È un orgoglio palermitano, Massimo Milani. Una persona stupefacente che ha fatto della “favolosità” un leitmotiv, un modo attivo (ma non aggressivo) per contrastare anche i più tristi istinti patriarcali, repressivi, razzisti e misogini nei confronti delle soggettività subalterne.

E questa favolosità, adesso, si sposta da Palermo a Siracusa: la figura storica della collettività Lgbti del capoluogo siciliano e componente del locale Coordinamento, diventa madrina del Siracusa Pride.

«Massimo è la colonna portante del movimento Lgbt in Italia, è un onore per noi tutti averla come Madrina – dice Armando Caravini, Presidente di Arcigay Siracusa e organizzatore del Pride – con la sua presenza sarà più forte che mai lo spirito dei Moti di Stonewall e il corteo sarà ancora più favoloso».

Sabato 22 giugno l’onda Pride si sposta a Siracusa a partire dalle 18: il serpentone parte dal Foro Siracusano per finire al Pride Village, allestito da giovedì 20 in via dei Mergulenzi, attraversando le strade principali di Siracusa e del centro storico di Ortigia.

La coordinatrice del Palermo Pride, che nel 1980 fondava Arcigay insieme a pochi altri attivisti sfilerà alla testa del corteo ma non solo: il giorno prima, venerdì 21 giugno, prenderà parte a una tavola rotonda politica dal titolo “Da Stonewall ai giorni nostri, sulle ali di una rivoluzione” insieme a Vanni Piccolo, Paolo Patanè e a esponenti di diverse associazioni (dalle ore 18 al Pride village).

A fare da co-madrina, insieme a Milani, ci sarà Cristina Donadio, attrice italiana da sempre impegnata nel sociale, conosciuta da tutti come Annalisa Magliocca, la Scianel nella serie “Gomorra”. Insieme, le due madrine porteranno a Siracusa e al Pride un suo messaggio contro la mafia e qualsiasi tipo di violenza di genere.

«Sono orgogliosa di essere la madrina e di esserlo insieme a una persona straordinaria come Cristina Donadio, che ho avuto modo di conoscere», dice Milani.

«Il fil rouge che unisce i diversi Pride – continua – è proprio questo: il riconoscimento di tante persone che da tanti anni combattono per la parità dei diritti e per la favolosità contro l’infelicità di vivere una vita nascosta che finché resta tale è lontana dalla realizzazione del sé».

«Nel cinquantesimo anniversario dei Moti di Stonewall – conclude – questo è un riconoscimento ancora più importante, ricco di significato e lusinghiero».