In fondo, il tratto umano di Rita Borsellino è sintetizzato in una delle ultime iniziative che l’hanno vista protagonista, la Bibliolapa: i libri portati in giro da una “lapa” per raggiungere anche e soprattutto gli angoli più recessi delle città, le scuole periferiche, le aree dimenticate dalle amministrazioni comunali, dove la mafia arruola più facilmente le nuove leve.
Lei, al potere della cultura e dei libri quali antidoti alla povertà del pensiero e all’illegalità, ci credeva veramente, lontana anni luce com’era dai proclami parolai di lotta alla criminalità organizzata, specialità di tanti politici siciliani e non solo.

Rita Borsellino non aveva né una doppia identità né un retropensiero: chi l’ha conosciuta, non può che sottolineare come non esistesse una donna pubblica differente rispetto a quella privata bensì una signora sempre fedele a se stessa, persino negli accessori severi che amava indossare come la collana di perle, emblema di una femminilità mai sopra le righe, composta, che traeva dalla normalità la capacità di suscitare attenzione, rispetto e stima.

Quest’ultimo è forse il sentimento che Rita ha sempre destato all’unanimità in tutti, al netto di qualche individuo in malafede, secondo il quale avrebbe utilizzato la tragica morte dell’indimenticabile fratello Paolo per assumere ruoli di rilievo.

Punti di vista.
Certo è che, se ne avesse avuto la possibilità, sarebbe stata un’ottima guida per la Regione Siciliana: non perché fosse un animale politico – non lo era affatto – o per intuizioni e fiuto particolarmente brillanti nella scelta dei percorsi da intraprendere, ma perché possedeva una qualità tanto semplice quanto rara che dovrebbe animare la vita di qualsiasi amministratore: era onesta fino al midollo e, per questo, portatrice sana di legalità.

Chi scrive, ai tempi della sua candidatura alla presidenza della Regione, le chiese durante il corso di un’intervista quali azioni avesse intenzione di programmare e realizzare, se eletta, per promuovere l’internazionalizzazione delle imprese siciliane.

Rispose, con un candore e un’umile schiettezza quasi introvabili, che sull’argomento era assolutamente impreparata ma che era perfettamente consapevole della necessità di occuparsi di una materia così importante per la vita economica di tanti imprenditori.

Questa era Rita.
Se fosse diventata presidente della Regione avrebbe scardinato clientele e favoritismi senza quell’arroganza, spesso di maniera, che contraddistingue chi pure manifesta l’apprezzabile volontà di rimuovere vetuste concezioni amministrative.

Però nel 2006 il responso dei siciliani – anche di quelli che oggi la (rim)piangono – fu netto: la scelta era tra un sistema consolidato di potere, rappresentato dal cuffarismo, e lei, sognatrice ma neppure troppo, protagonista di “un’altra storia” in tutti i sensi.

Furono i suoi stessi avversari politici a rivolgerle parole affettuose durante la campagna elettorale, a partire dal suo diretto competitor Salvatore Cuffaro, al quale va oggettivamente riconosciuto il merito di avere sempre elogiato la rivale, una rivale che più lontana umanamente non avrebbe potuto essere.

Non fu il solo.
Persino Raffaele Lombardo, all’epoca vicinissimo a Cuffaro, definì Rita Borsellino “una dolcissima signora” della quale, pur volendo, era impossibile parlare male.

Sconfitta netta e per molti versi annunciata, però. Nel 2009 fu eletta parlamentare europea in quota PD: il suo ultimo ruolo nelle istituzioni, non certo la fine del suo impegno civile e sociale.

Rita Borsellino era molto amata dalle donne, anche dalle colleghe. Anna Finocchiaro non volle mai, seppure nella stessa compagine politica, essere oggetto di una scelta rispetto all’amica: “Mai contro Rita” affermò ai tempi della loro corsa in tandem in occasione delle regionali del 2008, che le videro sonoramente bocciate contro Raffaele Lombardo.

In giro per i mercatini in occasione di una campagna elettorale ricevette una richiesta di lavoro da una giovane donna. “Io non ho lavoro da dare – rispose – ma ti insegno a essere libera”.

Oggi Palermo piange la piccola signora Borsellino, manifesta affetto, volontà di non dimenticare.
Se la giovane donna incontrata al mercato rionale avrà imparato a essere libera, Rita avrà vinto la sfida più significativa della sua mirabile vita politica.