Si è svolta ieri, 28 febbraio a Roma, la Conferenza delle Regioni. Si è trattato di un confronto tra le Regioni ordinarie e le Province autonome sul tema dell’Autonomia differenziata.

Come ben sappiamo, la Sicilia ha deciso di non restare a guardare: non per niente alla Conferenza delle Regioni della settimana scorsa, erano stati richiesti più fondi per le isole (proposta approvata) con soddisfazione del vicepresidente della Regione siciliana e assessore all’Economia, Gaetano Armao.

Ieri il focus si è spostato invece sul tema del regionalismo differenziato, che permetterebbe a Lombardia e Veneto di ottenere un’ampia sfera di autonomia. Una tesi quest’ultima contestata proprio dalle Regioni del Mezzogiorno, Sicilia inclusa.

Si è particolarmente alzata la voce sul tema della “secessione dei ricchi”, che rischia di amplificare il divario tra Nord e Sud, con critiche pesanti sul processo secondo il quale Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna seguirebbero un processo che vede i percorsi ratificati dal Parlamento senza la possibilità di emendarli.

Armao ha fatto notare che questo sarebbe un paradosso anche perché gli statuti delle regioni a statuto speciale sono modificabili dalle Camere con leggi costituzionali, mentre lo schema previsto per il regionalismo differenziato delle tre regioni del Nord, che hanno statuto ordinario, avrebbe una “blindatura” più rigida.

Durante la conferenza si è anche parlato delle ex Province in condizioni finanziarie disperate. Si sta cercando di lavorare a misure tampone che possano avere effetti immediati. A dare fiato ai conti ci sono anche i 112 milioni che la Regione ha già stanziato per gli enti d’area vasta, un afflusso di risorse che scongiurerebbe nell’immediato il default.