La fine della tredicenne Natalìa Scorsone è una ferita aperta che ancora oggi brucia, fa male e stringe il cuore. Morta una notte d’agosto nel 2008 a Montemaggiore Belsito, folgorata da una scarica elettrica di un palo dell’illuminazione pubblica, Natalìa ha lasciato un vuoto immenso intorno a lei.

All’indifferenza del Comune, che sembra chiudersi in un ignorare silente e irrispettoso, quest’anno ha fatto eco l’istituto comprensivo Monsignor Arrigo. La scuola che Natalìa, con il suo sorriso, con i suoi occhi pronti a cogliere il mondo, frequentava ogni giorno prima di quella sera funesta.

Il 4 giugno si è svolta la Giornata Conclusiva per Lo Sport – Marcia per Natalia. Una giornata dedicata alle attività sportive, preceduta appunto da una marcia, da un cammino di solidarietà che vuole ricordare che il silenzio non dovrà mai calare su questa storia.

Alla marcia hanno partecipato gli alunni della scuola secondaria di primo grado e della scuola dell’infanzia, accompagnati dai propri genitori. Il corteo è partito alle 8,45 dalla sede centrale dell’istituto e si è recato sul luogo della tragedia, a pochi metri dalla piazza, dove ha liberato dei palloncini bianchi in aria.

E il Comune? Il Comune è sempre rimasto indifferente. A distanza di tanti anni non ci sono colpevoli, ma solo un modus operandi alla Ponzio Pilato: tutti se ne sono lavati le mani. Per salvare Natalìa Scorsone sarebbe bastato un salvavita, un sistema di protezione che, dicevano all’inizio le Istituzioni, sarebbe arrivato, prima o poi.

E invece, il silenzio. A a suggellare questo silenzio, la sentenza emessa dal giudice di Termini Imerese, che ha dichiarato prescritta la posizione per alcuni imputati e ne ha assolti altri. La prescrizione è scattata per Stefano Castiglia, ex sindaco di Montemaggiore Belsito e per i tecnici Felice Arena e Francesco Palazzo.

Palazzo, in particolare, era stato assolto perché “il fatto non sussiste”. Assolti anche gli ingegneri dell’Enel, Carmelo Catalano e Paolo Gullo. Tutti a casa, tutti con il cuore in pace. Mentre la madre e la sorella di Natalìa, costituitesi parte civile, sono state persino condannate al pagamento delle spese legali.

Natalìa è morta due volte: la prima per l’incuria del Comune che con un sistema di salvataggio che costava solo 12 euro, avrebbe potuto evitarne la fine. La seconda, undici anni dopo con la prescrizione firmata da una legge indifferente e colpevole a suo modo.

Come abbiamo detto in un precedente articolo, parlare di giustizia la politica è infatti ben accorta a non affrontare la questione in Parlamento. È come se non volesse esaminare, in particolare, il nodo della “prescrizione” attraverso l’approvazione di una Legge che renda giustizia a vittime e familiari.

Noi rimaniamo vicini a Natalìa e alla sua famiglia che abbiamo accolto in studio durante una puntata de #ILGIORNALAIO.