Emergenza incendi anche a Castellana Sicula: il parco di Passo l’Abate continua ad essere a rischio.  Non sembra che  l’amministrazione comunale abbia messo in atto alcuna azione di prevenzione per tutelare forse l’unico patrimonio naturalistico, di rilevanza turistica, che il comune possiede.
Tuttavia il sindaco Franco Calderaro,  sarebbe “tenuto a far rispettare l’ordinanza (la n° 50/2016, ndr) con rigore e scrupolo” per tutelare la salute dei cittadini e “l’integrità dei Beni Paesaggistici e Ambientali”. Almeno così scrive in una lettera ai “concittadini” al fine di sensibilizzarli alla prevenzione degli incendi.

CalderaroCalderaro si appella al “buon senso ed alle buone pratiche”. “Prevenire costa molto meno che ricostruire”, scrive nell’accorato appello.
“Mettiamo in atto una capillare azione di prevenzione – afferma Calderaro – non occorrono né ingenti risorse né sofisticate tecnologie, basta solo maggiore attenzione nel rispetto delle disposizioni e delle norme”.
Secondo quanto riportato nella lettera, l’emergenza ambientale “il più delle volte è causata dall’incuria dell’uomo”.

A volte questa “incuria” è preservata dai miracoli. Lo scorso 12 luglio, nella tarda serata, a seguito di un corto circuito che si è verificato nel corpo illuminante di un palo dell’illuminazione pubblica, in contrada Passo L’Abate, si è sviluppato un incendio che ha lambito l’intero parco urbano.
L’assenza di vento ha fatto si che l’incendio restasse circoscritto in pochi metri attorno al palo, cui il corpo illuminante aveva “lacrimato” qualche goccia di fuoco.
I Vigili del Fuoco di Petralia Soprana, intervenuti immediatamente, hanno domato in pochissimi minuti le imponenti fiamme “a candela”, alimentate dalla folta “macchia mediterranea”.

Ad oggi, dopo più di 15 giorni, l’amministrazione comunale non ha provveduto a mettere in sicurezza l’intera area.

Ha ragione Calderaro quando scrive che “non occorrono né ingenti risorse né sofisticate tecnologie”, a casa degli altri. Perché per i beni comunali, Passo l’Abate è tra i pochi di cui vantarsi, non si fa appello al “buon senso ed alle buone pratiche”?
In questi 18 giorni il sindaco, insieme ai suoi collaboratori, consulenti e magari con l’aiuto dei consiglieri comunali, avrebbero potuto occuparsi anche di questo per salvaguardare questo preziosissimo “bene ambientale”.

 

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