Dopo quattro anni di indagini ed un processo presieduto dal giudice onorario Fabio Stuppia, Giuseppe Cimino, titolare del lido Poseidon di Cefalù, è stato assolto. Ne ha dato notizia il suo difensore, Giovanni Condello.
Secondo la ricostruzione dei fatti la struttura balneare del lungomare di Cefalù era stata sequestrata il 7 aprile 2015 dalla polizia, perché sprovvista dell’autorizzazione paesaggistica.
L’avvocato in una nota ha tenuto ad evidenziare che “il sequestro rientrava all’interno di un’indagine denominata Spiagge Libere, promossa dal Commissariato di polizia e che ha interessato il sistema di gestione del demanio marittimo cefaludese”.

Per dovere di cronaca va precisato che l’operazione di polizia, convenzionalmente denominata “Spiagge Libere”, non ebbe nulla a che fare con la vicenda giudiziaria per la quale il Cimino è stato assolto dal giudice Stuppia, presso il Tribunale di Termini Imerese.
Infatti quel processo è scaturito da accertamenti eseguiti dalla polizia municipale di Cefalù.

Invece, ci risulta che l’inchiesta “Spiagge Libere” portò la Procura della Repubblica a contestare reati gravi quali la corruzione.
Il filone d’inchiesta, coordinato dalla Procura della Repubblica con l’ausilio del personale del Commissariato di Cefalù – alle dipendenze del vice Questore Manfredi Borsellino – seguì un altro percorso su altri fatti simili che hanno fatto scaturire un altro procedimento a carico di Cimino.

L’amministratore del lido Poseidon, rinviato a giudizio a seguito delle indagini di Borsellino, sarebbe stato condannato in primo grado e il procedimento pende in secondo grado presso la Corte d’Appello di Palermo.

Insieme a Giuseppe Cimino coinvolto nelle indagini ci sarebbe anche il figlio, che di fatto gestiva il lido cefaludese. Su di lui pende un giudizio per la stessa vicenda in cui è stato condannato in primo grado l’amministratore del lido.

 

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