Per parlare di buona sanità in Sicilia bisogna conoscere il terzo piano del “Madonna SS. dell’Alto”. All’ospedale di Petralia Sottana esiste infatti un’eccellente RSA che cura e riabilita gli anziani non autosufficienti.
La struttura, con venti posti letto, è gestita in modo semplicemente encomiabile, un esempio per tutta la Sicilia, eppure i Comuni del distretto madonita non sfruttano adeguatamente il servizio e si comportano quasi come non esistesse. Per quale ragione?

Dal 2012 il nosocomio di Petralia Sottana ospita la Residenza Sanitaria Assistita (RSA). Fa capo al Distretto Sanitario 35, è allocata al terzo piano dell’ospedale “Madonna SS. dell’Alto” e dal mese di gennaio di quest’anno è diretta dalla dottoressa Anna Di Prima, specializzata in Geriatria e Gerontologia che, da qualche mese, è collaborata dalla collega Rosanna Catalano.
La RSA  è dedicata agli anziani non autosufficienti, bisognosi di cure mediche e di assistenza infermieristica o riabilitativa e/o carenti di supporto sociale.

In ottemperanza ai parametri nazionali, a differenza delle case di riposo, qui il personale medico e sanitario è presente ventiquattro ore su ventiquattro con un medico e un fisioterapista nelle ore diurne, un infermiere (h 24) e due operatori, di mattina,  per garantire l’igiene personale. L’operatore rimane in servizio anche nel pomeriggio e durante la notte.

Si tratta di professionisti con una marcia in più che non fanno mancare attività ricreative portando il buon umore e l’allegria nelle giornate di degenza.
Per accedervi e godere – letteralmente – di questo servizio è necessaria la richiesta di ricovero del medico di famiglia, a volte anche su proposta dei servizi sociali del Comune, oppure su indicazione di altri ospedali, “Petralia” compreso.
Significativo è il numero delle proposte di ricovero che giungono dal reparto di Ortopedia del “Basilotta” di Nicosia, diretto dal dottore Nicola Favazzi.

Per i primi sessanta giorni di permanenza la spesa è totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, dal sessantunesimo giorno in poi invece è necessario contribuire.

A giudicare dall’apprezzamento degli utenti che si sono rivolti alla redazione, piuttosto che un ospedale pubblico sembra una clinica privata! Parliamo dell’affetto e della gratitudine di tante persone che abbiamo voluto riscontrare recandoci sul posto.
Ci è capitato di assistere alla scena di familiari intenti ad abbracciare, complimentandosi, la responsabile del reparto. Erano di ritorno dalla camera mortuaria del nosocomio.
Proprio in quei giorni (come spesso oramai accade) la cronaca ci restituiva notizie di familiari che percuotevano medici e infermieri per la morte di congiunti o per delle legittime “distrazioni” (male interpretate, s’intende) del personale sanitario.

A Petralia accadeva esattamente il contrario: gli utenti della RSA percepivano che il personale sanitario metteva in campo tutte le forze e non si risparmiava per far stare bene i propri assistiti.

Di queste storie potremmo raccontarne diverse, storie di persone che vivono a Gangi, Geraci, Castellana Sicula, Polizzi Generosa, Caltavuturo, Valledolmo, Nicosia e non solo.

Abbiamo appreso di una donna ritenuta inoperabile da alcuni specialisti ma che, grazie alle indicazioni della dirigente della RSA, è stata operata ed ha ricominciato a vivere dignitosamente. Nei prossimi giorni ritornerà nella sua Gangi.

E che dire di nonno “Antonio” che soltanto poche settimane fa è arrivato a Petralia in condizioni critiche, oggi riesce non soltanto a deglutire cibi solidi e ad alimentarsi da solo, ma ha anche avuto la gioia di poter tenere in braccio il nipotino appena nato.
Un vero miracolo compiuto da chi svolge il proprio lavoro con competenza e smisurato amore per il prossimo.

Della Clinica petralese,  oltre alle testimonianze dei familiari e degli stessi assistiti, “parlano” anche i numeri.
Dal 1 gennaio al 7 agosto l’RSA di Petralia, secondo i dati che ci ha fornito la direzione sanitaria, ha contato sessantanove pazienti/degenti, dei quali trentadue con proposte di ricovero “esterne”, trenta inviati dai reparti di Medicina e Chirurgia del “Madonna SS. dell’Alto” e appena sette inviati dall’Unità di Valutazione Multidimensionale del Distretto Sanitario 35 di Petralia Sottana, che insiste nello stesso piano del Reparto.
In tutto il 2017 lo stesso Reparto ha potuto contare ottantacinque degenze.

