Il sindaco di Gangi Francesco Migliazzo ha presentato alla comunità la nuova giunta di governo del borgo, tuttavia non ha chiarito le vere ragioni della crisi che ha causato, in tutte le sue sfaccettature, secondo lo stesso Migliazzo, «un danno d’immagine al nostro paese, una gogna mediatica», e ancora «una campagna denigratoria eccessiva».

Migliazzo si presenta alla comunità gangitana a distanza di due anni dagli ultimi comizi elettorali. «Sono stati mesi particolari, di grande tensione», ha affermato il primo cittadino.

Nel complesso niente di nuovo rispetto a quanto si è scritto in queste settimane, cose e ragionamenti che al sindaco «interessano poco».

Migliazzo è stato da sempre consapevole delle criticità e dei campanelli d’allarme che l’avrebbero messo in guardia sul rocambolesco epilogo del progetto politico “SiAmo Gangi”. Fin dalla prima «tegola che si abbattuta sulla lista», ovvero le dimissioni di Nino Blando.
«Frutto di un malessere – racconta il sindaco – un segnale non colto».

Per il resto, un concentramento di accuse, a percussione, sull’ex presidente del Consiglio, Roberto Domina.

Quest’ultimo, secondo Migliazzo, avrebbe «tolto tempo alle attività da dedicare al Consiglio comunale» e, tra le altre stilettate che vi abbiamo minuziosamente raccontato, ha rimandato al contenuto della mozione di sfiducia, presentata dai sei consiglieri che sono rimasti al suo fianco.

Accuse surreali, all’indirizzo di Domina, secondo qualcuno. Sfiorato invece nel ragionamento, il vero soggetto responsabile della débâcle.

Da un lato Giuseppe Ferrarello, secondo il comiziante, sarebbe stato l’autore – a vario titolo – di tutti i finanziamenti di cui il Comune di Gangi è  beneficiario negli ultimi ventiquattro mesi; dall’altro invece sarebbe stato reo di non avere avuto «rispetto dei ruoli».

Insomma Ferrarello, per la sua creatura politica, sarebbe stato invadente e ingombrante.
“Buono” solo per portare risorse e visibilità alla comunità, poi avrebbe fatto meglio a riporsi in un cassetto del comò. Almeno nelle ore di luce.

Neanche questa è una novità. Di aneddoti in questi mesi ne abbiamo raccontati fin troppi.

Migliazzo ha fatto un elenco di obiettivi centrati dalla sua amministrazione, sottolineando altresì, in via cautelare, che per il prossimo futuro gli eventuali insuccessi saranno da addebitare ad altri.

In primo luogo al commissario straordinario, che rappresenta il Consiglio comunale e magari alla burocrazia, che avrebbe iniziato a “storcere il naso” per il nuovo corso politico in atto.

Il sindaco di Gangi, l’unico rimasto, cerca di difendersi a tutto tondo e di giustificare le ragioni per le quali non ha rassegnato le dimissioni.
«Per senso di responsabilità – secondo Migliazzo – due commissari al Comune sarebbero stati troppi, la comunità gangitana non lo meritava».

Non parla nessun ex consigliere comunale, rimasto a vario titolo accanto al sindaco, anche sul palco, attivi solo a porgere l’acqua all’emozionato sindaco.
Non hanno parlato della richiesta di revoca al presidente del Consiglio comunale. Toccava a loro piuttosto che al primo cittadino.

Ma una cosa è certa. A fine anno questa amministrazione farà un pit stop. Lo ha anticipato il sindaco, con estrema chiarezza: «faremo una verifica dei risultati raggiunti per decidere insieme se continuare fino alla fine del mandato o per rassegnare le dimissioni e permettere alla comunità  di rieleggere, nella prossima primavera, una nuova amministrazione».

Migliazzo, tuttavia, non ha esplicitato i tempi di risoluzione in merito alla vicenda della non potabilità dell’acqua e reticente sulla sua presunta incompatibilità, sollevata nei mesi scorsi da un esponente del Movimento 5 Stelle.

Cose serie. Più serie delle vere ragioni della crisi.