Questa mattina la Sicilia  si è risvegliata sommersa dalla neve. Continua a nevicare ad Enna, sui Nebrodi, sulle Madonie e in quasi tutti i Comuni montani sull’Etna.
Se nelle Petraliae, a 1100 metri di altitudine, da tempo non si registravano mezzo metro di neve per le strade con le auto interamente ricoperte, a Santa Margherita del Belice o a Partanna – a poco più di 400 metri sul livello del mare e per giunta molto più a Sud – i cittadini dicono di non ricordare simili precipitazioni nevose.

Complice il periodo delle vacanze, le informazioni scarseggiano. Ai Tg nazionali il Sud non fa notizia, men che meno la Sicilia, e la notizia dell’ondata di gelo va in coda, largamente minimizzata.
La Protezione civile siciliana nel tardo pomeriggio del 3 Gennaio dirama l’allerta: verde (“generica vigilanza”) per quasi tutto il territorio regionale, e giallo (“attenzione”) per alcune aree, essenzialmente le aree settentrionali delle province di Messina e Palermo.

Le precipitazioni nevose, però, superano di molto quelle che i sempre meno affidabili servizi meteo offerti da tv e app indicano come “modeste” o addirittura non previste come appunto per le cittadine del Belice.
Invece la neve è arrivata in riva al mare, da Termini Imerese a Cefalù e da Acireale a Mazara del Vallo. Decine gli incidenti automobilistici dovuti alle strade ghiacciate che, in assenza di catene o copertoni invernali, sono registrati in tutta la Sicilia: da Partanna, con tamponamenti a catena, all’autostrada Messina-Palermo, a Caracoli, sull’A19, con auto e furgoni carambolati sull’autostrada sotto la neve e l’intevento dell’elisoccorso all’altezza di Tusa.
Ma anche animali lasciati nei campi che adesso si cerca di portare al riparo e numerose strade chiuse o inagibili.

Nel trambusto dell’emergenza una bella notizia: il felice parto a casa di una bambina a Marianopoli dove, con l’aiuto dell’unico infermiere del piccolo centro abitato, una donna ha partorito a casa con il Comune isolato a causa della neve.

Da mesi, a parlare di trend meteo-climatico completamente cambiato è Mario Pagliaro, lo scienziato del Cnr che lo scorso Febbraio, in piena siccità, previde l’arrivo di una prolungata stagione di piogge.
Pagliaro, sostenitore della fondazione della società  pubblica Meteo Sicilia,  è da poco il nuovo coordinatore del comitato scientifico di Legambiente in Sicilia. Lo scienziato ha ribadito che alla Sicilia serve subito il suo servizio meteorologico regionale.

Siamo tornati a intervistarlo.

Perché la popolazione non era informata?
«Perché in assenza di un servizio meteorologico regionale ci si affida alle previsioni delle App dei cellulari e di siti web la cui accuratezza ormai dovrebbe essere chiara a tutti.
Non mi fraintenda: esistono, anche in Sicilia, siti web e giovani meterologi di grande valore che sono stati fra i pochi a prevedere l’entità della neve in arrivo portata dall’ondata di gelo polare che, peraltro, è ben lungi dall’essere concluso. Ma sono poco conosciuti e quindi parlano a pochi. Io stesso ogni tanto informo amici e conoscenti attraverso un paio di social network, e ho informato dell’ondata di gelo in arrivo l’assessore Pierobon. Ma è chiaro che non può essere un servizio affidato alle iniziative dei singoli».

Come dovrebbe funzionare, allora, il sistema di informazione alla popolazione?
«Utilizzando il web, cui ormai ricorrono tutti, per veicolare previsioni meteo di alto dettaglio realizzate dai meterologi della Regione con ampia affidabilità nell’orizzonte delle previsioni a brevissimo termine (24-48 ore) al dettaglio territoriale dei 3-10 km. E poi, durante gli eventi come quelli di ieri e di oggi, nell’orizzonte del cosiddetto nowcasting (1-3 ore) al dettaglio territoriale dei 2-3 km».

E’ possibile realizzare una previsione di medio periodo: possiamo comprendere che inverno dobbiamo attenderci, oppure si tratta di previsioni del tutto inaffidabili?
«Le previsioni stagionali, nel lungo termine dei 3 mesi, hanno un elevato grado d’incertezza e si basano su modelli climatici ma sono fondamentali per fornire agli operatori dei settori agricolo, turistico e ambientale – cioè quelli centrali per il futuro della Sicilia — uno strumento nuovo per orientarli nelle loro decisioni. In pratica, si prova ad anticipare la tendenza climatica partendo da una serie di indici climatici globali come gli indicatori solari, troposferici ed oceanici, che vengono combinati fra loro per individuare le possibili circolazioni atmosferiche da 1 a 3 mesi».

Perché sarebbero fondamentali per lo sviluppo della Sicilia?
«Perché è ormai evidente che l’economia e lo sviluppo della Sicilia dipendono dallo sviluppo del turismo, dell’agricoltura e della bioeconomia. Sono settori eminentemente influenzati dalle condizioni meteo, e poter prevedere accuratamente il tempo nel brevissimo e breve periodo, e almeno come andamento nel lungo termine, ha un’importanza cruciale per sostenere le attività degli operatori di questi settori strategici.
È per questo che la Regione deve provvedere subito. La Regione Siciliana deve promuovere immediatamente la fondazione di una società pubblica, la Meteo Sicilia, per l’appunto. Con voi di Madonie Notizie ne abbiamo parlato la scorsa estate, nel corso di un intervista.
“Meteo Sicilia” è diventata un’emergenza ed il Governo regionale deve provvedere subito. A tal proposito è in atto un’interlocuzione, al CNR siamo pronti ad aiutarlo. Vedremo cosa accadrà. Lo sviluppo economico passa dalla capacità di dotarsi di strumenti scientifici moderni al servizio della collettività».

Posso chiederle cosa intende per bioeconomia? Se ne sente molto parlare, ma non ho ancora capito cosa sia.
«Certo. È l’industria che produce i molteplici beni e materiali necessari ai vari comparti dell’economia non più dal petrolio, ma dalle risorse biologiche, e in particolare dalla biomassa non destinata all’alimentazione come gli scarti lignocellulosici, quelli agricoli, e quelli dell’industria alimentare.
A Castelvetrano, Licata e Siracusa quest’anno si registrano i primi raccolti di Stevia, una pianta preziosa da cui si ottiene il miglior edulcorante naturale conosciuto: quello con cui sostituire tutti gli edulcoranti sintetici ottenuti dal petrolio. È una coltura tanto redditizia quanto delicata, e la possibilità di conoscere bene e prima le condizioni meteorologiche diventa evidentemente cruciale. 
È solo un esempio. Ma ce ne sono già tanti altri, in Sicilia: dai polifenoli delle olive ottenuti dalle acque di vegetazione ai bioprodotti ottenuti dalle pale del ficodindia».