Si è aperto ieri il dibattimento del processo contro Ignazio Sausa e Matteo Gnoffo, legali rappresentanti dell’associazione Madonie Soccorso Onlus.
Il giudice monocratico del Tribunale di Termini Imerese, Vittorio Alcamo, dovrà stabilire le responsabilità degli imputati in ordine ad una presunta evasione fiscale.
Secondo quanto rilevato dalla Guardia di Finanza, l’associazione avrebbe dovuto versare imposte per 130 mila euro, relativamente agli anni 2013 e 2014.
L’associazione, che si occupa anche del trasporto dei dializzati – in convezione con l’Asp di Palermo – secondo gli accertamenti delle Fiamme Gialle, nel 2013 ha ricavato 640 mila euro, con dei costi pari a 391 mila euro. L’utile accertato è di 185 mila, per il quale gli amministratori avrebbero dovuto versare all’erario 73 mila euro.

Nel 2014, secondo quanto è emerso in Aula, i ricavi si sono attestati a 605 mila euro, con 396 mila euro di costi. I militari hanno calcolato un utile di 149 mila euro e un imposta evasa e contestata di 57 mila euro.

Contestati anche i rimborsi spese erogati ai volontari.
Per la Guardia di Finanza, i soci in quegli anni non avrebbero svolto attività di volontariato, bensì lavoro dipendente a tutti gli effetti.

La Onlus, secondo quanto dichiarato dalla segretaria dell’associazione Concetta Maria Sparacio (’52)  – persona di fiducia di Sausa, sentita come teste – ha una sede a Cefalù e due autoparchi: uno a Palermo in via Santa Maria di Gesù e l’altro a Petralia Soprana (SS 120 – Madonnuzza), sede operativa per le dialisi.

Dagli autoparchi si coordinano i servizi anche per le ambulanze che l’associazione mette a disposizione, in caso di infortunio, nel poligono di tiro della Guardia di Finanza (pare che abbiano avuto un affidamento diretto) e dell’Ippodromo di Palermo.

Sausa e Gnoffo sono difesi dagli avvocati Sanfilippo e Di Marco. Prossima udienza, sempre nell’aula A, il 9 dicembre, saranno sentiti alcuni volontari della Onlus.