La crisi dei partiti nel corso di questa seconda repubblica è innegabile. Sembrano però esagerate affermazioni come “Destra e sinistra non esistono più” o peggio “ Conta la persona non l’appartenenza”. L’esito delle elezioni regionali possono essere un campione utile per analizzare la validità di queste convinzioni purtroppo ormai radicate non solo nell’ elettorato passivo ma anche in chi si propone come protagonista politico.

Un sondaggio condotto da Tecnè, proprio in questi giorni, ci pone di fronte a questi risultati . Musumeci vince per fedeltà degli elettori di destra (71%). Per Micari invece ha votato solo il 51% degli elettori di centro sinistra, il 23% si è rifugiato nell’astensione ed addirittura il 10% ha votato per Musumeci. Il 10 % ha scelto la via della identità di sinistra votando Fava.Bisognerebbe quantificare quanti del centro sinistra si sono rifugiati nel M5S da tempo ed anche in questa occasione.E’ stato detto che molti nel tentativo di non far vincere il centro destra hanno dirottato i loro voti sul candidato 5Stelle Cancelleri. Insomma è successo di tutto e di più in questa area.

Rimane il punto fermo che un centro destra che fa riferimento solo alla sua area ed ai partiti che lo compongono , nonostante i problemi interni tra le varie anime non immune da un certo tasso di litigiosità, nonostante i problemi dei così detti impresentabili ,vince ed ottiene anche la maggioranza in Parlamento. Il centro sinistra invece capeggiato da un partito, il pd, che ha perso la sua identità originaria, che è smarrito tra destra e sinistra, che punta su portatori di voti, che resuscita la tramontata stagione dei sindaci, che ha portato tra le sue file all’ARS un ex cuffariano un ex udc un ex mpa un ex fi un ex grande sud miccichè, che preferisce l’alleanza con il centro destra di Alfano, ottiene un risultato scadente.

In questo campo significativa appare quanto occorso alla lista, voluta da Leoluca Orlando, definita lista dei territori, dove un suo candidato, l’attuale vice sindaco di Gangi, ottiene un risultato personale ragguardevole con un totale numero di preferenze superiore a quello di molti eletti, e nonostante tutto non riesce a spiccare il volo per l’ars , avendo la lista ottenuto nell’isola un misero risultato attorno al 2%.

Personalmente sono convinto che se Ferrarello avesse scelto di candidarsi nell’area di centro destra, dalla quale lui proviene essendo di scuola cuffariana, avrebbe avuto più possibilità di essere eletto, anche con un minor numero di preferenze,ricompensando le attese dei suoi concittadini che così generosamente lo hanno votato. Sulla base di questo quadro di analisi appaiono chiare alcune considerazioni. Nonostante la crisi e la babele delle appartenenze ottiene migliori risultati chi non tradisce e non confonde le acque del proprio campo di appartenenza.

E’ il caso di Musumeci. Ottiene migliori risultati pure chi per non confondere la propria identità rifiuta qualunque alleanza. Puntare tutto sulla propria persona, sul così detto voto personale, rischia di esporre a delusioni piuttosto amare e lascia sguarnito il territorio e chi sulla persona ha puntato. D’altra parte se la politica si basa sulla singola personalità e sui singoli territori il rischio di non riuscire a fare gli interessi stessi del territorio sono abbastanza elevati.

Né si può immaginare un parlamento ed un governo che legiferi sulla base delle esigenze individuali dei singoli territori al di fuori di un quadro di insieme, come ci aveva insegnato il presidente Pier Santi Mattarella.
La lezione che è scaturita dalle elezioni regionali, sarà presa in considerazione da chi ha portato un partito, oggi non partito, allo sbaraglio ? Sarà utile per far comprendere che se non ci si affida a soluzioni che scaturiscano da un quadro di riferimento chiaro per quanto attiene i valori l’idea di società la scelta di campo e soprattutto promuovendo l’ascolto e la partecipazione dei cittadini( i quali non possono essere mobilitati solo per acquisire voti e preferenze) i problemi drammatici che attanagliano la nostra terra non troveranno soluzione , come non l’hanno trovata finora ?

Questo vale certamente per l’area di centro sinistra oggi perdente. Ma temo valga anche per il centro destra vincente, che però non mi pare , sia pure in quadro di coerenza d’area di cui ho accennato sopra, abbia promosso una politica partecipata,ma si è affidato invece ai quadri dirigenti. Ho voluto concludere con dei punti interrogativi , consapevole che questa idea di politica basata su un intreccio di coerenze e di partecipazione oggi non è di moda. Ne io penso al passato , del quale magari, visto il tempo presente, ho un un po’ di nostalgia, ma anche la consapevolezza che non ritorna.

Penso però che affidarsi alla sola categoria del presente o come oggi si dice del solo pragmatismo non aiuta. In modo particolare per la parte alla quale mi sento di appartenere , la sinistra, sono convinto che occorra ripartire da capo per ristabilire , dopo l’ubriacatura degli ultimi tempi,un quadro che ci porti a ritrovarci su un progetto ed una scelta di campo chiari e coerenti, un metodo che dovrà essere basato non sulle singole personalità ma sulla partecipazione la più diffusa al progetto, in modo tale che chi sarà chiamato a rappresentarlo nelle varie sedi non svolga il ruolo di espressione individuale , ma di rappresentanza.

Nicola Patti

#regionali2017