Un fenomeno in crescita e per nulla trascurabile. 
Così Eurispes, ente che si occupa di studi politici, economici e sociali,  nel Rapporto Italia 2018, definisce la scelta compiuta da un numero sempre crescente di italiani che eliminano carne, pesce e salumi dal proprio regime alimentare : interrogato sulle proprie abitudini a tavola, il 6,2% del campione si è dichiarato vegetariano, facendo registrare un + 1,6% rispetto al 2017.

Sempre secondo l’Eurispes, un italiano su cento sarebbe vegano, ovvero consumerebbe  soltanto alimenti di origine vegetale,  rinunciando pure ai derivati animali quali miele, latte, formaggi, burro, pasta all’uovo e prodotti preparati con lo strutto .

L’indagine, che ha riguardato diversi settori, è stata realizzata su un campione probabilistico stratificato in base alla distribuzione della popolazione per sesso, età (18-24, 25-34, 35-44, 45-64, 65 anni ed oltre) ed area geografica (nord-ovest, nord-est, centro, sud, isole), risultante dai dati dell’ultimo censimento Istat.

Al di là della provvisorietà di alcune scelte – i dati ovviamente non vanno letti come definitivi, perché gli stili di vita sono spesso soggetti a cambiamenti – è innegabile che in Italia il panorama alimentare stia cambiando anche in relazione ai nuovi orizzonti etici, che orientano il consumatore verso opzioni sempre più cruelty free, che tengono conto delle condizioni di allevamento – o meglio di detenzione – degli animali e dell’estrema crudeltà che contraddistingue l’atto della macellazione.

Non a caso, il Rapporto riconosce come negli ultimi anni si sia assistito ad un incremento della dieta vegana e vegetariana : ne sono emblema quasi tutte le mense scolastiche per le quali è ormai prevista la possibilità di fare richiesta per menù alternativi.

Uno dei focus dell’indagine  riguarda anche  le mense sui luoghi di lavoro, che in Italia sono solo in parte attrezzate per accogliere i lavoratori vegetariani e vegani : solo il 44% di chi vi usufruisce ha dichiarato di non aver riscontrato problemi.

Ancora in tema di scuole, va ricordato che nel 2016, a Milano, fra polemiche e pareri contrastanti da parte degli esperti, in particolare pediatri e nutrizionisti, è  nato il primo asilo nido completamente vegano.

Intervistato sulle ragioni che inducono a seguire un’alimentazione vegana o vegetariana,  il 38,5% del campione ha risposto poiché convinto degli effetti positivi di queste pratiche alimentari sulla salute della persona,  il 25% per  amore e rispetto nei confronti degli animali, il 14,1% per abbracciare una nuova filosofia di vita e, sempre il 14,1 %, per  mangiare meno e meglio; a seguire,  il 3,8% pensando all’impatto di tali diete sull’ambiente e, sempre il 3,8%, per sola curiosità.

Le percentuali variano in base al sesso: per la salubrità della scelta sono il 41,4% degli uomini e il 36,7% delle donne. Viceversa, il 22,4% delle donne ha a cuore, contro il 17,2% degli uomini, il trattamento etico degli animali.

La scelta è influenzata anche dall’età: dopo i 65 anni si afferma con più forza l’idea che rinunciare a carne e pesce faccia bene alla salute (60%), mentre il rispetto nei confronti degli animali è all’origine del cambio di dieta soprattutto per i 25-34enni (40%).

Il mondo della ristorazione, ovviamente, si adegua: su oltre 225  locali  presenti in Italia e recensiti su Tripadvisor, il 23,4% propone menù vegetariani e, il 17,2%, vegani:  percentuali molto alte  rispetto a quanti dichiarano di aver aderito a questi stili di vita.

Malgrado ciò, bar e ristoranti sono luoghi pubblici ancora poco attrezzati, anche culturalmente,  per fare fronte ai nuovi dettami alimentari: il 54% del campione di vegetariani e vegani ha incontrato problemi.

Il Rapporto dedica spazio anche alle difficoltà che un’alimentazione diversa, vegana o vegetariana, può determinare.

Se il 60,8% del campione ha risposto di non avere alcun problema nel reperire i prodotti per la propria dieta vicino casa, a testimonianza di come esercizi e centri commerciali si stiano adeguando per rispondere alle nuove esigenze, le complicazioni sembrano manifestarsi  quando  si viaggia: nel 73,6% dei casi mangiare in aereo, treno, nave ed autogrill diventa difficile, secondo i dati contenuti nel documento, che ricorda anche come nel 67,6% dei casi possa diventare difficoltoso  trovare qualcosa di adatto da mangiare anche in cerimonie, feste ed eventi.

