Circa 300 Comuni siciliani non hanno adempiuto alle norme relative alla raccolta differenziata, esponendosi in questo modo a delle maxi-sanzioni. Le amministrazioni morose infatti dovranno pagare una tassa aggiuntiva, che di conseguenza ricadrà in maniera proporzionale sui contribuenti nella forma di aumenti sulla Tari.
La norma non rispettata è una legge nazionale che prevedeva a partire dal 2017 il pagamento di un addizionale sul costo di conferimento in discarica per quei Comuni che non dovessero raggiungere il 65% di raccolta differenziata. La penale ammonta al 20% dell’addizionale che già esiste sulla tassa di conferimento in discarica.

Tutti i capoluoghi siciliani si trovano sotto la cifra target, e di molto, abbassando di conseguenza la media regionale. Secondo quanto calcolato dall’Assessorato ai Rifiuti, il comune di Palermo dovrebbe versare attorno a 280 mila euro all’anno in più di quanto fa abitualmente.
Le multe pagate dai Comuni che non hanno raggiunto il target viene redistribuita in forma di premio tra quelli virtuosi, che appena 10 giorni fa hanno ricevuto 5 milioni da parte del governo regionale.
Tra i Comuni adempienti, che segue la nostra redazione,vi sono Aliminusa, Pollina e Chiusa Sclafani, tutti con risultati di poco sopra la soglia del 65%.

E adesso la Guardia di Finanza sta indagando sui pagamenti a partire dal 2017: i sindaci che non hanno versato i contributi esatti ed i gestori delle discariche che hanno commesso irregolarità nel girare le somme alla Regione, potrebbero incorrere nell’accusa di evasione fiscale.

L’Anci, l’associazione dei Comuni, chiede di essere convocata ufficialmente negli uffici della Regione per discutere in maniera approfondita del problema con i dirigenti e cercare di trovare una soluzione al problema.

In questo contesto, torna attuale il dibattito sui migliori sistemi per lo smaltimento dei rifiuti. Le discariche, infatti, rappresentano la modalità più inquinante e meno efficace di eliminazione degli scarti che produciamo ogni giorno.

Alcune regioni, tra cui il Veneto, oltre a differenziare a percentuali decisamente superiori rispetto alla Sicilia, si è dotata di tre termo valorizzatori che gli permettono non solo di disfarsi della parte residua, ma anche di generare energia.

L’attuale dotazione impiantistica siciliana è assolutamente insufficiente per far fronte al problema dello smaltimento e come risultato le strade delle nostre città rimangono piene di cumuli di rifiuti.