«Lo Statuto siciliano agli articoli 36 e 37 prevede, a differenza delle altre regioni a Statuto speciale, l’integrale attribuzione di ogni tributo erariale con esclusione delle imposte di fabbricazione, – accise, ndr –  nonché i monopoli, i tabacchi e lotto», lo afferma il professore Riccardo Compagnino, un cultore di finanza pubblica.
Con l’articolo 1 (comma 832) della Legge 296/2006 anche i proventi delle accise sono stati riconosciuti alla Regione Siciliana.

Compagnino mette il dito sulla piaga dei conti pubblici siciliani ed in particolare su ciò che non viene erroneamente contabilizzato ai fini del bilancio; ad esempio  con particolare riferimento al bilancio siciliano 2016/2018: «il tributo maturato è di 20 miliardi 676 milioni di euro, – dichiara – nel bilancio l’importo delle entrate fiscali fu di 7 miliardi 615 milioni di euro».

Abbiamo verificato la denuncia del professore, la sua coraggiosa dichiarazione è riportata nell’allegato “A”, pagina 39, della delibera di Giunta N 318/15.

«Rispetto ai dieci decimi, statuariamente previsti, – afferma Compagnino –  in quel bilancio furono considerati i 5,4 decimi di IRPEF e i 2,8 decimi di Iva, entrambi calcolati sul riscosso».

Alla Sicilia è universalmente riconosciuta la capacità delle “mezze parole”, dei discorsi a metà e la grande capacità di complicare anche i discorsi più semplici.

Condizione che fino ad oggi ha permesso allo Stato, di cui è bene chiarire il concetto che non siamo debitori di niente – al massimo il resto dell’Italia deve alla Sicilia ed ai siciliani una montagna di euro – di giocare con i termini: “riscosso” e “maturato”.

A tal proposito l’esperto chiarisce, sinteticamente, l’annosa questione: «le entrate fiscali sono di spettanza, competono ai territori nei quali si manifesta l’acquisto del bene e servizio offerto. Conseguentemente ad un territorio non devono essere riconosciute le entrate fiscali riscosse nello stesso territorio bensì quelle maturate nel territorio».

«Non si tratta di irrilevanti differenze basti pensare alla imposizione fiscale  sulle società che in atto è incassata dal territorio dove ha la sede legale/fiscale quella società,  ma la cui produzione e/o vendita avviene però  in altri territori», continua Compagnino.

«Uguale considerazione riguarda l’IVA e tutte le altre forme di imposizione diretta ed indiretta. La Sicilia dal 1971 – anno della riforma fiscale che tra l’altro mutato alla radice i principi tributari trasformando le imposte da reali ( alias territorio) a personali ( alias la sede fiscale del contribuente), ndr – ha avuto sottratte ingentissime  risorse finanziarie dei siciliani», afferma senza mezze parole il professore.

«Tutto ciò è avvenuto perché da allora i rappresentanti politici siciliani non hanno realizzata, – incalza l’esperto – non si sono impegnati per la sua realizzazione, la previsione dell’art.12 della legge delega n. 825/1971 che prevedeva il coordinamento della legge statale con le disposizioni statutarie siciliane. – conclude – Anche in questo modo si è violato lo Statuto».

Riccardo Compagnino

Per quanto riguarda IVA e IRPEF (c’è dell’altro), Compagnino ha tenuto a sottolineare un’altro aspetto che mortifica i siciliani: «un punto decimale di IRPEF, maturata in Sicilia vale, sui 790 milioni di euro; un punto decimale di IVA maturata in Sicilia vale sui 550 milioni di euro».

A tal proposito fino ad oggi alla Regione Siciliana sono stati riconosciuti i 3,64/decimi di Iva ed i 7,10/di Irpef, sui dieci/decimi previsti dalla Legge e dallo Statuto (un obolo a saldo e stralcio), ma solo dopo una serie di viaggi della speranza di politici e burocrati che raggiungono gli Uffici del ministero per trattare su ciò che che spetta di diritto ai siciliani.

Ed il resto perché non viene riconosciuto cache ai siciliani che devono patire continue carenze di servizi in tutti i settori?

«La Commissione Europea, in ultimo con la comunicazione COM (2016) 148 final del 7/4/2016, – incalza Compagnino – ha ribadito il principio dell’imposizione nel paese di destinazione dei beni per confermare la flessibilità impositiva concessa agli Stati membri».

È il caso di ribadire che in Sicilia accade tutto il contrario di tutto, anche questo ci riconoscono in tutto il pianeta.
Per meglio comprendere, anche, le sconvolgenti dichiarazioni di Compagnino: gli Enti preposti negli ultimi anni hanno concesso Lidl, colosso della grande distribuzione, ben 45 autorizzazioni per l’avvio di grandi supermercati.

L’Iva e l’IRES (Imposta sul REddito delle Società) dove viene versata? Non in Sicilia, contrariamente a ciò che raccomanda al Commissione europea.

Nei palazzi della politica siciliani qualcuno ha mai rivendicato questo diritto? Con quali risultati?

«La prerogativa autonomistica siciliana indirettamente è confermata dalla ben nota sentenza della Corte di giustizia C- 88/03 del 6 settembre 2006», chiosa il professore, soffermandosi sugli aspetti finanziari e fiscali della Regione siciliana: «possono essere affrontati esclusivamente per il tramite dell’intervento della Commissione paritetica prevista dall’art. 43 dello Statuto».

Il cane che si morde la cosa in quanto, come afferma lapidamente Compagnino: «gli accordi tra la Regione e lo Stato, anche se successivamente inseriti in Leggi, violano la norma costituzionale rappresentata dallo Statuto siciliano».

Tutto questo non è legato a nessuna “fattura”, fatta al popolo siciliano.

Piuttosto all’incapacità dello stesso di scegliere rappresentanti autorevoli e capaci di far valere il proprio mandato elettorale.

 

 

Istituzione delle Zone Franche Montane,
le aree montane della Sicilia perdono opportunità da:

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