Le Madonie si svuotano, sotto lo sguardo rassegnato di una popolazione invecchiata, destinata a scomparire.  La soluzione? Stop ai carrozzoni politici. Serve un manager capace di attrarre ospiti, investimenti e creare forza lavoro.
Dalle colonne di questa testata giornalistica , sosteniamo da sempre che il “guaio” per le Madonie è l’essere state governate da uno spregiudicato gruppo che ha pensato solo al profitto personale e ad auto referenziarsi.

Abbiamo sostenuto con dati alla mano, che lo spopolamento di quest’area, nonostante gli ingenti finanziamenti giunti nell’ultimo ventennio, sono la prova tangibile della mancanza di un programma di sviluppo concreto da parte della classe dirigente.

Ma la nostra più dolorosa sconfitta è l’aver esortato invano il popolo madonita ad  affrancarsi dalla condizione di area disagiata, reagendo e brandendo simbolicamente i forconi nella cabina elettorale e in tutte le sedi in cui si decide del futuro di questa terra.

Non è certo una nostra sensazione, sulle Madonie la gente vive in uno stato irreversibile di rassegnazione, altro che cittadini resilienti, capaci di resistere e di rialzarsi a seguito di un evento “traumatico”. Forse la devastante – ma evitabile – crisi che ha investito le Madonie non lo è?

Non reagisce neppure l’istituzione scolastica locale, da quello che ci risulta è pienamente in sintonia con il sistema del “fine che giustifica i mezzi”. Abbiamo motivo di credere che, con il nuovo corso della SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne) oltre a possibili interventi e azioni rivolti a classi semivuote e plessi deserti, le scuole adotteranno quale testo anche “Il Principe” di Niccolò Machiavelli, per veicolare il messaggio machiavellico, a prescindere dalle azioni da compiere per raggiungere l’obiettivo. Al momento litigano solo per stabilire se si tratta di materia scientifica o letteraria.

Eppure la rassegnazione nei prossimi vent’anni trasformerà le Madonie in un gigantesco ospizio senza assistenza “socio sanitaria”. Ci porteranno i beni di prima necessità con gli elicotteri militari, se vogliamo considerare la stato di abbandono in cui versano le strade e, senza fare ricorso alla fantasia, come si ridurranno nel 2038.

Un nostro amico e lettore ci chiede cosa proponiamo per “rialzare i pantaloni” a questa sventurato paesaggio.
La prima cosa da fare è cambiare la governance. Ha miseramente fallito, a meno di prove contrarie. Per favore però, risparmiateci quei carteggi pieni zeppi di paroloni e buoni propositi. Guardate la realtà. Contate le partite Iva, contate quanti giovani sono partiti, quante le aziende chiuse.
Guardate i servizi tagliati e quelli che si vogliono togliere. In una sola frase, fatelo un giro nelle comunità madonite, parlate alla gente, ai piccoli imprenditori, ai disoccupati, ai cassintegrati.
Forse servirà ad avere contezza di quanto accade alla gente comune, al di la dell’isola felice dipinta all’esterno nelle carte redatte dai “guri” e dai “saggi”.

La seconda passa dal coinvolgimento del sistema bancario locale che fa capo alle Banche di Credito Cooperativo. In un processo di crescita serio non può mancare il sostegno delle banche.
Hanno un interesse commerciale anche loro. Più c’è crescita più si fa ricorso al credito. Noi di Madonie Notizie non abbiamo certo inventato l’acqua calda.
Gli altri attori protagonisti sono i Comuni, disponibili a farsi insindacabilmente coordinare.

Alle Madonie serve un manager, un innovatore, da selezionare a livello Europeo, che conosca le dinamiche e le leggi del mondo e del mercato del lavoro, le lingue, che abbia le “chiavi” della rete e della dimensione comunitaria di cui facciamo parte, in una condizione di insularità.
Una sola persona, affiancata da un paio di professionisti di sua fiducia (l’iniquo costo resterebbe in capo alle BCC ed ai Comuni), due  aule vuote (!) di una scuola – simbolo del fallimento delle politiche di sviluppo adottate fino ad oggi – un telefono ed una connessione internet satellitare.
Che, naturalmente – altrimenti saremmo alla casella di partenza, come il gioco dell’oca – non dovrà subire le miopi pressioni della politica o di chi “paga il conto”.
Di cui avere fiducia cieca, anche da parte degli operatori economici, molti dei quali dovrebbero iniziare a scendere dal piedistallo del “so tutto io”.

Questo, secondo noi, serve per mettere a regime le incommensurabili risorse socio-economiche, culturali, artistiche e paesaggistiche, enogastronomiche, che le Madonie custodiscono e che sono inespresse o, ancora peggio, utilizzate nel peggiore dei modi. 

Una selezione a livello europeo, ma tutto questo deve essere preceduto dalla presa di coscienza di chi ha miseramente fallito a farsi da parte.
Ci costerà meno di tutti gli inutili carrozzoni che i madoniti tengono in vita attraverso le quote di compartecipazione versate dai Comuni soci.

Caro lettore e amico, ecco cosa proponiamo per ridare dignità ed una speranza al paesaggio madonita, semplicemente.