema consolidato sulle Madonie dell’approssimazione e della mancanza di vision strategica. Un sistema che si aziona al solo sentore di finanziamenti.

A proposito di rumor:  perché tanta fretta di ricostituire la governance del Consorzio?
Sembrerebbe che il buon – di carattere e stile – assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo, avesse promesso aiuti finanziari all’area madonita (alta e bassa) al termine del nuovo percorso che dovrebbe portare all’attuazione delle Destination Management Organization (DMO).

Circostanza non confermata dall’assessore.
Tuttavia, al momento sono quattro le macro aree previste – prototipi delle DMO – e sono considerate dei laboratori progettuali per indicare i modelli di governance.

Le quattro “DMO” siciliane sono allocate sui Nebrodi, nelle isole minori, nelle Madonie e nella Sicilia occidentale (area trapanese).
Queste dovrebbero sperimentare un modello di gestione, pubblico-privato, che porterà alla redazione del progetto di promozione unico per tutta la Regione: la Sicilia come destinazione e non i singoli territori (paesaggi).

I nostri rappresentanti in seno al Consorzio – insieme alle altre governance siciliane individuate – dovrebbero presentare, nel più breve tempo possibile, una proposta sostenibile di incoming turistico, dando per sperimentato un modello di filiera (imprese turistiche e attori pubblici-privati) che fino ad oggi avrebbe dato i suoi frutti. Per favore indicatecene qualcuno! Almeno nell’area di competenza del Consorzio madonita.

L’assessorato dovrebbe far proprie le proposte e lanciare, affidandole successivamente ad un’attività permanente di marketing digitale, il brand: “Sicilia, il Paradiso in Terra”.

I ventisette Distretti Turistici siciliani, pertanto, saranno obbligati a conferire nelle costituende DMO ma solo dopo che i “modelli” avranno sperimentato e proposto alla Regione il loro livello di governance di gestione del territorio. Tuttavia, in quanto istituiti per Legge, alla siciliana non si scioglieranno, resteranno nel limbo.

Alla Regione hanno le idee confuse, per due ordini di motivi.

Il primo è che i tempi di attuazione di questa strategia sono biblici e nel frattempo altre destinazioni si accaparrano fette importanti di mercato.
Occorre ricordare che i numeri registrati negli ultimi anni sono espressione delle congiunture internazionali legate al terrorismo. La Sicilia è un luogo sicuro, a prescindere dal luogo empireo.

Il secondo che si aspetta un modello di governance da chi, sulle Madonie, ha fallito miseramente nel progetto di incoming turistico e di governance di gestione e che, per giunta, si affida al raglio degli asini come testimonial.

È vero, la Sicilia è il paradiso in terra e le Madonie – alte e basse – offrono un paesaggio da sogno, luoghi di delizia.

Peccato che il tutto sia in mano a chi non ha competenze necessarie in ambito turistico, gli stessi soggetti che guardano soltanto all’immediato presente e che negli anni non hanno mai sviluppato una visione a lungo termine delle politiche turistiche territoriali.