La sfida elettorale tra i due candidati a Sindaco del Comune di Termini Imerese Vincenzo Fasone e Francesco Giunta, a seguito di un’intervista pubblicata su Esperonews.it, ha acceso i riflettori su un argomento che le varie compagini, avversarie di Giunta, avrebbero sottaciuto.
La prima impressione che abbiamo avuto è stata quella che ognuno degli avversari di Giunta avesse conservato nella manica un “asso” da tirare fuori in un momento strategico. Quello del ballottaggio.
Ma i cattivi pensieri ed il passato di Giunta a questa redazione interessano poco. Lo stato dell’arte è che al ballottaggio sono arrivati Giunta, che ha raccolto il 22,41 % dei consensi (3451 voti su 15398 voti espressi ai candidati) e Fasone con il 21.30 % (3279 voti su 15398 voti espressi ai candidati).

La campagna elettorale dovrebbe, a questo punto, essere scevra da tutti i discorsi che andavano affrontati in altri momenti. Ce ne sono stati tanti. La comunità termitana ha diritto di scegliere serenamente il proprio sindaco, di rimettersi in cammino e di rialzarsi.

Tuttavia chi si sente, se pur improvvisamente, mortificato della scelta che hanno fatto gli elettori termitani avrà la possibilità di ricorrere nelle sedi amministrative competenti e far valere le proprie ragioni, a partire da lunedì 26 giugno ed a prescindere dal risultato.

Dopo che i colleghi di EsperoNews hanno pubblicato il pensiero di Salvatore Curreri, costituzionalista e docente all’Università Kore di Enna, fratello del segretario del PD termitano Roberto, abbiamo chiesto al nostro editorialista, Massimo Greco, nonché esperto di diritto degli enti locali e cultore di diritto pubblico, un suo punto di vista su una questione giuridica che potrebbe influenzare non poco l’esito del ballottaggio.

Secondo Curreri, che peraltro non ha letto la sentenza oggetto dell’accesa discussione in corso, il candidato Giunta corre il serio rischio d’inciampare su una delle ipotesi d’incandidabiità oggi previste dalla più nota legge Severino.

Greco sostiene l’esatto contrario,  Giunta non corre alcun rischio e  infatti il candidato al ballottaggio con Fasone, era candidabile ed è eleggibile.

Vincenzo Lapunzina

 

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Massimo Greco

Per il professore Curreri, chiamato ad esprimersi sulla questione, sull’eventuale elezione dell’avvocato Giunta penderebbe la grave ipotesi della nullità per non avere tenuto nella dovuta considerazione l’ipotesi dell’incandidabilità a seguito di una precedente condanna penale…
«In effetti la legge Severino che disciplina le cause di incandidabilità annovera, all’art. 10 lettera d), coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva alla pena della reclusione complessivamente superiore a sei mesi per uno o più delitti commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio diversi da quelli indicati nella lettera c). Bisogna però verificare se la condanna inflitta all’avvocato Giunta rientra in questa ipotesi».

Ha letto la sentenza di condanna?
«Sì, e nel dispositivo della sentenza si legge chiaramente che le circostanze aggravanti contestate dal Pubblico Ministero concernono quelle oggettive di cui all’art. 640 CP, comma 2, n. 1 che, per intenderci, si riferiscono al fatto commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico, mentre la circostanza aggravante individuata dalla disposizione che disciplina l’incandidabilità su indicata è di tipo soggettivo perché si riferisce all’autore del reato».

Quindi la condanna subita dall’avvocato Giunta non rientra nell’ipotesi dell’incandidabilità?
«La circostanza aggravante individuata dal legislatore della “Severino” oltre ad essere, all’evidenza, diversa da quella applicata in sede di condanna penale, è disciplinata da una disposizione altrettanto diversa del Codice penale e cioè l’art. 61 comma 9. Mentre quella applicata dal Tribunale penale trova ospitalità nell’art. 640, comma 2, n. 1 del Codice penale».   

Non è ipotizzabile un’interpretazione estensiva?
«Bisogna tenere presente che in materia di diritti politici la conservazione del mandato elettivo è la regola e la limitazione del diritto di elettorato passivo è l’eccezione. Ciò significa che tutte quelle disposizioni che disciplinano le ipotesi d’incandidabilità, d’ineleggibilità e d‘incompatibilità proprio perché eccezionali dovranno essere interpretate restrittivamente».

Quindi l’Avvocato Giunta può completare serenamente la sua competizione elettorale anche in presenza di ricorsi annunciati?
«A mio parere parere sì, la causa ostativa di cui alla disposizione evidenziata non mi sembra applicabile al caso in specie, “no law no ius”».