Tutti sappiamo che la Sicilia pullula di immobili insicuri, edificati in zone ad altro rischio idro geologico. Tutti sappiamo ma nessuno ha il coraggio di agire. Tutti noi siamo i veri carnefici delle 13 vittime del maltempo, persone che tra qualche ora verranno dimenticate e che saranno archiviate con un semplice “mischini”.
Le vittime del maltempo, le famiglie lacerate dal dolore, rischiano di essere dimenticate non appena si spegneranno i riflettori sull’accaduto. E invece in Sicilia urge demolire tutti gli immobili insicuri e pericolosi. Non servono fascicoli della Procura, e non si può più attendere un’altra tragedia. Serve un’azione coraggiosa e concreta del Governo Centrale.

Tredici morti per il maltempo in Sicilia, trenta in tutta Italia, nell’ultima settimana. Ci preoccupiamo del terrorismo, della mafia e delle invasioni barbariche e invece i “terroristi”, i “mafiosi” ed i barbari siamo noi. Noi, nessuno escluso, nemmeno quelli che tentano di nascondersi dietro il dito.

Forse resterà il nome di Giuseppe Liotta nei ricordi dei colleghi medici, dei genitori e dei bambini che leggeranno la scritta all’ingresso del reparto di Pediatria del “Dei Bianchi”: Medico dalle rare qualità umane e professionali.
Antonio Candela, commissario straordinario dell’Asp di Palermo, ha infatti deciso di intitolare al giovane medico il reparto al quale era tanto legato.

Degli altri ci ricorderemo giusto il tempo che i Tg e i media ne parleranno. Poi scenderà il silenzio anche sulla tragedia che ha lacerato intere famiglie, compresa quella del dottor Liotta.

Non possiamo permetterlo. Non possiamo permettere che questa gente sia morta per colpa della nostra indifferenza nei confronti degli abusivi e prima ancora nei confronti di Madre Matura che reagisce violentemente, se pur involontariamente, alle nostra incuria e sciatteria.

Ognuno di noi dovrebbe portarsi dietro il rimorso di non avere stigmatizzato i rischi legati all’edificare in riva ai torrenti, larghi appena due metri, che possono diventare improvvisamente “assassini”, o in riva al mare, financo in zona ad alto rischio idrogeologico.

Nessuno può affermare di non sapere. È tutto mappato. Ci sono relazioni e documenti che fanno accapponare la pelle.
La verità è che i faldoni li riesumiamo all’indomani delle tragedie, quando la magistratura “apre il fascicolo”, in un primo momento “contro ignoti” in attesa di individuare i colpevoli. Per farci cosa? Le tredici vittime ritorneranno in vita?

La cosa che fa più rabbia è la reazione della politica in risposta all’indignazione improvvisa e collettiva. Scusate, ma fino a ieri dove sono stati? Su di un altro pianeta?
Come se nessuno sapesse dei faldoni pieni di notizie sui rischi. “Ma mi faccia(no) il piacere!”, per scriverla alla Totò.
Siamo tutti responsabili di ciò che è accaduto in questi giorni, governati da una classe politica inadeguata, a tutti i livelli. 

In un simile scenario, abbiamo perfino dovuto assistere ad una querelle tra Conte e Musumeci, quando a quest’ultimo è stato impedito di rendere onore alle famiglie delle vittime di Casteldaccia, al Policlinico di Palermo.
Non certo alle vittime; quelle avrebbero gradito, con il senno del poi, l’ordine di non abitare quella casa maledetta, magari in attesa della definizione del contenzioso tra lo Stato e la proprietà dell’immobile. Sotto lo sguardo indifferente dello stesso Stato che ha scelto la strada del compromesso e del lasciare correre: tanto trattasi di “abusivismo di indispensabilità”.

In attesa che prevalgano “il buon senso” ed il rispetto per Madre Natura, nella speranza che in Sicilia venga definitivamente proibito di vivere in immobili a rischio, piangiamo i morti, preghiamo per loro, ma con gli occhi abbassati.

Possibilmente in silenzio. Abbiamo udito e letto troppi proclami nelle ultime ore.