I professionisti delle rapine  hanno certamente catalogato  la cittadina alle porte del Parco delle Madonie come “sicura” per le loro operazioni “chirurgiche”.
Negli ultimi anni, infatti, hanno messo a segno ben cinque colpi, tutti nel centralissimo corso Mazzini. Nello specifico, una gioielleria e l’agenzia della Banca di Credito Cooperativo si contendono il triste primato per numero di assalti.
Tra il  2005 e il 2014 , la signora Melina Pagano si è vista portare via circa centomila euro di oggetti preziosi.
I rapinatori sono stati tutti assicurati alla giustizia ed è in corso il processo. Una parte della refurtiva è stata rinvenuta e la Pagano avrebbe riconosciuto la sua quota che, tuttavia, non le è stata ancora consegnata per via delle lungaggini processuali.
Alla “San Giuseppe” invece hanno trovato valuta contante. Nel 2014,  settantamila euro il 17 luglio e circa duemila il 26 settembre.
Anche in questo caso i quattro rapinatori sono stati assicurati alla giustizia, grazie alle meticolose indagini dei Carabinieri del Nucleo Operativo di Petralia Sottana, coordinati da sottotenente  Giuseppe Belligno. Un tatuaggio sul polso di uno dei rapinatori ha messo gli inquirenti sulla pista giusta.
Uno dei ladri, infatti, avrebbe messo la “rosa spina” in bella vista sul suo profilo Facebook.
La raffinata arte di due rapinatori si è manifestata ancora il 12 aprile scorso, presso l’ufficio postale di corso Mazzini, al civico  53.
I due malviventi si sarebbero infiltrati dentro l’edificio mentre i dipendenti erano impegnati a caricare il bancomat.
Un colpo da maestri, a viso coperto ed armati di piede di porco.
Uno scacco matto in tre mosse e in pochissimi secondi si sono dileguati dalla porta del retro dell’ufficio, raggiungendo, a monte, la parallela di via Leone XIII.
Una via riportata nel “manuale del buon rapinatore”. Sarebbe quella abitualmente utilizzata per far perdere le tracce.

Nel sacchetto di carta avrebbero riposto circa ventottomila euro
, contati mentre raggiungevano l’autostrada, a pochissimi chilometri di distanza.

Anche questa volta i Carabinieri della locale stazione e del Comando della Compagnia, da qualche mese guidato dal capitano Daniele Nardone, sono sulle tracce dei due ladri.

I militari stanno vagliando  le immagini dei sistemi di sorveglianza, installati lungo i tratti di strada interessati.
Nonostante la  riconosciuta “professionalità” , pare che i due rapinatori abbiano lasciato qualche traccia che potrebbe portare
 i Carabinieri a centrare ancora una volta il bersaglio.

Questa la cronaca.

A Castellana Sicula si pone, oggi ancora di più, un problema legato alla sicurezza e non solo per le visite, certamente non gradite, che la comunità riceve quasi con cadenza annuale.

È noto a tutti come sia diventata una piazza di spaccio di sostanze stupefacenti.

Nonostante l’infaticabile lavoro dei Carabinieri in forza alla stazione, al comando del maresciallo Michele Ciccone, da quello che possiamo osservare i militari non sono bastevoli per fronteggiare le esigenze di un paese posto alle porte di un territorio, obiettivo noto ad un certo tipo di malviventi.L’amministrazione comunale, oramai specializzata nel coordinamento ed organizzazione di eventi religiosi, dovrebbe farsi pure carico di avanzare autorevoli richieste per dotare il Comando stazione di un numero di militari adeguato alla mole di lavoro e per i servizi di prevenzione e presidio del territorio.

Tre Carabinieri (sui cinque assegnati, che si turnano) in servizio ogni giorno non possono garantire sicurezza ed allo stesso tempo fare prevenzione e repressione dei reati. Oltre ai compiti istituzionali di polizia giudiziaria.

Con tutta la buona volontà e la dedizione tipiche di chi indossa quella divisa.