A livello regionale è emerso che fare la spesa vicino casa costituisce un problema per vegani e vegetariani residenti nelle isole (54,5%), che nel nord-ovest si riscontrano disagi nel trovare un pasto in aereo, treno, nave ed autogrill (92,3%), quindi nei ricevimenti di matrimoni, feste ed eventi (84,6%).

In generale,  i risultati sembrerebbero indicare sorprendentemente che sia più semplice ottenere dei pasti vegetariani e vegani al centro e al mezzogiorno.

Il Rapporto ha anche sondato l’opinione dei non-vegani su chi, invece, lo è, con il 42,4% che considera il veganismo una scelta personale rispettabile e l’8,2% una scelta ammirevole, mentre il 30,3% la trova una scelta estrema e radicale e il 19,1% uno stile di vita spesso accompagnato da fanatismo ed intolleranza.

La popolazione italiana è praticamente divisa a metà fra coloro che attribuiscono al veganismo un’accezione positiva (50,6%) e quanti , invece, ne rilevano soprattutto gli aspetti a dir loro negativi (49,4%).

In Italia, oltre alla gente comune, molti vip e personaggi dello spettacolo sono divenuti, nel tempo, testimonial più o meno volontari della galassia “veg”: tra essi, l’attore genovese Tullio Solenghi e il calciatore Dino Baggio, che hanno motivato la propria scelta con ragioni di ordine etico, ma anche artisti quali Anna Oxa e Franco Battiato che, nel suo eremo di Milo, dove è dedito alla coltivazione di verdure, ha scritto la canzone “Sarcofagia”, basata su una testimonianza del filosofo greco Plutarco, che la dice lunga sulla contrarietà del cantante siciliano al consumo di carne.

E che dire di Red Ronnie, Paola Maugeri, Red Canzian e Claudia Zanella? Tutti in buona compagnia, se si pensa che sono numerosissimi i personaggi dello show biz d’oltreoceano che hanno detto addio agli alimenti di origine animale: dal compianto Robin Williams al premio Oscar Billy Bob Thornton, Hollywood anche in questo caso detta legga e schiera tra le fila dei vegani rigorosi Brad Pitt, James Cameron, Joaquin Phoenix e Demi Moore.

Le sorprese non mancano, perché tra i vegani e i vegetariani famosi figurano anche atleti del calibro di Carl Lewis e Mike Tyson.

Al pari delle persone ordinarie, i vip sottolineano sia la componente etica che salutistica delle loro scelte, nelle vesti più o meno consapevoli di ambasciatori  di uno stile di vita fondato su un sistema valoriale che mette al centro la salute e il benessere congiuntamente al rispetto per tutti gli animali.

Al di là della sensibilità personale, nessuno può ignorare cosa accade negli allevamenti e nei macelli:  malgrado le leggi vigenti in merito alla cura degli animali  da reddito, questi ultimi non vengono quasi mai storditi prima di essere uccisi.

«Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani»:  affermava Lev Tolstoj, forse sopravvalutando il livello di empatia dei propri consimili.

I dati, però, sono chiari e c’è da scommettere che in futuro il numero di vegani e vegetariani possa crescere, malgrado i detrattori della filosofia veg, ai quali l’utilizzo del social network ha concesso una libertà di espressione che sovente sconfina nel trash se non addirittura nella più bieca maleducazione: occorrerebbe invece usare sempre le buone maniere, anche nel caso di opinioni legittimamente difformi.

«Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci»: lo dichiarava il Mahatma Gandhi – vegetariano per scelta etica e religiosa, considerava la vita di un agnello non meno preziosa di quella di un essere umano –  stigmatizzando il comportamento di quei  soggetti che traggono beneficio dall’umiliazione del prossimo.

E che, prima o poi, sono costretti a fare i conti proprio con l’ “avanzata” di coloro che hanno dileggiato.

Per il resto, ognuno mangi ciò che vuole, secondo i dettami della propria coscienza e della propria sensibilità, con buona pace di Assocarni e Coldiretti, che forse dovrebbero cominciare a riflettere seriamente sull’opportunità di riconvertire in chiave cruelty free attività economiche e imprenditoriali fondate sull’utilizzo degli animali.