Antonio Mangia è il patron di Aeroviaggi Spa. L’imprenditore del turismo più importante del meridione e tra i primi cinque italiani.
La società, creata dal nulla, di cui detiene il pacchetto di maggioranza, che fa parte di una holding di successo, controllata da Aeroviaggi, è proprietaria di dodici complessi alberghieri, più tre in gestione in Sicilia ed in Sardegna.
Diecimila posti letto a disposizione. In questo momento circa 9800 ospiti godono dell’indiscussa accoglienza del personale (oltre mille dipendenti, rigorosamente selezionati).

Ha “toccato con mano” l’ex Villaggio Valtur di Pollina, (chiuso da oltre quattro anni) e la struttura è diventata un prestigioso Resort “stellato”. Tutto esaurito fino al 6 ottobre. Ma ancor più straordinario è che le proposte di soggiorno sono state vendute sulla carta. Gli ospiti sono stati conquistati tramite le immagini di rendering.

Questo imprenditore, di origini madonite, che ama trascorrere le vacanze nella sua casa a Geraci Siculo (Palermo), non riesce a realizzare il suo sogno, ovvero quello di costruire un centro termale nel paese che l’ha visto nascere 74 anni or sono.

“Avevo l’ambizione, l’entusiasmo, la voglia e l’orgoglio – si legge in una nota di Mangia – di creare nel mio paese un centro termale come esistono a Fiuggi, a Chianciano ed Ischia. Sognavo di vedere flotte di turisti con eleganti bicchieri di ceramica in mano che mescevano fresche acque oligominerali che sgorgavano da fontanelle in pietra locale in prati erbosi, alberati e fioriti”.

È la “febbre irrefrenabile” di un imprenditore che non smette mai di piantare alberi di ulivo, a prescindere dal fatto che possa degustare l’olio prodotto.
Mangia ha sempre avuto la testa tra le nuvole ed i piedi ben piantati a terra.
I risultati li leggeremo, anche quest’anno, nel bilancio della SpA. L’obiettivo è quello di incrementare di otto milioni di euro il fatturato rispetto all’esercizio 2016.

Mangia pensa in grande. Mentre è la governance del paesaggio madonita che pensa in piccolo. Incapacità? No. Piuttosto a noi sembra la necessità di avere le mani libere e di scorrazzare a piacimento. Non servono intelligenze superiori. Solo soldati agli ordini, niente “zavorre”.

Il patron di Aeroviaggi sarebbe stato una “zavorra” se fosse stato eletto presidente del Consorzio Turistico Cefalù-Madonie-Himera, costituito, in circostanze poco chiare, il 14 dicembre 2011. Al tempo gli fu proposto di fare parte del consiglio d’amministrazione. Tuttavia, a sua insaputa, si ritrovò nel CdA del Consorzio.
Mangia non ha mai “sottoscritto l’accettazione della carica di Consigliere”, come specifica direttamente alla Camera di Commercio di Palermo, in una lettera del 6 novembre 2012.

Lo aveva già specificato in una nota inviata al presidente della SoSviMa, Alessandro Ficile, ad agosto dello stesso anno: “Non ho mai sottoscritto l’accettazione carica” e prima ancora, a luglio, con Ficile era stato alquanto chiaro: “Non sono disponibile ad accettare la carica di consigliere d’Amministrazione del Consorzio stesso”.

Mangia ha disconosciuto la “firma autografa”, accanto al suo nome, posta sull’accettazione carica depositata alla Camera di Commercio. Fatti che ha confermato all’autorità giudiziaria.

Il 21 dicembre 2012, su carta intestata della SoSviMa, invocando l’oramai nota giaculatoria, Ficile scrive: “Rischiamo di pregiudicare l’intero iter costitutivo, nonché gli sforzi da tutti noi compiuti per recuperare ad una vision unitaria gli attori pubblici e privati del territorio”.
Quindi, spiega a Mangia come si è arrivati a mettere la firma per conto suo. “… Se pur con qualche remora hai accettato e quindi per ragione di tempo – sempre telefonicamente – mi hai delegato a sottoscrivere in tuo nome”. Circostanza che Mangia non ha mai confermato.

