Si è celebrato oggi, dalle ore 12:00 in seconda convocazione, come da programma – e con un aula consiliare gremita prevalentemente da giovani il civico consesso gangitano che portava all’ordine del giorno la sfiducia al presidente del consiglio comunale, Roberto Domina.
Due gli epiloghi di questa mattinata di mediocre politica. La prima che Domina rimane al suo posto, sfiduciato nella sostanza e la seconda che a sorpresa si è dimessa l’assessore Concetta Quattrocchi, delegata ai rapporti con il consiglio ed alla pubblica istruzione.

Nessun documento politico consegnato al segretario comunale, le ragioni delle parti sono state affidate alle emozioni ed all’interpretazione del notaio della seduta, che non potrà di certo riportare tutti i ragionamenti fatti.

Domina, pro domo sua,  ha scelto di difendersi attorniato dai consiglieri che non hanno firmato la mozione di sfiducia, sostenuto anche dal vice presidente del consiglio, Carmelo Nasello, che ha presieduto l’assise e si è determinato, per delle ragioni che non ha saputo spiegare, a convocare il consiglio comunale in una curiosa fascia oraria.

Nasello a conclusione di tutti gli interventi dei consiglieri, “spogliandosi” dal ruolo di garante della seduta, ha iniziato una sorta di arringa difensiva pro-Domina, suscitando le proteste degli sfiducianti che hanno abbandonato l’aula.

I sei consiglieri sono rientrati pochi attimi prima che iniziasse l’intervento del sindaco, Francesco Migliazzo.

Migliazzo ha difeso l’operato dell’amministrazione e dei suoi collaboratori, tuttavia, non ha parato il vice sindaco, aspramente criticato – per l’assenza in questa circostanza – dal consigliere Giandomenico Lo Pizzo, già capo dell’unico gruppo consiliare “SiAmo Gangi” ed oggi componente del neo gruppo “Il paese futuro”.
Il primo cittadino, visibilmente imbarazzato, ha informato i consiglieri che gli assessori avrebbero rimesso il mandato nelle sue mani e che lo stesso nelle prossime ore verificherà se si sono le condizioni per andare avanti e rilanciare l’azione amministrativa. In caso contrario non avrà altra scelta che consegnare alla segretaria comunale le irrevocabili dimissioni e la Fascia alla cittadinanza.

La ferita in consiglio comunale è troppo profonda per ricercare una soluzione politica alla crisi ed il presidente Domina non ha fatto niente per ricucire o per costruire un ponte tra le parti visibilmente avverse, nel corso del suo intervento.
La scelta del posto, per le sue dichiarazioni e l’atteggiamento di sufficienza rispetto a chi, a parer suo, non ha la competenza per il ruolo ricoperto, non saranno d’aiuto a Migliazzo.

Per l’assessore Ignazio Sauro, che avrebbe garantito il sostegno al primo cittadino fino all’approvazione del bilancio di previsione – che tra l’altro dovrebbe prevedere le somme necessarie alla depurazione delle acque che adducono al serbatoio di via Castello – non tutti i mali vengono per nuocere.
«Gangi non vive una crisi politica da anni, tutto questo è segno che la comunità è viva», ha sostenuto l’assessore alla cultura ed alla trasparenza amministrativa.
Si potrebbe ripartire dalle decine di giovani che hanno seguito con attenzione il civico consesso.

Prima del voto il colpo di scena. Concetta Quattrocchi, che non avrebbe gradito la posizione del sindaco a netto favore de “Il paese futuro”, a sorpresa chiede la parola: «Da quando si è dimesso il collega Nino Blando non c’è più gioco di squadra ed abbiamo perso di vista il progetto di SiAmo Gangi.  Vivo un disagio che non posso più sostenere. Senza rimpianti, ringrazio tutti e ritorno, a tempo pieno, al mio lavoro ed alla mia famiglia».
Prima di lasciare consegna al segretario le “dimissioni da assessore comunale”: l’unico documento politico del giorno. 

L’esito della votazione invece non era del tutto scontato: sei favorevoli alla revoca del presidente, quattro contrari e due  astenuti. Nel paese delle meraviglie. Nel Borgo più Bello d’Italia invece lo scontro finisce in parità.
“Cicerone”, che per tutto il tempo si è rivolto al pubblico e non alla presidenza ed ai consiglieri comunali, ha votato la fiducia a se stesso, con il sostegno di chi ha presieduto la seduta.

Nell’aula aleggiava lo “spettro” del vice sindaco. Informato, via etere, in tempo reale.