Il ministro della Salute, Giulia Grillo, dopo avere appreso dai  giornali che la nuova “Rete Ospedaliera” – da mesi al vaglio dei ministeri romani competenti (Salute ed Economia) – sarebbe stata “approvata” si è premurata di affidare alla sua pagina Facebook una clamorosa smentita.
“Mi spiace non confermare queste notizie”, scrive.
“Il nostro parere positivo – continua il Ministro – è condizionato all’adempimento di una serie di azioni fondamentali che riguardano per esempio i pronto soccorso, i punti nascita e la rete dell’emergenza territoriale, senza le quali non può esserci alcun via libera, perché sono condizione fondamentale per la qualità del servizio e la sicurezza delle cure per i cittadini”.
Quindi, di fatto esiste un “parere positivo” – sottolinea contraddicendo quanto riferito nell’incipit del suo messaggio – che è chiaramente condizionato ad un crono programma che ha delle scadenze precise. La prima è quella di adottare l’atto di programmazione della Rete entro il 15 gennaio.
“Non parliamo di dettagli ma di sostanza”, precisa la Grillo che spogliandosi dalle vesti di Ministro della Repubblica entra nell’agone della politica locale.

“Forse Musumeci e Razza – afferma – vogliono intestarsi precocemente meriti che, ahimè, questo Governo non può al momento accordare. Gli ospedali e tutta la sanità sono una cosa seria, non possiamo accettare annunci tanto baldanzosi quanto infondati, che creano illusioni ai cittadini, che oggi più che mai hanno bisogno di concretezza e non di promesse”.

La posizione di Giulia Grillo è rincarata dalle dichiarazioni del capogruppo del M5S all’Ars e componente della commissione Salute di Palazzo dei Normanni, Francesco Cappello.

Cappello non usa mezzi termini e considera le dichiarazioni del “ministro” siciliano come: «bugie di Razza-Pinocchio».
Razza, secondo Cappello, avrebbe omesso di  «raccontare dolosamente ai giornalisti di dovere ottemperare alle prescrizioni dei Ministeri della Salute e dell’Economia per allineare la rete ospedaliera a quanto prescritto dal tavolo ministeriale per l’applicazione del DM /70».

L’assessore Razza nel replicare a Cappello e non alla collega romana, ha precisato che il capogruppo sarebbe «disinformato del contenuto delle sue dichiarazioni rese alla stampa» e che il suo assessorato ha ricevuto una comunicazione ufficiale (protocollo n. 0040159 del 17 dicembre 2019) del «verbale del tavolo – cd, ndr – DM 70».
“Verbale” che l’assessore ha adottato questa mattina emanando il “decreto sulla programmazione della Rete ospedaliera della Regione”.

«Alla Sicilia – continua razza – è chiesto di adottare l’atto di programmazione della “Rete” entro il 15 gennaio e che, esattamente come avvenuto con lo scorso decreto del 2017, il documento si accompagnerà con il suo crono programma di attuazione a 18 mesi, secondo le indicazioni fornite dal Ministero».

«Riusciamo per una volta a evitare le polemiche? – chiosa Razza – O dobbiamo proprio farci del male?».

Abbiamo motivo di credere che il plurale maiestatis passa anche dal Lungotevere Riva, sede del ministero della Salute.

Tuttavia, né la Grillo, né il buon Cappello hanno centrato la vera “cosa seria” degli ospedali e della sanità in Sicilia. Il concitato intervento di “pronto soccorso”, nel ridimensionare l’entusiasmo di Razza, ha fatto perdere il filo sulla gravità del problema.
La prima “cosa seria”l’abbiamo scritto ieri  – è contenuta in una norma del 2004: la Regione Siciliana, come le altre Regioni italiane, non dovrà superare il tetto di spesa del personale – impiegato nella sanità – di quell’anno, diminuito dell’1.15 %. Se il Governo romano non corre ai ripari, modificando la norma, in Sicilia mancheranno circa 27 milioni di euro a danno delle nuove assunzioni.
La seconda: non ci sono professionalità, nelle varie specializzazioni, che copriranno i posti messi a concorso. La vera “illusione” è questa.

Concretamente, i “cittadini”, a cui fa riferimento la Grillo nel suo post, dovrebbero sapere che, a causa di una mancata programmazione, mancano anestesisti, medici di pronto soccorso, ortopedici, ginecologi, pediatri e non solo.

Ogni anno l’Italia permette che emigrino all’estero circa 1500 medici specializzati, sono delle “Ferrari” che fuggono via – il costo per la formazione di qualità di un medico italiano equivale proprio al valore di un “cavallino” di Maranello – ben pagate in ogni parte dell’Europa.

Il nostro sistema sanitario non potrà mai sperare che specialisti di altre nazioni (anche extra europee) aspirino ad un “posto pubblico” in Italia.

Inghilterra, Germania, Svizzera,  pagano di più e soprattutto tutelano i professionisti.

L’Italia, quindi la Sicilia, non ha mai pensato alla programmazione ed i nodi, infatti, sono venuti al pettine.

Qualcuno si intesti questo (de)merito ed il Ministro pensi alla sanità fino al 2059, quando i neo assunti (forse) andranno in pensione. Negli anni ‘70 nessuno ha avuto la lungimiranza di pensare ai giorni nostri.

Questa, cara Ministro, è la vera “condizione fondamentale per la qualità del servizio e la sicurezza delle cure per i cittadini”, a cui ha fatto riferimento nel suo post.