C’è chi continua a coltivare il desiderio, ormai anacronistico, del posto fisso, sinonimo di certezze ed emblema di rassicurante ripetitività.
C’è chi il posto fisso lo abbandona per tradurre una passione e una tradizione familiare in un’attività vera e propria, in grado sì di produrre reddito ma anche e soprattutto di suscitare quelle emozioni che soltanto chi ha sperimentato l’unicità di certe scelte può comprendere.

La storia di Giuseppe Leone, quarantasettenne agrotecnico di Valledolmo coniugato con un’avvocatessa, è quella di un appartenente alla categoria dei sognatori concreti, ovvero di coloro che sono certamente mossi dalla passione ma che, realisticamente, riconoscono anche la necessità di trasformare le proprie inclinazioni in generatori di economia e benessere, non solo per se stessi ma anche per il territorio in cui vivono ed operano.

Nel 2010 Giuseppe, tecnico dell’assessorato regionale all’Agricoltura e Foreste – si occupava del settore ricerca e promozione – acquista una proprietà di 25 mila metri quadri  in contrada Cifiliana a Valledolmo, Comune delle Madonie sud occidentali, sulle pendici di Pizzo Sampieri.

WhatsApp Image 2017-11-08 at 18.26.06Un territorio ancora vergine, attraversato dalla macchia mediterranea, dove nidificano le poiane ed è possibile ammirare ulivi e querce secolari.
Qui, Giuseppe decide di creare ex novo un’attività con trentatré  pecore da latte – oggi ne possiede circa trecentocinquanta della Valle del Belice, alle quali si affiancano venti capre – che prende il suo nome: una ditta individuale che vede lavorare, al proprio interno, anche un cittadino rumeno, Florea Mihai, oggi cinquantaduenne, che ha conseguito una speciale qualifica in veterinaria nel Paese d’origine, e che si rivela subito in grado di comprendere la passione del “collega”.

E la famiglia?
« I miei familiari, dopo un comprensibile momento iniziale di sorpresa  – afferma l’imprenditore – hanno compreso quanta importanza avesse per me la continuità di una tradizione: non a caso, i miei parenti sono agricoltori e allevatori».

Via all’attività, dunque, prevalentemente rivolta al mercato locale.
«Ogni giorno – chiarisce Giuseppe illustrando i tratti salienti del suo lavoro –  trasformo il 20% della produzione di latte fresco, il resto è destinato all’azienda agroalimentare Zappalà, specializzata nel settore dei prodotti lattiero-caseari».

Dal piccolo nucleo delle capre maltesi e camosciate delle Alpi, inoltre, deriva un latte particolarmente adatto alla produzione di yogurt e formaggi; la sicurezza di tutti i prodotti è assicurata dai controlli veterinari effettuati dall’Asl di Lercara Friddi.

«Ho molto rispetto per  i miei animali:  il loro ciclo di vita si chiude naturalmente – precisa Giuseppe – e io non posso che provare gratitudine per ciò che mi danno,  con loro si determina un rapporto affettivo che rende impossibile , per quanto mi riguarda, la macellazione».

Di episodi da raccontare ce ne sarebbero tanti, ma forse il più significativo risale a quattro anni fa e riguarda una pecora anziana e gravida, morta poco tempo dopo avere dato alla luce due agnelli «per i quali – spiega Giuseppe – ho sempre avuto e continuo ad avere un’attenzione speciale».