Tredici foto, che ritraggono alcuni anziani cittadini di Valledolmo, per raccontare i cambiamenti sociali ed economici che hanno attraversato questa piccola comunità madonita.
Si tratta del progetto fotografico di Gianni Nastasi, fotografo d’esperienza e presidente di Arvis Palermo, ancora visibile per qualche giorno lungo il corso principale della cittadina ai piedi delle Madonie.

“Maravigghia”, così si chiama, si innesta all’interno di un progetto più ampio, promosso dal liceo classico del luogo e finanziato con i fondi di democraza partecipata del Comune di Valledolmo, per rilanciare il territorio e creare un dialogo tra studenti, comunità e mondo circostante.

Il progetto è di Giuseppe Sangiorgi e ha visto, tra gli altri, la collaborazione di Basilio Vallone, insegnante del liceo coinvolto.

Gianni Nastasi ha dato il suo contributo dal punto di vista fotografico, dapprima tenendo un corso di fotografia ai ragazzi del paese, dopo realizzando tredici foto, per un totale di diciassette ritratti (due foto ritraggono due coppie e una tre persone) a valledolmesi di età compresa tra gli 85 e 95 anni.

Foto trasformate in gigantografie appese lungo il corso di Valledolmo e accompagnate da un pannello in cui si trova la stessa immagine in fomato più piccolo e il racconto del protagonista ritratto.

«Ho fotografato per appuntamento, in metà mattinata ho terminato. Le persone che ho ritratto – racconta a madonienotizie.it Gianni Nastasi – erano talmente naturali davanti alla macchina fotografica che ho esclamato: “È una maravigghia”. Da qui il titolo della mostra».

«Più che i mestieri antichi, queste foto raccontano la persona. Ad esempio – aggiunge Nastasi – mi ha colpito la storia di una coppia, un uomo e una donna, ancora oggi innamoratissimi. L’ho ritratti con il numero 60 alle spalle, gli anni del loro matrimonio. La donna guardava così tanto ancora innamorata il marito, che mentre fotografavo le ho dovuto dire: “Signora, però guardi anche me”».

«Altra storia che mi ha colpito – racconta infine Gianni Nastasi – è quella di due sorelle, tutte e due laureate in Farmacia. Facendomi un calcolo, ho pensato che negli anni in cui si sono laureate non c’era la mentalità di vedere una donna andare a Palermo per studiare. Mi hanno raccontato che per il padre era tempo inutile e che la madre invece le incitava».

Insomma, pezzi di storia che raccontano un territorio e per bocca di chi quel luogo, con tutti i suoi mutamenti, lo vive da quasi un secolo.