Leggevo ieri in un post di una mia amica e compagna che la politica fa paura oppure disgusta. Se recuperassimo il concetto vero, etimologico della parola ci renderemmo conto che si tratta di un’arte, prima di tutto, e non di un mestiere, ancor meno della gestione del potere.
Politikè, attinente la città ove è sottointeso technè, cioè arte. la vera politica è dunque passione e creatività, servizio per la comunità.
Questo concetto rifugge dalla mente dei più e la politica rimane qualcosa dalla quale mantenersi alla larga.

Non è così con le elezioni amministrative. Queste producono un effetto: animano la discussione tra i cittadini.
Peccato che trascorso il momento, per cinque anni torna il silenzio e la politica diventa solo affare degli addetti ai lavori. Questa tornata elettorale nei nostri comuni, almeno per come si sta presentando in questo momento, presenta aspetti particolari ed inediti, che meriterebbero uno studio approfondito.

La novità più eclatante è rappresentata dal rischio lista unica. Come pare avverrà nei comuni di Gangi e Petralia Sottana. Non conosco il contesto e le circostanze di Petralia. Sono spettatore di quanto sta avvenendo a Gangi.
Qui al momento è stata definita la compagine dei prossimi cinque anni, in continuità dell’amministrazione uscente, con due novità di rilievo: l’indicazione di un nuovo candidato sindaco.

Un fatto di necessità, dal momento che l’uscente, avendo governato per due legislature non può ripresentarsi per la terza volta. Lo stesso però garantirà la continuità essendosi ritagliato da subito un posto in giunta nel ruolo di vice sindaco.

L’altra novità di rilievo è l’entrata in maggioranza del PD dopo che per un ventennio ha occupato il ruolo di opposizione. La nuova compagine è stata ufficializzata in due assemblee, chiamate costituenti, ma nei fatti ratificanti, dal momento che tutta la fase preparatoria è stata prodotta da “Commissioni” costituite da membri dei due attori principali, nel chiuso delle loro stanze, senza partecipazione popolare.

Ciò che però in questi giorni anima la discussione dei cittadini è l’ipotesi di lista unica. I più si dicono rammaricati e costernati . Dove si notano differenze è nella individuazione della causa e dei responsabili. Molti ritengono responsabile l’opposizione e segnatamente il PD che ha preferito la maggioranza per accedere dopo molto tempo al governo della città.

Altri, e non sono pochi, ritengono che di fronte al “miglior sindaco” della storia di Gangi non poteva che finire così. Queste due tesi sono realistiche e intrecciate tra loro spiegano quello che io amo definire “il deserto politico ” che ha colpito il nostro paese.

Ritengo però che fermarsi a questo tipo di analisi sia molto superficiale. Le cause sono molto di più, di varia natura di vari livelli ed anche profonde. È prioritario ed importante non liquidare la questione con slogan propagandistici o battute.

Occorre esserne preoccupati. Perché quando in un paese viene meno la dialettica politica amministrativa, che vuol dire anche e soprattutto avere più opzioni possibili per lo sviluppo dello stesso, non solo viene meno un principio di democrazia che colpisce il consiglio comunale sminuito nel suo ruolo propositivo e di controllo, ma si arresta il divenire che è frutto non di unicità ma di pluralità dialettica.

Né questa circostanza potrà essere scalfita da una improbabile presentazione di una lista alternativa dell’ultimo momento. La verità è che la politica appare sempre più un mestiere e sempre meno un’arte, spesso comandata da uno solo o da una cerchia ristretta.

Appunto, un “deserto”.