Tutti i 390 Comuni siciliani, le ASP e gli Enti regionali dovranno dotarsi di un giovane Energy manager, mentre la Regione dovrà creare un Istituto pubblico dell’energia solare per formare queste nuove figure professionali. Grazie a queste misure, in pochi anni sarà possibile compiere la transizione energetica all’energia pulita. 
Questa è la sostanza del Disegno di Legge regionale 278 del 12 giugno 2018, depositato a giugno all’ ARS dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle, è firmato in testa da Giampiero Trizzino.

Il DDL, intitolato “Misure per la promozione della generazione distribuita nel territorio della Regione Siciliana”, mira a favorire l’adozione generalizzata delle tecnologie delle fonti rinnovabili  e in particolare dell’energia solare, da parte dei cittadini, delle famiglie, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni, ed a rendere la Sicilia un esempio da seguire nel campo energia pulita.

Ne abbiamo parlato con Mario Pagliaro, chimico, ricercatore e docente di nuove tecnologie dell’energia presso il Centro nazionale delle ricerche (CNR) di Palermo, che ha contribuito alla stesura della proposta di legge.

Perché è importante questa iniziativa?
«Ci troviamo in un punto storico in cui non è più possibile ignorare la questione energetica: ridurre i consumi, ed utilizzare fonti rinnovabili è importante sia per contenere i costi sempre maggiori, che per salvare l’ambiente.  Nel concreto, secondo noi bisogna portare la generazione dell’energia lì dove avvengono i consumi nel territorio: vuol dire ad esempio generare l’energia necessaria per sostenere un edificio, o mandare avanti un ospedale, un’impresa, direttamente nell’edificio stesso attraverso soluzioni come gli impianti fotovoltaici sui tetti, i sistemi micro-eolici, e tante altre. Il concetto fondamentale è puntare sulla generazione distribuita dell’energia, invece che su quella centralizzata». 

La Sicilia è pronta per questa rivoluzione?
«Nella nostra regione esistono già 50 mila impianti fotovoltaici, quindi un primo grosso passo avanti è già stato fatto. Tuttavia, in gran parte del territorio siciliano ed in particolare nella zona delle Madonie, vigono diverse restrizioni e vincoli di tutela del patrimonio paesaggistico, artistico e architettonico. Quindi, quando si vuole installare un nuovo impianto nelle Petralie, piuttosto che a Cefalù, bisogna chiedere il permesso agli enti regionali preposti, solitamente le sopraintendenze, o l’ente Parco nel caso delle Madonie. La proposta di Legge semplifica questo iter, ribalta la questione dei vincoli e stabilisce che gli impianti possano essere realizzati seguendo alcune linee guida».

Ad esempio.
«Nel caso di tetti con tegole bisogna necessariamente impostare le tegole fotovoltaiche. In definitiva, devono essere rispettate le regole di integrazione architettonica, in modo da promuovere l’evoluzione tecnologica tutelando allo stesso tempo la bellezza e la qualità del patrimonio artistico e paesaggistico».  

Cosa prevede nel concreto la vostra proposta?
«Il disegno di legge introduce la creazione di un Istituto regionale per l’energia solare, completamente pubblico, che avrà un ruolo fondamentale nell’accompagnare le amministrazioni verso la transizione energetica ed il passaggio alla generazione distribuita.
Inoltre, i comuni dovranno obbligatoriamente dotarsi di un energy manager che dovrà entrare a far parte dell’organico a tempo pieno dell’amministrazione, e quindi non come consulente part time.
Questa misura sarà effettiva per qualsiasi comune, a prescindere dalle dimensioni. Anzi, saranno proprio i comuni più piccoli, dove i consumi energetici e i relativi costi incidono maggiormente sui bilanci, a trarre maggior beneficio dal lavoro degli energy manager.
Gli energy manager, possibilmente giovani laureati delle università siciliane, dopo un periodo di formazione ricevuto dall’istituto regionale potranno entrare a far parte dell’Ufficio tecnico del comune.
La retribuzione di queste nuove figure non sarà assolutamente un problema, in quanto inciderà solo in una minima parte rispetto al risparmio grazie al loro lavoro di consulenza apporteranno alle casse comunali».

Gli argomenti per i comuni sono abbastanza evidenti. Ma come si fa a convincere le famiglie ad adottare fonti di energia pulita?
«C’è molta disinformazione su questo argomento. Bisogna informare i cittadini sulla qualità dei prodotti, e soprattutto sui costi attuali degli impianti (che sono molto più ridotti di quanto si tende a credere).
Ad esempio, molti pensano che sia complicato smaltire i pannelli solari una volta che si rompono o terminano la loro funzione. In realtà gli impianti sono completamente riciclabili, e esistono diverse cooperative che si occupano di raccoglierli e riconvertirli.
Per superare questo gap informativo, il lavoro dell’energy manager dovrà essere rivolto anche ai cittadini, e non solo all’ottimizzazione dei consumi comunali. Infatti, si prevede l’attivazione di sportelli aperti al pubblico, attraverso i quali chiunque dovesse avere dei dubbi o avere bisogno di assistenza sul tema della transizione energetica verrà accolto e consigliato al meglio dallo staff dell’amministrazione».  

Generazione distribuita, cose dell’altro mondo…
«Non è così, la logica della generazione distribuita sta già funzionando in tanti stati Europei, come l’Austria e la Germania. Paesi che in inverno hanno necessità energetiche elevatissime a causa delle basse temperature. Lì le figure degli energy manager sono all’ordine del giorno, e stanno ottenendo ottimi risultati. L’Italia può assolutamente fare compagnia a questi paesi, e la Sicilia in particolare ha tutte le risorse necessarie per raggiungere l’obiettivo».