Secondo l’ex presidente della So.Svi.Ma. Spa, Alessandro Ficile, chi scrive non avrebbe mai visto “di buon occhio” le iniziative promosse dall’Agenzia.
Ivi compresa quella che ha portato alla realizzazione di un parco fotovoltaico diffuso in tredici Comuni delle Madonie per una potenza complessiva di circa 1200 kwp.
L’Irfis ha concesso alla So.Svi.Ma. Spa due mutui chirografari per la realizzazione di quattordici impianti fotovoltaici, installati in aree degradate dei Comuni di Blufi, Bompietro, Caltavuturo, Campofelice di Roccella, Castelbuono, Gangi, Geraci Siculo, Gratteri, Petralia Soprana e Sottana, Resuttano e Scillato.

Una scelta “politica” quella dell’Irfis, in quanto sono stati liquidati due prestiti, per un valore complessivo di oltre 5 milioni e mezzo di euro (€ 5.764.000) con una sola firma, richiedendo soltanto il diritto di prelazione sugli impianti realizzati (ipoteca), che all’indomani dell’istallazione valevano la metà, oltre ad incassare i contributi dello Stato, erogati proporzionalmente all’energia prodotta.

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Non è dato sapere a nessuno quale sia l’ammontare dell’energia prodotta per ciascun Comune, quindi il ritorno economico, ed i relativi contributi statali. Per questo dato, come per molti altri, il principio della trasparenza non è stato ancora recepito dai vertici dell’Agenzia di Sviluppo. Abbiamo richiesto formalmente queste informazioni, che non esiteremo a pubblicare, entro i prossimi trenta giorni.

Ci chiediamo se l’Istituto di Credito abbia adottato analoghe condizioni per altre aziende, che hanno richiesto una linea di credito per la loro sopravvivenza. Oppure se i funzionari dell’Irfis, per concedere credito a un’impresa, non abbiamo richiesto garanzie fideiussorie patrimoniali tali da indurre gli imprenditori perfino alla riesumazione dei cari estinti.
Ma questa valutazione spetta alla Regione Siciliana, per quanto riguarda l’Irfis ed alla Banca d’Italia, per i rapporti in cui è subentrata l’Unicredit in un secondo momento.

Secondo l’ex capo del “dipartimento” Sviluppo delle Madonie (?), il carica da circa due decenni, in questi anni non ci saremmo “limitati alle critiche e al dileggio” ma avremmo “alzato polveroni, denunciando illeciti amministrativi con cadenza periodica e mettendo in dubbio tutto e di più sull’operato della Società e del sottoscritto (riferito a Ficile, ndr)”.

Insomma per l’ex presidente tutto quello che abbiamo scritto “a più riprese” in questi anni sarebbe “infondato”.
Dalle firme false, allo Statuto del Consorzio turistico Cefalù-Madonie-Himera, sottoscritto dinanzi ad un notaio, da ignari funzionari dei comuni soci, in versione difforme rispetto a quello deliberato dai Consigli comunali.
Dalle modalità fantasiose che hanno portato al finanziamento del distretto turistico, a quelle che hanno nominato lo stesso Ficile “referente tecnico” della Strategia Nazionale Aree Interne (Snai) e Giuseppe Ferrarello (ex sindaco di Gangi) “referente politico”, nel corso di un’assemblea dei sindaci che non riportava tale importante decisione all’ordine del giorno .

Passando per il buco nel bilancio del Gal Madonie, di oltre 165 mila euro, provocato da un’azzardata anticipazione elargita al Consorzio Produttori Madoniti, (Ficile è il vice presidente) senza che ancora si sia attivata alcuna procedura giudiziaria per il recupero dell’ingente somma. Non si comprende cosa stia aspettando il CdA del Gal per agire.

In questo viaggio, guardando dal “finestrino”, ci accorgiamo di un altro “polverone”, che avremmo alzato (sempre secondo l’ex presidente dell’Agenzia): l’illegittima costituzione dell’ Unione dei Comuni delle “Madonie”, in palese violazione dell’art.41 della legge 15 del 4 agosto del 2015 che  riordina gli Enti di area. Una “drammatica impostura”.

A quest’elenco va aggiunta l’informativa (riservata amministrativa prot. n. 23 ris./2014) dei Commissari prefettizi, che hanno amministrato Polizzi Generosa, i quali rassicuravano il Prefetto di Palermo che, al prossimo rinnovo delle cariche sociali della So.Svi.MA., non avrebbero mancato di svolgere ogni consentito intervento affinché “il conferimento di tale carica sociale (quella di presidente, ndr) non  fosse rinnovata al predetto (Ficile, ndr), ma opportunamente conferita a qualificato soggetto scevro da qualunque controindicazione”.