Annesso all’RSA è stato istituito un ambulatorio di geriatria, al 30 giugno di quest’anno la Di Prima ha valutato 156 ultra 65enni, ogni lunedì pomeriggio,  con questi ritmi al 31 dicembre prossimo il Centro Unico Prenotazioni (si accede con ricetta del medico curante) avrà comunicato non meno di 300 richieste di prestazioni.

Tra tante criticità, tra tanti tagli e disservizi, l’ Ospedale di Petralia Sottana si distingue anche nella cura degli anziani e questa eccellenza andrebbe promossa e portata a conoscenza di tutta la popolazione che risiede sulle Madonie.

A proposito di “eccellenze” e “promozione”. Tra l’ASP e l’Università di Palermo è stata sottoscritta una convenzione rivolta agli specializzandi della Scuola di Geriatria e Gerontologia, diretta dal professore Mario Barbagallo.
L’RSA petralese ha tutti titoli per accogliere e formare i tirocinanti di Barbagallo, che ci risulta apprezzare l’operato della responsabile del reparto e del personale.

La “promozione”, invece, dovrebbero farla, collaborando fattivamente, i medici di famiglia, gli assistenti sociali, gli amministratori locali con delega ai servizi sociali e le parrocchie.

Basti pensare che rispetto alla popolazione complessiva dei nove Comuni del Distretto pari a 25110 persone (dati Istat, marzo 2018), gli ultra sessantacinquenni sono ben 3255, un gran numero di uomini e donne, molti dei quali potrebbero aver bisogno delle cure dell’RSA.

Nello specifico gli over 65 risiedono così distribuiti: 877 a Gangi (dati aggiornati al 1 gennaio 2017), 242 a Geraci Siculo, 331 a Petralia Sottana e 425 a Soprana, 386 a Castellana Sicula, 424 a Polizzi Generosa, 142 a Blufi, 168 a Bompietro e 260 ad Alimena.

Con questa popolazione e, considerato che nel territorio non insistono strutture pubbliche analoghe, i venti posti letto del reparto dovrebbero essere sempre occupati, con tanto di lista d’attesa.
Ma così, ahimè, non è. E soprattutto, con stupore, apprendiamo che la percentuale degli ospiti “pende” a favore degli assistiti proposti da altri Distretti o altri ospedali.
Forse tra i tremiladuecentocinquantantacinque madoniti non ci sono casi da affidare alle cure dell’RSA? Impossibile! Almeno secondo la nostra empirica valutazione.

Molti utenti, affetti da patologie compatibili con l’assistenza resa dall’RSA, vengono affidati,  dall’Unità di Valutazione Multidimensionale del Distretto Sanitario, all’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI ) – gestita da privati –  che si sovrappone alla mission della “Residenza” (prestazioni sanitarie mediche, infermieristiche, riabilitative) ma non in maniera continuativa, h 24, in ambienti confortevoli, ben curati, attrezzati e non dentro “stanzoni” (vedi foto), come da leggenda metropolitana.


Probabilmente con l’Assistenza Domiciliare l’ASP risparmierà pure, ma le prestazioni non possono essere paragonate all’ambiente della RSA petralese, ivi compresi i risultati ottenuti.

L’apprezzamento per questi “numeri”, che non sono altro che l’esito del lavoro e della passione profusa dalla squadra “coltivata” dalla Di Prima, viene sottolineato da Antonio Candela, commissario dell’ASP di Palermo, per dieci anni direttore generale della stessa.
«La struttura rappresenta un concreto e reale punto di riferimento, non solo per il comprensorio delle Madonie, ma per l’intero territorio provinciale – afferma il Commissario –  perché in ambienti confortevoli e attrezzati, grazie alla grande professionalità del personale, siamo in grado di erogare prestazioni di qualità a utenti che, per le loro peculiarità, sono sicuramente da considerare “fragili”:  auspichiamo che nell’immediato futuro ci sia un maggiore coinvolgimento del territorio in maniera tale da sfruttare la RSA in tutte le sue potenzialità».

A proposito di squadra/equipe: il buon funzionamento della struttura e la volontà di raggiungere un “fine comune” sono il frutto dell’intuito della Di Prima, più volte sollecitata a trasferirsi in altri ambiti economicamente più gratificanti. Ma la dirigente ama il suo lavoro a Petralia: «Non ho mai ascoltato le numerose “sirene” che ogni giorno sollecitano a spostarmi – ha affermato – e non voglio lasciare i miei ragazzi. Mi hanno dato tanto e profondono quotidianamente un grande impegno. Non posso deluderli».

Ebbene, di buona sanità si può parlare anche sulle Madonie.
Essa si trova sotto lo sguardo della Madonna Santissima dell’Alto, la cui statua marmorea del Gagini, posta a circa 1819 metri sul livello del mare, vigila sul lavoro di questi straordinari operatori e della loro stimatissima «dottorè».