La crisi politica, quella economica si è manifestata già da tempo, che nelle scorse ore ha investito il Comune di Gangi ha quasi raggiunto la vetta.
Affonda le radici nella scelta ardita di presentarsi agli elettori con una sola lista, “SiAmo Gangi”, apparendo, per circa due anni, con l’immagine di famiglia da “Mulino Bianco”.
Tuttavia, il gioco di squadra, auspicato in campagna elettorale, si sarebbe attuato “in sporadiche occasioni”. Nei mesi trascorsi si sarebbe perso di vista il progetto, quindi la ragione che ha tenuto insieme il gruppo.

Insomma, non è bastata la “medicina” somministrata ai consiglieri comunali ed agli assessori, dall’anima della compagnie, Giuseppe Ferrarello: “croce” e delizia del sindaco Francesco Migliazzo.

La “porzione magica”, nel tempo, avrebbe avuto degli effetti collaterali, sull’assessore Nino Blando e sul capo gruppo consiliare Giovanna Farinella, ed ai giorni nostri: sull’assessore Concetta Quattrocchi e sui sei consiglieri comunali. Tutti dimessi,  dal 2018 a ieri.

Le dimissioni più clamorose sono state quelle presentate in massa nella giornata di ieri, da parte dei sei consiglieri di “SiAmo Gangi”, vicini al presidente del consiglio, Roberto Domina, uscito indenne da una richiesta di revoca, discussa in consiglio domenica scorsa.

Secondo il sindaco, Francesco Migliazzo, «le dimissioni dei sei consiglieri comunali, che hanno suggellato la crisi politica e istituzionale sono un atto irresponsabile».

Roberto Domina, Carmelo Nasello, Giovanna Farinella, Salvatore Nasello, Patrizia Dinolfo e Giuseppe Mantegna, secondo il primo cittadino di Gangi, si porteranno a vita il fardello di avere arrecato «un danno di immagine» e di avere «screditato le istituzioni che siamo stati chiamati a rappresentare».

Sarebbe pregiudicata «l’approvazione del Bilancio, strumento fondamentale di programmazione economica e politica», afferma Migliazzo.
La scelta dei sei giovani consiglieri, quasi tutti alla prima esperienza politica, risulterebbe incomprensibile non solo all’amministrazione attiva, rappresentata da Migliazzo, ma anche a «tantissimi cittadini».

Tutti accusano i neofiti, guidati dall’ex presidente, – che si è dichiarato di provata esperienza politica e amministrativa – di avere abbandonato la nave. Le dimissioni, afferma il primo cittadino: «potevano essere rimandate all’indomani dell’approvazione del bilancio, evitando così conseguenze la cui entità non è ancora prefigurabile ma che potrebbero essere molto gravi per la nostra comunità».

Migliazzo è deluso, non lo nasconde: «ognuno risponde delle proprie decisioni politiche – chiosa –  e se ne assume la responsabilità di fronte ai cittadini».

Al momento ha un solo obiettivo: definire l’iter di approvazione del bilancio di previsione in giunta per poi passarlo al Commissario, che l’assessorato agli Enti Locali dovrebbe nominare nelle prossime ore, a seguito delle dimissioni dei sei consiglieri e la conseguente decadenza degli altri sei, che hanno sottoscritto la sfiducia a Domina (si verifica la condizione dell’impossibilità di surroga per mancanza di candidati ulteriori rispetto agli eletti).

Al sindaco del Borgo non resta altro da fare che verificare le condizioni di governabilità della comunità e della burocrazia, per i prossimi tre anni, fino alla scadenza del mandato.

Tuttavia, fin da subito, dovrà ragionare con il suo mentore, il vice sindaco Giuseppe Ferrarello, anche in vista dell’annunziato «complessivo rimpasto della giunta comunale», vetta della complicata crisi.

Cosa farà della “paterna autorità” che l’ha generato? Lo licenzierà con un grazie? Ferrarello andrà via, accettando la sconfitta? Oppure, per salvare l’immagine del potestà gangitano, subito dopo il varo del bilancio previsionale, andranno via insieme indossando per l’ultima volta la fascia tricolore?

Migliazzo ha fatto sapere che azzererà la giunta ma non i criteri che adotterà per la ricomposizione, il suo vice potrebbe riottenere il posto in prima fila.
La presenza in giunta di Ferrarello è legata all’occupazione di tante “caselle” a livello territoriale.
Il suo nome – o di un fedelissimo – sarebbe oramai ritenuto onorario in tutti gli Enti o/e società sovra comunali.

L’uscita di scena dalla politica attiva di Gangi metterebbe il vice sindaco automaticamente fuori da tutto. Compreso dall’agognata nomina a presidente dell’Ente Parco delle Madonie.

Giuseppe Ferrarello ha l’età anagrafica per accettare tutto questo e ritirarsi sul monte san Calogero?