È chiaro che alla governance madonita non serviva la competenza di Mangia, ma solo di poter dire che il numero uno del comparto turistico faceva parte della “squadra”.

Il patron di Aeroviaggi si è subito accorto che il Consorzio, divenuto Distretto Turistico, sarebbe stato “l’ennesimo carrozzone politico per sperperare denaro della comunità”. Lo ha affermato in una nota del 25 agosto 2012. A distanza di 5 anni non possiamo che constatare l’ennesimo fallimento della premiata “Ficile ed associati”, che hanno gestito le sorti di un importante strumento di sviluppo dell’intero comparto.

Non finisce qui. Il consorzio doveva rinnovare il consiglio d’amministrazione, quindi eleggere un nuovo presidente, a seguito delle dimissioni di Angelo Miccichè (anch’egli ha letto la sua firma non autografa nel bilancio 2012 del Consorzio. Capita). I soci del Consorzio sono stati convocati nell’antico maniero di Caccamo ad ottobre 2014.

Ancora una volta Antonio Mangia, sollecitato da chi ne conosce le miracolose attitudini, da la disponibilità di guidare il Consorzio, avrebbe indicato anche un professionista di sua fiducia per ricoprire l’oneroso compito.
Tuttavia, la “governance” non coglie l’attimo e, in una tumultuosa assise, indica Mario Cicero (dimessosi molto prima della conclusione del mandato) per la guida dell’Ente, tra polemiche e strascichi giudiziari.

Mentre Mangia riempie inesorabilmente le strutture che amministra a noi (e non solo) tocca constatare il fallimento delle politiche del turismo del paesaggio madonita, messe in atto da una governance miope.

La proposta.
Alessandro Ficile deve accettare che il suo tempo è trascorso e fare spazio ad altre professionalità. Dopo vent’anni di presidenza della SoSviMa SpA, trasformata in “Agenzia di Sviluppo”, dopo avere conseguito brillanti risultati nell’intercettare finanziamenti; dopo essere stato un faro per amministratori locali e funzionari dei comuni; dopo avere fatto di tutto e di più, tracimando anche nel proprio ruolo; dopo avere imposto la sua presenza in funzione di una “vison unitaria” e dopo avere constatato che, a fronte di oltre 400 milioni di euro investiti in maniera disordinata, in questo paesaggio di sviluppo reale se ne apprezza poco o niente, dovrebbe iniziare a preparare le valigie e sgombrare l’ufficio di viale Risorgimento.

Ufficio che, insieme all’Agenzia, non ha più motivo d’esistere in quanto entrambi onerosi per le casse di tutti i Comuni soci (è tempo che i sindaci lo ammettano!).
Quindi, se per onestà intellettuale il presidente dell’Agenzia di Sviluppo dovesse determinarsi a lasciare, sarebbe superato il buon proposito della Commissione straordinaria del Comune di Polizzi Generosa. La stessa, in una nota, rassicurava il Prefetto di Palermo che “… avrebbe svolto ogni consentito intervento affinché il conferimento di tale carica sociale non venisse rinnovata al predetto, ma opportunamente conferita a qualificato soggetto scevro da qualunque controindicazione…”.

Siamo convinti che Ficile non si dimetterà, c’è la Strategia Nazionale Aree Interne (Snai) da gestire, circa 39 milioni di euro da investire nei settori scuola, viabilità e sanità, oltre all’innovazione tecnologica ed efficentamento energetico.

In questi spiccioli, destinati al paesaggio madonita, risiedono i 188 mila euro che sarebbero destinati allo “Scouting per la progettualità, coordinamento attuazione, monitoraggio e open government della strategia”.
Tutti per la So.Svi.Ma. che ha “coordinato tutto il processo di elaborazione e di costruzione dei documenti che hanno portato l’area a costruire la propria Strategia (Bozza di Strategia, Preliminare di Strategia, Strategia definitiva)”.
Come ha coordinato il Patto delle Madonie, compreso quello agricolo, i Pist, i Prust e tanto altro ancora. Tutto da “sola”, senza avere persone accanto, “incontrollabili”, del calibro di Antonio Mangia.

Nostro malgrado, non possiamo fare a meno di osservare che lo sviluppo reale e il business, a favore della popolazione madonita, per Viale Risorgimento non sono mai state una priorità.