È stata un’operazione lunga, ma all’alba di oggi, la Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento di Fermo di Indiziato di Delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo, fermando 34 soggetti: fratturavano ossa per truffare le assicurazioni.

Gli individui facevano parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di frodi assicurative tramite la mutilazione di persone.

La misura restrittiva eseguita oggi raccoglie i frutti delle indagini che già lo scorso 8 agosto 2018 avevano portato la Procura di Palermo ad emettere un primo decreto di Fermo, noto alle cronache come operazione “Tantalo”.

L’operazione aveva portato in carcere 12 persone, indiziate di avere dato vita ad un gruppo criminale specializzato nell’organizzazione di truffe assicurative messe in atto simulando sinistri stradali.

Nei sinistri messi in scena la parte principale era recitata da soggetti che vi figuravano come parti lese, persone per lo più di giovane età, adescate tra disoccupati al limite della povertà, tossicodipendenti, affette da problemi di alcolismo e ritardi psichici, che dietro compenso accettavano di farsi rompere le ossa e partecipare alle truffe.

Costruita la “sceneggiatura” del falso incidente, le “vittime compiacenti” venivano trasportate in locali nella disponibilità dei malviventi.

Appartamenti o magazzini che diventavano location delle “cure” dei sodali più violenti e pericolosi, gli “spaccaossa” incaricati della spaventosa fase della frattura delle ossa dei malcapitati.

Estremamente collaudato risultava, in tal senso, il metodo utilizzato dagli associati: le “vittime” venivano blandamente anestetizzate con del ghiaccio o con farmaci.

Gli arti appoggiati in sospensione tra due blocchi di pietra o cemento, poi veniva lanciata con violenza, sulla parte dell’arto sospesa, una borsa piena di pesi in ghisa o di grosse pietre, in modo da provocare fratture nette, e possibilmente scomposte (poiché produttive di un più ingente risarcimento).

Le “vittime”, in preda a lancinanti dolori, venivano trasportati presso gli ospedali cittadini, all’interno dei quali la gestione della frode passava nelle mani di altri sodali, che si facevano carico di vigilare sui ricoverati.

Le diverse squadre di spaccaossa intrattengono rapporti “d’affari” con i diversi acquirenti delle pratiche attivi in città.

Ciascuno operava secondo una differente “competenza” territoriale, individuata in base ai rapporti con i referenti locali della criminalità organizzata.

Il compendio delle indagini si riassume in un totale di 162 capi di incolpazione provvisoria. Nell’ambito dello stesso procedimento penale rimangono indagati, oltre ai 36 fermati, 211 soggetti, tra i quali figurano anche medici, periti assicurativi e avvocati.