Unione dei Comuni o convenzione tra comuni d’area. Era una delle condizioni imposte ai paesaggi siciliani per entrare nella sperimentazione della Strategia Nazionale delle Aree Interne (SNAI).
In Sicilia ne sono state individuate cinque. Una è queste che fa capo al paesaggio delle Madonie e ne fanno parte i comuni di Aliminusa, Caccamo, Castelbuono, Collesano, Gangi, Gratteri, Isnello, Montemaggiore Belsito, Pollina, San Mauro Castelverde, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Blufi e Bompietro.
I sindaci di questi comuni, su espressa delega dei rispettivi consigli comunali hanno partecipato alla nuova costituzione dell’Unione dei Comuni, denominata, “Madonie”.

Mentre i sindaci dei comuni di Polizzi Generosa, Geraci Siculo, Caltavuturo, Scillato e Sclafani Bagni, quindi i Consigli Comunali, hanno scelto di aderire all’Unione attraverso l’istituto della “convenzione”, di fatto, usufruendo di tutti i servizi resi dal nuovo Ente, senza nessun impegno specifico e mantenendo la propria autonomia.

Tuttavia, la scelta “politica” di costituire l’unione “più grande d’Italia” ha ulteriormente messo in discussione la leadership del governo di questo paesaggio.
Impotente innanzi alla decisione del consiglio comunale di aderire alla costituenda unione (l’atto è stato rogato lo scorso marzo dal segretario del Comune di Petralia Soprana) il sindaco del Comune di Castellana Sicula, Pino Di Martino, ad aprile 2017 HA INVIATO UNA NOTA, tra gli altri,  al Presidente della Regione, all’assessore regionale  alla Autonomie Locali, al dirigente del dipartimento regionale alla programmazione e al dirigente del Dipartimento autonomie locali.

A distanza di qualche mese al comune di Castellana Sicula è giunta la RISPOSTA dell’Ufficio Ispettivo delle Autonomie Locali.
Una risposta letta come “archiviazione” del procedimento amministrativo, sollecitato da Di Martino, al punto che, in una enfatica COMUNICAZIONE, diramata “urbi et orbi”, dal presidente dell’Unione dei Comuni, che dovrebbe rimanere in carica fino a settembre prossimo e dal presidente dell’Agenzia di Sviluppo, si invocherebbero anche le scuse ed un “forte mea culpa”.
Insomma, secondo Ficile e Macaluso, qualcuno dovrebbe cospargersi il capo di cenere per avere, nei mesi scorsi, messo in discussione le procedure che hanno portato alla costituzione della nuova Unione dei comuni “Madonie”.

Unione che, ricordiamo ai lettori, per l’ex sindaco Di Martino, sarebbe stata costituita in violazione dell’articolo 41 della legge regionale 15 del 4 agosto del 2015, che riordina gli Enti di area.

Della questione ne parliamo con  Massimo Greco, Cultore di diritto pubblico, esperto in materia di enti locali e nostro collaboratore.

Sulla costituita “Unione dei Comuni Madonie” i suoi organi di governo sembrano entusiasti dopo avere letto il provvedimento di archiviazione dell’Ufficio Ispettivo del Dipartimento regionali delle Autonomie Locali sull’esposto presentato dal Sindaco di Castellana Sicula Di Martino…
«Il provvedimento del Dipartimento regionale non ha archiviato il procedimento amministrativo ispettivo per ragioni di merito ma per incompetenza dello stesso, ritenendo l’oggetto del contendere non annoverabile nella categoria dei comportamenti amministrativi che giustificano la funzione di controllo regionale e, all’occorrenza, l’attivazione dei poteri sostitutivi».

Ma allora in cosa consiste la funzione di controllo della Regione sull’operato degli enti locali?
«L’esercizio di tale funzione, che giustifica il potere sostitutivo,  nasce, ancora oggi,  a causa dell’omissione o del ritardo nel compimento di “atti obbligatori per legge”, degli atti cioè la cui emanazione trova fonte esclusiva in una disposizione normativa. Nella categoria concettuale dell’attività obbligatoria per legge sono esclusi i provvedimenti da adottare in autotutela perché presuppongono una ponderazione dell’interesse pubblico e quindi una valutazione discrezionale in merito alla rimozione dell’atto illegittimo. Peraltro, bisogna ricordare che i poteri regionali ispettivi e sostitutivi sugli enti locali, costituendo un’eccezione rispetto al normale svolgimento di attribuzioni degli enti locali, sono possibili secondo la Corte costituzionale al ricorrere congiunto di due presupposti. Da un lato occorre infatti che essi siano previsti e disciplinati dalla legge, che deve definirne i presupposti sostanziali e procedurali; dall’altro è necessario che in concreto il potere sostitutivo sia esercitato da un organo di governo della Regione o sulla base di una decisione di questo, con congrue garanzie procedimentali».

Quindi  per il caso specifico della denunciata illegittimità dell’Unione dei Comuni se non sono i medesimi Sindaci ad annullare in autotutela i rispettivi comportamenti amministrativi e negoziali nessuna Autorità può ripristinare la legalità?
«Esattamente, le nostre Pubbliche amministrazioni sono piene di atti illegittimi che rimangono in vita perché non rimossi autonomamente in autotutela ovvero perché non impugnati, da chi era legittimato a farlo, di fronte al competente Tribunale amministravo entro i termini decadenziali».

Nemmeno la Procura della Repubblica?
«Assolutamente! Le Procure vengo spesso chiamate impropriamente a sostituirsi agli organi della P.A. ma non possono farlo perché violerebbero il sacrosanto principio di separazione dei poteri. La P.A. appartiene al potere esecutivo, mentre le Procure a quello giudiziario. E poi le Procure, ravvisandone i presupposti, perseguono i singoli comportamenti e non i problemi di sistema. In sostanza è ipotizzabile l’attivazione di un procedimento penale per abuso d’ufficio nei confronti di chi se n’è reso responsabile ma il provvedimento amministrativo illegittimo continua a non essere rimosso da nessuno».

Per concludere, la costituzione dell’Unione dei Comuni “Madonie” affetta dai denunciati vizi di legittimità rimarrà al suo posto?
«Esauriti gli strumenti del diritto e della giustizia la parola rimane alla “politica” com’è giusto che sia in un Paese democratico».

 

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