Per la seconda volta consecutiva i sindaci, componenti il consiglio del Parco delle Madonie, fanno mancare il numero legale del consesso dell’Ente.
Salta l’assestamento di bilancio e con esso sono a rischio gli stipendi  dei dipendenti e la possibilità di risanare alcuni debiti fuori bilancio, concretizzatesi negli anni passati.
Il Commissario del Parco, Salvatore Caltagirone, ha convocato per il 25 gennaio scorso la prima adunanza, proprio per “assestare” le somme  assegnate dall’assessorato regionale Territorio e Ambiente, con atto deliberativo del 28 dicembre 2018.

L’unico sindaco che ha risposto all’appello di Caltagirone è stato il primo cittadino di Polizzi Generosa, Giuseppe Lo Verde.
Lo Verde è fuori dalla logica che ha indotto i sindaci dei Comuni del Parco ad ammutinarsi, anche per la seduta del 31 gennaio scorso.

Tuttavia, pare che il fronte dei sindaci capeggiati dal primo cittadino di Castelbuono si sia rotto; alla convocazione di giovedì 31 gennaio si sono presentati, oltre al vice sindaco di Polizzi Generosa, il sindaco di Caltavuturo, Domenico Giannopolo ed i delegati dei primi cittadini di Petralia Sottana e Pollina. Invano, non è stato possibile deliberare per la mancanza del numero legale.

Mario Cicero, su carta intestata del suo comune, lo scorso 25 gennaio avrebbe inoltrato al Commissario del Parco una richiesta di convocazione di Consiglio per il 7 febbraio prossimo, indicandone addirittura la location.

Totò Caltagirone

Secondo il primo cittadino di Castelbuono, proponente e primo firmatario della richiesta (nella stessa seguono i nomi dei 14 colleghi, compreso quello dell’ignaro Giuseppe Lo Verde), tra gli argomenti da trattate ci sarebbe anche una questione che lo riguarda in prima persona: la sospensione della delibera di Consiglio che eleggeva il vice presidente – Marcello Catanzaro, sindaco di Isnello – e lo stesso Cicero a componente del comitato esecutivo.

Nessun riferimento al procedimento cui è coinvolto, legato alla violazione di una norma ambientale, che lo vedrebbe implicato in un processo amministrativo, attivato dagli Uffici del Parco e penale, che sarebbe stato segnalato alla Procura termitana dal Corpo Forestale regionale.

I sindaci, molti ma non tutti, desiderosi –finalmente – di programmare la “gestione dell’ambiente, culturale, sociale ed economica dei Comuni aderenti al Parco”, scelgono la strada della “punta della spada” per tentare di mettere in difficoltà Caltagirone.

Per farlo, nella richiesta di convocazione del Consiglio del Parco, da tenersi sotto gli affreschi ottocenteschi di Giuseppe Patania a Palazzo dei Normanni, – sede dell’ARS – chiedono allo stesso Commissario di invitare il presidente della Regione e dell’ARS, l’assessore al Territorio e Ambiente ed i capo gruppo parlamentari.

I consiglieri del Parco delle Madonie dovranno accontentarsi della sede petralese e non della sala da ballo dei Borboni per manifestare il loro dissenso alla legittima sospensione – da parte dell’assessorato – dell’investitura di Cicero e Catanzaro.

Tuttavia, non potranno farlo nel corso dell’ennesima convocazione del 4 febbraio. A Palazzo Pucci ci sarà solo il tempo per approvare l’assestamento di bilancio ed adeguare i capitoli alla provvidenza residuale del 2018 deliberata, a dicembre scorso, dall’Ufficio dell’assessore Toto Cordaro.

Dovrebbe prevalere, alla logica dell’ammutinamento, il senso di responsabilità nei confronti dei dipendenti del Parco, che da gennaio rischiano di rimanere senza stipendio e di chi, a buon diritto, vanta un credito nei confronti di un Ente ridotto ai minimi termini dalla mala politica e dalla bramosia di occupare posti e poltrone.