È stato un San Valentino con i fiocchi

per Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, che si avvicinano ad assestare un grande colpo nella loro battaglia per l’indipendenza. Infatti, intorno alle 19 di ieri (giovedì 14 febbraio) sono stati presentati, in Consiglio di Ministri, gli accordi per l’autonomia differenziata delle tre regioni del Nord.

Il cuore della mossa sta tutto nel desiderio dei rispettivi governatori di trattenere gran parte del “residuo fiscale”, ovvero la differenza tra quanto viene raccolto in tasse in un territorio e quanto viene effettivamente speso al suo interno.

Si tratta di una delle storiche rivendicazioni dei secessionisti del Nord, ed uno dei cavalli di battaglia che hanno fatto le fortune politiche di Umberto Bossi.

Il percorso è iniziato con i risultati quasi plebiscitari

dei referendum consultivi organizzati in Veneto e Lombardia nell’Ottobre 2018. Solamente cinque mesi dopo queste regioni, con l’aggiunta dell’Emilia-Romagna, firmarono delle pre-intese con il governo Gentiloni, rappresentato dal sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa.

Adesso l’iter prevede che i rappresentanti delle regioni trovino un accordo con i ministeri coinvolti; le intese verranno poi trasmesse al Parlamento, che dovrà decidere se accettarle o respingerle, senza però poter proporre nessun emendamento al testo.

Una volta approvate, i testi non possono essere modificati

per 10 anni senza la volontà di entrambe le parti, e secondo quanto indicato da una sentenza della consulta non sono sottoponibili a referendum abrogativo.

Non c’è stata alcuna discussione pubblica relativamente allo stato degli accordi, ma sembra che le posizioni di regioni e ministeri siano ancora lontane. Le parti si starebbero impuntando proprio sui termini finanziari dell’accordo, con le richieste da parte degli enti locali di compartecipazione al gettito territoriale dell’Irpef e di altri tributi respinte con decisione dal ministero dell’Economia.

Ma non finisce qui:

i governatori di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna puntano al controllo totale degli incentivi al settore delle imprese, come il fondo rotativo di Cdp, il fondo di garanzia per le opere pubbliche e quello per le Pmi, oltre alla gestione della Cassa integrazione e delle politiche attive del lavoro.

Salvatore Grillo

Le intese potrebbero produrre anche lo smantellamento il sistema sanitario nazionale, in quanto le decisioni sul sistema tariffario e dei rimborsi, ma anche sui farmaci e sui fondi da destinare a personale, beni e servizi diventerebbero prerogativa dell’amministrazione regionale. Così come le competenze in tema ambientale, con l’esclusività nella gestione dei rifiuti e la regolazione delle norme sulla caccia richiesta a gran voce dai governatori.

Questo percorso secessionista mina

sempre di più il ruolo dello Stato e colpisce duramente l’identità nazionale. Si corre il rischio concreto di avere delle condizioni di vita estremamente diverse tra una regione e l’altra, dei cittadini di serie A e altri di serie B.

Infatti, se queste misure venissero approvate, come conseguenza verranno concessi meno fondi alle regioni più povere, ovvero quelle del Sud Italia. Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna da sole compongono il 40 % del prodotto interno lordo nazionale e lo stop ai flussi economici provenienti da queste regioni porterà all’allargamento della forbice tra ricchi e poveri nel nostro paese.

A questo proposito, abbiamo raccolto una dichiarazione di Salvatore Grillo,

già deputato regionale e deputato nazionale (PRI) della X e XI legislatura, al tempo membro del coordinamento nazionale di “Siciliani verso la Costituente”.

Grillo si dichiara sorpreso dalla

«richiesta di maggiore autonomia da parte di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna perché sono le regioni che meno possono lamentarsi dei risultati dell’azione del potere centrale in questi 73 anni di repubblica. Infatti, i loro cittadini hanno il reddito procapite più alto in Italia e possono vantare un rapporto di gran lunga più favorevole, rispetto a tutte le altre regioni, tra gli investimenti pubblici ricevuti per infrastrutture e servizi rispetto all’ampiezza del territorio e alla popolazione».

Sulla questione una fronda di parlamentari del M5S promette barricate in aula.