È un quadro preoccupante quello emerso dal rapporto annuale sullo stato dell’economia e dei servizi nel Mezzogiorno presentato ieri a Roma dalla Svimez: il Meridione d’Italia risulta essere tra le zone più povere d’Europa, e nella penisola cresce sempre di più il divario tra Sud e Nord, soprattutto in termini di lavoro e Pil.
Stando ai dati del centro di ricerca, lo Stato non investe abbastanza nel Mezzogiorno: si calcolano 3,5 miliardi in meno nel 2018. E tra emigrazione e scarsa natalità, si prevede che da qui al 2065, si perderà il 40% della forza lavoro attiva (5 milioni di lavoratori in meno), con un conseguente crollo del Pil. Il trend della fuga è in crescita, soprattutto nelle aree interne che hanno visto già perdere 225 mila abitanti.

In particolare, sempre più giovani siciliani abbandonano la propria terra per cercare maggiore fortuna all’estero: nel periodo 2002-2017 sono stati in 44 mila ad andare via, con la Sicilia al primo posto nel Mezzogiorno e seconda in Italia solo alla Lombardia (82 mila emigranti).

Tra quelli che scelgono di andarsene, crescono gli emigrati in possesso di un’elevata preparazione professionale e culturale.

Per quanto riguarda le migrazioni interne, nel 2017, quasi 110 mila abitanti si sono trasferiti dal Mezzogiorno in una regione centro-settentrionale: 26,4 mila quelli che hanno lasciato la Sicilia.

Non va meglio sul fronte dell’occupazione femminile. Dal rapporto Svimez, in base alla rielaborazione di dati Eurostat e Istat, emerge che su 277 regioni d’Europa la Sicilia è penultima, dietro le Mayotte (25,4%), con un tasso di lavoro in rosa del 29,1%.

Abissale il confronto con la regione di Stoccolma che guida la classifica, qui il tasso di occupazione femminile è al 79,7%.

In merito ai dati del rapporto Svimez, il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, dichiara: «Evidenziano, ancora una volta, quello che ripeto da anni: per tornare a far crescere il Sud servono investimenti produttivi, non misure come il reddito di cittadinanza, che – come sottolinea lo studio dell’Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno – sta allontanando dal mercato del lavoro anziché richiamare persone in cerca di occupazione».

«Se in Italia ci sono ormai solo quattro regioni dove il tasso di natalità è positivo, e si trovano tutte al Nord, significa – continua Musumeci – che le politiche messe in campo dal governo nazionale sono sbagliate. Le persone fuggono da un territorio quando non vedono prospettive e il rapporto Svimez sottolinea come, rispetto alla media europea, a 15 paesi (posta uguale a 100), la dotazione di autostrade del Mezzogiorno è passata dal 1990 al 2015 da 105,2 a 80,7 nel 2015».

Secondo il govenatore della Sicilia, il rapporto Svimez conferma una certa disattenzione dello Stato per il Sud: «Le infrastrutture servono per lo sviluppo, ma questi numeri evidenziano come il Sud sia uscito dalle priorità degli esecutivi nazionali. Il mio governo sta facendo l’impossibile e i risultati si cominciano a vedere, a partire dal Pil che lo scorso anno ha ricominciato a crescere, mettendo a segno un incremento dello 0,5%, dopo il -0,3% del 2017. Così come ci conforta il dato che rileva la riduzione del tasso di emigrazione ospedaliera dalla Sicilia».

E ancora: «Ma le risposte che Roma deve dare a questi problemi – aggiunge Musumeci – tardano ad arrivare, visto che la legge di bilancio appena presentata, che ha al suo interno un intero pacchetto di misure destinate al Sud, in pratica destinerà alla Sicilia nel 2020 risorse aggiuntive per poco più di 35 milioni, mentre per la proroga del credito d’imposta per gli investimenti delle imprese che operano in tutto il Mezzogiorno, e sottolineo in tutto il Mezzogiorno, si mettono a disposizione soli 674 milioni».

Ecco la proposta del governatore siciliano: «Per questo dico che è arrivato il momento che il presidente del Consiglio convochi un tavolo per il Sud, dove tutte le Regioni siano chiamate a confrontarsi con il Governo nazionale per analizzare la situazione e mettere in campo politiche adeguate alle necessità del Meridione, comprese procedure celeri per velocizzare la spesa pubblica. Ormai è chiaro: quella che stiamo vivendo – conclude Musumeci – è una vera e propria emergenza nazionale, che se non verrà affrontata con la dovuta serietà rischia di travolgere l’intera nazione».