Quelli che Ficile definisce “polveroni, critiche e campagne diffamatorie” sono tutte notizie supportate da atti che puntualmente abbiamo pubblicato.
Intanto, per la nostra attività giornalistica Ficile si è fatto autorizzare dal CdA a nominare un legale di fiducia per “la tutela di ogni diritto della società”. Così ci riferisce lo stesso Ficile, in una sua nota.

In questi anni, durante i quali il presidente di So.Svi.Ma. ha rifiutato ogni contraddittorio, operando come se le Madonie non appartenessero alla Repubblica Italiana, abbiamo sempre agito in modo legittimo, sia nella veste editoriale, che in veste di cittadini e, benché ad oggi gli impedimenti, i dinieghi ed i silenzi perpetrati da Ficile non ci abbiamo consentito di far luce su alcune situazioni causate da So.Svi.Ma, siamo sempre pronti a difendere la nostra posizione in ogni sede.

Tuttavia l’epilogo dell’era Ficile e di tutta la governance delle Madonie, una gestione lunga circa venti anni, ha una data ben precisa. Il 27 aprile 2015.

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In quel giorno si è celebrata l’assemblea dei soci della So.Svi.Ma. Spa e all’ordine del giorno, oltre all’approvazione del bilancio 2014, c’era pure il rinnovo delle cariche sociali.

Il bilancio è stato presentato all’assemblea con un utile di circa 4 mila euro ma non è stato detto che per arrivare a questo risultato d’esercizio sarebbe stato utilizzato un artifizio contabile non supportato da idonea documentazione.
In allegato al bilancio mancava il deliberato dell’Unicredit (subentrata nel rapporto all’Irfis) che rimodulava i due mutui chirografari allungandoli di due anni.
Cosa ben più importante mancava la nuova articolazione dei mutui (oltre 4 milioni e mezzo di euro), stipulata mediante atto pubblico.
Condizione che al 18 febbraio 2016 ancora non si era verificata. (Clicca QUI per consultare il documento dell’Unicredit).

Questo comportava che Ficile non avrebbe potuto essere riconfermato nel CdA, nel punto successivo all’approvazione del bilancio, quindi rieletto presidente, in quanto l’Agenzia aveva già registrato perdite nei due esercizi precedenti (per circa 70 mila euro).

La terza perdita sarebbe stata coperta da “comunicazioni” ai soci che stridono, lo ribadiamo, con quanto recita l’articolo 2621 del Codice Civile in merito alla veridicità delle “comunicazioni sociali”.
Nonostante un socio della parte pubblica, il sindaco del Comune di Castellana Sicula, avesse più volte chiesto spiegazioni sulla veridicità del bilancio. (Clicca QUI per consultare il verbale dell’Assemblea)

Ai sensi dell’art. 1, comma 734 della Legge n. 296 del 27 dicembre 2006 (Legge finanziaria), il presidente in carica non poteva più ripresentare la sua candidatura.

Così recita la norma:Non può essere nominato amministratore di ente, istituzione, azienda pubblica, società a totale o parziale capitale pubblico chi, avendo ricoperto nei cinque anni precedenti incarichi analoghi, abbia chiuso in perdita tre esercizi consecutivi”.

Nonostante non abbia alcun titolo per rimanere nell’Ufficio di Viale Risorgimento, Ficile continua ad occuparlo. Abbiamo motivo di credere che si faccia forte di alcune considerazioni a cui è arrivata un pm della Procura di Termini Imerese, già informata dei fatti inerenti al bilancio 2014.

Il magistrato potrebbe definire anche questa “un’articolata vicenda” che vivrebbe in un “sostrato connaturato da profondo pathos per contrasti interni di natura politica propria ad ogni similare situazione isolana”.

In sostanza, secondo il pm la “situazione”, come un’altra analoga, dove l’ex presidente è protagonista, potrebbe condurre “inevitabilmente i protagonisti ad agire in un clima di sospetto reciproco”.

Effettivamente è vero. Da oggi questo “territorio” potete considerarlo zona franca. Si possono apporre, impunemente, firme false, taroccare statuti e si può pure propinare ai soci un bilancio con dei numeri che si aggiusteranno, nella speranza che la banca dopo circa un anno metta a posto le carte.

Tuttavia, al netto delle speranze che nutre Ficile, ovvero che anche questa volta la vicenda venga derubricata ad una scaramuccia paesana, lo stesso, secondo una Legge della Repubblica Italiana il 27 aprile 2015 non poteva essere riconfermato nel CdA della So.Svi,Ma. Spa e noi ci rifacciamo a quella.

Ergo, sgombri l’ufficio di viale Risorgimento. Lo occupa abusivamente dal 28 aprile 2015.
Si ripristini la certezza del diritto. Garantito dalle Leggi dello Stato.

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